PIERANGELO SAPEGNO, La Stampa 11/2/2012, 11 febbraio 2012
Bertolaso: “Hanno voluto distruggere una realtà forte E questi sono i risultati” - Adesso che ci sono 40 centimetri e il Paese è finito sotto la neve, quelli stanno subito a dire: eh no, perché prima c’era Bertolaso che faceva protezione civile con i massaggi e con la cricca, c’era Bertolaso che aveva carta bianca su tutto
Bertolaso: “Hanno voluto distruggere una realtà forte E questi sono i risultati” - Adesso che ci sono 40 centimetri e il Paese è finito sotto la neve, quelli stanno subito a dire: eh no, perché prima c’era Bertolaso che faceva protezione civile con i massaggi e con la cricca, c’era Bertolaso che aveva carta bianca su tutto. Ma che stiamo a dire? Io ho mai avuto una denuncia dalla Corte dei Conti, mi è mai stato contestato un euro, e dico un euro. Mai. Ma lo sanno di cosa parlano questi?». Guido Bertolaso. Quanto tempo è passato? «Tanto. E tanto ne passerà ancora». Stamattina, l’ex sottosegretario ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera, sui disastri del maltempo: «Grazie neve, per averci fatto capire quanto serva la Protezione Civile». Colpe e problemi, le vittime e gli errori, quello che c’era e quello che c’è. Ce n’è per tutti, per gli «sciacalli della penna» e per quelli che parlano al posto di lavorare. Il senso: «C’è l’emergenza ma non c’è il commissario con pieni poteri per disporre di mezzi, uomini e soldi». La soluzione? «Riconoscere che hanno sbagliato commissariando una struttura alla quale va restituita la pienezza della sua respomsabilità per poter agire immediatamente nei diversi scenari di emergenza». Cioé, ritornare ai suoi tempi? «I miei tempi non c’entrano niente. Io anche se me lo impedivano sarei intervenuto lo stesso. Io prima di tutto sono un medico. Devo pensare a salvare la gente, ho fatto il giuramento di Ippocrate, e per me è una cosa importante, non l’ho fatto così per fare». Resta da capire il perché di questa lettera. Guido Bertolaso dice che è «solo uno sfogo, sul mio sito. Un mucchio di gente mi aveva chiesto di parlare, ma non me la sentivo. Poi ci sono stati pure quelli che hanno approfittato di quello che stava succedendo per accusarmi. Tonnellate di merda condite dalle solite bugie, calunnie piene di malafede e di gigantesche bugie, continuando a mentire pur di evitare che qualcuno cominciasse davvero a dire come stanno le cose e a chieder conto di abbandoni, danni e vittime. Tanto è sempre colpa di Bertolaso, la sua gestione, i massaggi, la cricca e i grandi eventi. E allora basta, mi sono sfogato». Ma secondo lei che cosa si è sbagliato in questi giorni? «L’errore non è di questi giorni. È quando hanno ingessato così il povero Gabrielli. Ma si pensa davvero di poter gestire l’emergenza con la Corte dei Conti? Qualcuno può immaginare che io con la Concordia, ad esempio, non sarei corso lì sul posto un’ora dopo? Quando c’era un’alluvione forse che io non ero il primo ad arrivare sul posto? In Liguria, non sarei stato lì? Suvvia. Mi hanno accusato di un sacco di cose, ma ce ne sono altre che nessuno può negare». Allora, quello che succede adesso è colpa di? «È il risultato di una campagna. Guardi, queste sono le conseguenze di una serie di decisioni prese per distruggere una realtà diventata troppo forte, troppo prestigiosa anche, e troppo autonoma soprattutto. E questo i politici non lo possono sopportare». Così, oggi capita che il maltempo sia annunciato e che «nessuno abbia fatto niente». Detta così, sembra che un po’ di colpa ce l’abbia pure Gabrielli. Bertolaso scuote la testa: «No. Gabrielli segue la legge, è uno rispettoso della norma. Io al posto di Gabrielli me ne sarei sbattuto. Se la legge mi dice che devo aspettare l’ok prima di muovermi e spendere per andare a salvare qualcuno, io me ne fotto. Io a Napoli sono finito sotto inchiesta per smaltimento illecito di rifiuti. Avete idea di cosa significa? Non mi importa. Io sono un medico, gliel’ho detto prima. L’ho detto anche al giudice: io se ho un malato in macchina passo col rosso, perché la prima cosa cui penso è la salvezza del paziente. Io devo salvare le vite. Questo è il mio lavoro. Poi voi denunciatemi, toglietemi la patente, fate quel che volete, ma io voglio essere a posto con la mia coscienza». Forse era a questo che si riferiva quandio nella lettera parlava di «gravità offuscata da diatribe puerili di chi cerca scuse per giustificare le proprie leggerezze». La lite Gabrielli-Alemanno. «Beh sì, ce l’ho con quelli che fanno polemiche al posto di mettersi a lavorare. Le polemiche si fanno dopo, si va dalla Annunziata o da chi vuoi tu, ma dopo». Adesso cosa succede? «Mah. A giudicare dalla gente che mi ferma per strada e dai messaggi che ricevo sono in molti che mi rimpiangono. Poi ci sono quelli che mi insultano. Da domani torneranno all’attacco. Bene, mi danno più forza per lottare. D’altro canto quello che mi è successo si sa bene perché mi è successo, lo ha detto anche qualche autorevole direttore di giornale: hanno voluto farmi fuori perché ero il candidato forte del dopo Berlusconi e non avevo nessuna casta che mi proteggesse...»