GIAN LUIGI BECCARIA, Tuttolibri - La Stampa 11/2/2012, 11 febbraio 2012
Non è un clacson ma un chiassone - L’ homo nominans non ha fortunatamente mai requie inventive. Di continuo getta gratis sul mercato parole nuove
Non è un clacson ma un chiassone - L’ homo nominans non ha fortunatamente mai requie inventive. Di continuo getta gratis sul mercato parole nuove. Il pubblicitario invece ci guadagna, lo fa di mestiere, perché deve battezzare per l’azienda nel modo più efficace dei prodotti industriali, gli tocca cercare nomi nuovi che coinvolgano il maggior numero di persone: città e campagna, metropoli e provincia, nazione e internazione (preferibile il vocabolo di comprensione internazionale). Anche gli scrittori spesso coniano gioiosamente effimere voci, che non varcano le pagine del libro (il nostro grande poeta Mario Luzi usò nel Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini la parola «vocafono» anziché «citofono», che ebbe naturalmente sfortuna pari a quel «chiassone» che il compianto Arrigo Castellani, fiorentinissimo, usava quotidianamente sperando che oltre a lui qualcuno l’imponesse sull’aborrito forestierismo «clacson»). Ma basta aprire i giornali, colmi di coniazioni nuove che durano lo spazio di un mattino, rapidamente muoiono (chi userà più «scilipotismo», «scilipotista», «scilipotese», «uno scilipoti» per indicare persona che cambia di colpo opinione). Tante parole invece prendono piede, e restano a lungo nella competenza dei parlanti. Le spiritose o dissacranti hanno quasi sempre successo. Nel suo libro recente sui Nomi di luoghi Ottavio Lurati ci ricorda la imponente statua di Budapest che raffigura un operaio con la giacca buttata all’indietro sulla spalla, che avanzava deciso: i giovani l’avevano battezzato «Vamos a la playa» ed ebbe per un po’ fortuna. In italiano alcune espressioni recenti si sono diffuse ampiamente. Enzo Caffarelli e Francesca Dragotto, per il concorso «Nome dell’anno» hanno raccolto sulla base di sondaggi, in collaborazione con la Rivista Italiana di Onomastica , dodici nominations di candidate per l’anno 2011: alcune esistono da tempo, come manovra, ripresa ora per indicare per antonomasia quella del governo Monti; esisteva già anche «Super Mario», soprannome elogiativo, già usato per un campione del ciclismo come Mario Cipollini e per il calciatore Mario Balotelli. Ha pure ripreso quota una parziale novità come «bamboccioni». Parola d’annata è certamente l’inquietante «spread» (in inglese significa alla lettera «ampiezza, apertura»), e tutti sanno ormai cosa s’intende nel gergo crocieristico la parola «inchino», lo sciagurato omaggio al Giglio della nave Concordia; nuova anche l’espressione «indignati», nato a Madrid nella primavera del 2011 dal movimento degli indignados, gli oppositori allo strapotere della finanza e dei banchieri; nuova d’annata «olgettina», passata da nome proprio a nome comune, per indicare ragazza di facili costumi, dal nome della zona periferica di Milano dove risiedevano molte delle giovani donne che frequentavano la villa di Arcore per fornire al capo del governo prestazioni sessuali (il microtoponimo è stato opportunamente ribattezzato «orgettina»).