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 2012  febbraio 11 Sabato calendario

La Spagna riforma il lavoro E licenziare costerà meno - Detto e fatto. Forte della maggioranza assoluta conseguita nelle politiche anticipate del novembre scorso (il vero spread della Spagna, e fino al 2015, rispetto agli altri Piigs), il governo popolare (centro-destra) di Mariano Rajoy ha approvato ieri, con un decreto legge operativo da oggi, una profonda riforma del mercato de lavoro che riduce gli oneri impresariali per gli esuberi senza giusta causa, che passano da 45 giorni per anno lavorativo e 42 mensualità a 33 giorni con un massimo di 24 mensilità

La Spagna riforma il lavoro E licenziare costerà meno - Detto e fatto. Forte della maggioranza assoluta conseguita nelle politiche anticipate del novembre scorso (il vero spread della Spagna, e fino al 2015, rispetto agli altri Piigs), il governo popolare (centro-destra) di Mariano Rajoy ha approvato ieri, con un decreto legge operativo da oggi, una profonda riforma del mercato de lavoro che riduce gli oneri impresariali per gli esuberi senza giusta causa, che passano da 45 giorni per anno lavorativo e 42 mensualità a 33 giorni con un massimo di 24 mensilità. Commenti positivi degli industriali, negativi della impotente opposizione socialista, mentre i sindacati si riuniscono oggi per valutare la riforma e gli Indignados sono già scesi in piazza, ieri sera a Madrid, per protestare. In una Spagna dove non esiste l’art.18, e dove si registra la tassa di disoccupazione più alta della Ue (il 22,8%), i licenziamenti erano finora, sostanzialmente, di due tipi, senza giusta causa (chiamati anche esuberi lampo, 462 mila sui 700.319 del tragico 2011) e motivati (191.504 l’anno scorso). «Con la riforma vogliamo creare un svolta in Spagna», ha dichiarato la ministra del Lavoro, Fátima Bañez -. Gli esuberi per giusta causa continueranno ad essere 20 giorni per anno lavorativo, ma abbiamo flessibilizzato i motivi per cui i datori di lavoro possono richiederli, basterà che abbiamo perdite attuali o previste, oppure una diminuzione delle vendite per 3 trimestri consecutivi». La flessibilizzazione riconosce i diritti acquisiti fino ad ieri, ma da stamani il rischio di vedersi diminuire la buona uscita per licenziamento vale per tutti. Non solo. Per ridurre il dramma della disoccupazione giovanile, il 48%, l’Esecutivo popolare ha creato una nuova figura contrattuale che scala dalle imposte delle piccole e medie imprese con meno di 50 lavoratori( l’80% dell’ossatura industriale del Paese ), ben 3 mila euro per il primo assunto minore di 30 anni senza lavoro, mentre il datore di lavoro si risparmierà il 50% dei contributi che doveva versare alla Previdenza Sociale per un anno. Di più: per tre anni, gli imprenditori potranno risparmiare 3.600 euro annui, e per tre anni, assumendo a tempo indeterminato giovani dai 16 ai 30 anni. Ancora: non sarà più necessaria la autorizzazione amministrativa per gli Ere ( una specie di cassa integrazione). Ultimo novità, importantissima, e da sempre richiesta dagli imprenditori: prevalgono i contratti di impresa, indipendentemente dai contratti a livello regionale o nazionale. «É una riforma storica. Comunicheremo ai nostri partner europei le sue principali novità - ha sottolineato la vice-premier, Soraya Sáenz de Santamaria -. La disoccupazione della Spagna è una delle preoccupazione della Ue e ci sforzeremo affinché all’estero abbiano fiducia in un Paese che se la merita». Rajoy, che mette a segno la terza riforma strutturale dopo quella del deficit zero in bilancio messo nella Costituzione e quella del risanamento bancario, si è fatto scappare a Bruxelles, nei giorni scorsi, che riformare l’ingessato mercato del lavoro gli costerà uno sciopero generale. Però a a suo attivo c’è da dire che aveva richiesto alle parti sociali di mettersi d’accordo, cosa che non è avvenuta. Comunque, i due sindacati maggioritari ( il comunista Comisiones Obreras ed i socialista Ugt) contano assai poco: solo il 10 % della forza lavoro. La Spagna ha fatto i compiti, lacrime e sangue, e si avvia ad essere l’allievo prediletto della esosa Merkel. A cambio, Rajoy spera di riuscire a spalmare il deficit promesso per quest’anno, il 4, 4%, che gli costerebbe un taglio di altri 26 mila miliardi.