PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 11/2/2012, 11 febbraio 2012
Ban Ki-moon: dall’Italia passi decisivi per la stabilità - Sono molto incoraggiato dalle misure che il nuovo governo italiano sta prendendo per affrontare l’emergenza
Ban Ki-moon: dall’Italia passi decisivi per la stabilità - Sono molto incoraggiato dalle misure che il nuovo governo italiano sta prendendo per affrontare l’emergenza. Sono sicuro che sotto la saggia guida del premier Mario Monti supererete i vostri problemi. Questo è un fatto di vitale importanza non solo per il vostro paese, ma per l’intera comunità globale, la cui stabilità è minacciata dalla crisi economica». Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, parla in esclusiva con «La Stampa» nel giorno del suo incontro col presidente del Consiglio Monti. Lo fa per segnalare l’apprezzamento della comunità internazionale alla trasformazione in corso a Roma. Come giudica il ruolo dell’Italia al Palazzo di Vetro e quali erano i temi sul tavolo dell’incontro con il premier Monti? «Il vostro Paese è un grande partner dell’Onu. Siete il sesto contributore e ospitate molte agenzie chiave come Fao, Ifad, Pam, la base logistica di Brindisi e lo Staff College di Torino. Mi piace molto lavorare con l’Italia e con gli italiani. Avete un ruolo fondamentale nell’economia globale, e adesso col generale Serra avete ripreso il comando di Unifil in Libano, una missione molto importante per l’Onu e la stabilità internazionale». L’Italia ha avviato profonde riforme strutturali per combattere la crisi economica che minaccia la stabilità dell’Unione Europea. Cosa pensa del nuovo corso del premier Monti e cosa vuole dire agli italiani per incoraggiarli a seguire questa strada? «Sono molto preoccupato per il deterioramento dell’economia, in particolare in Europa. L’emergenza ha creato difficili sfide per l’Italia, ma il presidente Monti ha l’esperienza teorica e pratica per vincerle. I Paesi più ricchi hanno una grande responsabilità in questa crisi, non solo verso se stessi, ma verso l’intera comunità internazionale. Mi pare che l’Italia abbia compreso il dovere che avete di ricreare una solida stabilità economica in Europa, e sta prendendo le misure necessarie a realizzarla». Lei ha fatto dello sviluppo sostenibile il tema centrale del suo mandato, ma uno degli effetti negativi dell’emergenza è che sta riducendo le risorse per promuovere la crescita globale. Lei pensa che la crisi, se non affrontata nella maniera giusta, può diventare una minaccia per la stabilità internazionale? «Questo è l’elemento fondamentale che devono capire tutti i governi. È necessario che i Paesi più ricchi si impegnino a risolvere la crisi con programmi di lungo termine. Gli interventi a breve per mettere una pezza ci riportano solo al punto di partenza, senza superare i problemi strutturali di fondo che hanno creato questa situazione e continueranno a perseguitarci se non li affronteremo. Dobbiamo puntare ad uscire dalla crisi fondando un nuovo sistema sostenibile nel lungo periodo, e la chiave è concentrarsi sullo sviluppo dell’economia verde. Dobbiamo creare un sistema di investimenti più intelligenti, combattere le ingiustizie sociali e dare spazio e giovani e donne. Ne parleremo a giugno all’Earth Summit, dove spero che venga il premier Monti». L’Italia è molto vicina all’Africa settentrionale e ai Paesi della primavera araba. Che impatto può avere questa trasformazione storica, unita alla crisi economica, sul tema dell’emigrazione, e come dobbiamo affrontarlo? «So bene che l’Italia soffre molto per il problema delle migrazioni, che creano sfide politiche, economiche e sociali. In questo quadro, aiutare i paesi della primavera araba nella loro transizione è fondamentale. Apprezzo molto il lavoro che state facendo per favorire la democrazia e lo sviluppo, a partire dalla Libia, dove Monti sta per tornare una seconda volta. Assistere questi paesi beneficerà anche la vostra economia e la vostra stabilità. Nello stesso tempo, dovete sempre tenere presente che anche i diritti e il benessere dei migranti vanno rispettati». L’Italia ha appena ripreso il comando della missione Unifil. Il Libano meridionale è molto condizionato dalla situazione in Siria. Lei ha criticato il Consiglio di Sicurezza per la sua inazione, dopo il veto di Russia e Cina che ha bloccato la risoluzione di condanna delle violenze del regime. Come si può risolvere ora il problema siriano e cosa chiede al governo di Assad? «La situazione in Siria è intollerabile e inaccettabile. Sono morte diverse migliaia di persone e le violenze continuano. Più dura questa situazione, più Assad perde legittimità. Deve fermare subito le violenze, ma non ha più molto tempo per farlo. Io sono in stretto contatto con la Lega Araba, che sta lavorando all’invio di una nuova missione di osservatori. Siamo pronti ad aiutarla sul piano tecnico e logistico». Data la forte presenza di Hezbollah nel Libano meridionale, Unifil potrebbe fare le spese anche della crescente tensione con l’Iran. Quali sono le responsabilità di Teheran e cosa dovrebbe fare il suo governo per risolvere la questione del programma nucleare? «Sono molto preoccupato, perché l’ultimo rapporto dell’Aiea ha denunciato il rischio che il programma nucleare iraniano abbia dimensioni militari. Tocca a Teheran provare che non è così: deve applicare subito tutte le risoluzioni e collaborare con l’Aiea». Da settimane si parla di possibili azioni militari, in particolare da parte di Israele. Lei cosa risponde? «Non c’è alternativa alla soluzione pacifica della crisi, non sono a conoscenza di simili piani». Lei ha detto che il veto di Russia e Cina sulla risoluzione relativa alla Siria danneggia le Nazioni Unite, e molti hanno commentato che questo episodio conferma la necessità di riformarle. L’Italia, attraverso l’iniziativa «Uniting for Consensus», propone una soluzione basata sul dialogo e la rappresentazione democratica nel Consiglio. Lei pensa che sia un approccio costruttivo? «Tra i Paesi membri c’è consenso sul fatto che l’Onu debba adeguarsi ai drammatici cambiamenti politici avvenuti dalla sua fondazione. Questo mutamento deve partire da una riforma democratica, rappresentativa e trasparente del Consiglio di Sicurezza. Se ne parla da vent’anni, però: è arrivato il momento di accelerare».