Laura Galvagni, Il Sole 24 Ore 12/2/2012, 12 febbraio 2012
IL MANAGER CHE PARLAVA D’ENERGIA
Tenace e testardo. Ha sempre voluto trattare e giocare alla pari con colossi che erano il doppio di lui. L’ha fatto con Edf sulla partita Edison; con Enel sul nucleare, quando il Paese era ancora convinto di poter tornare all’energia atomica; con Impregilo sui rifiuti, sobbarcandosi il termovalorizzatore di Acerra e diventando leader del settore.
Questo era Giuliano Zuccoli, padre-padrone di A2A, che lui voleva chiamare Compagnia Generale di Elettricità, scomparso nella notte fra venerdì e sabato a 69 anni. Si è spento a Milano ma ora tornerà nella sua Morbegno, dove era nato e dove faceva un salto ogni week end per coltivare l’orto e girare nei boschi. Lontano dall’ufficio di Corso di Porta Vittoria e lontano dalle battaglie che aveva scelto di combattere dalla sua scrivania per realizzare il progetto della grande multiutility del Nord. Un’ambizione che proprio nelle ultime settimane, grazie all’accordo con i francesi su Edipower e i primi confronti con Iren, sembrava poter prendere forma. Le basi di quello che verrà le ha gettate lui, prima prendendo il timone della vecchia Aem, poi portandola alla difficile fusione con Brescia e nel mezzo inserendosi nella delicata partita Edison. Qualche errore probabilmente lo ha commesso durante il lungo percorso nella municipalizzata milanese, dove è arrivato a metà anni 90 come consigliere d’amministrazione per poi venir nominato amministratore delegato appena due anni dopo, ma se lo ho fatto, dice chi lo ha conosciuto bene, è stato solo perché credeva nel miraggio di un grande gruppo elettrico del Nord. Per questo, dicono in molti, la poltrona da timoniere l’ha abbandonata solo quattro giorni fa, quando la malattia che da tempo lo affaticava non gli ha più permesso di ricoprire quel ruolo carico di responsabilità.
Nell’abbandonare la guida ha addotto motivi personali ma ha anche espresso rammarico per gli attacchi ricevuti dai soci. I suoi rapporti con il Comune di Milano e con i tre sindaci che si sono succeduti a Palazzo Marino durante il suo mandato, Gabriele Albertini, Letizia Moratti e ora Giuliano Pisapia, non sono mai stati da luna di miele. Eppure alla fine ha sempre resistito, prima al cambio di inquilino poi addirittura al cambio di colore, dall’azzurro all’arancione. Forse perché in lui tutti hanno sempre colto la passione vera per l’energia, soprattutto quella che si sviluppa dai grandi bacini della Alpi, come quella prodotta nella sua Valtellina. «Voi non capite la potenzialità di quegli impianti, per me l’energia idroelettrica è una visione del mondo», disse qualche anno fa. Una visione che ha costruito passo dopo passo, prima lavorando gomito a gomito con gli operai della Falck negli altiforni di Sesto San Giovanni e poi alla guida della Sondel. È lì che inizia a coltivare il sogno. Lo fa mentre deve difendersi dagli attacchi della Edison che puntava dritta alla società elettrica dei Falck. E nel farlo già pensava che forse un giorno «il pesce piccolo si sarebbe rivoltato per mangiare quello grande» e sarebbe sbarcato a Foro Buonaparte. Così ha fatto, quasi vent’anni dopo ma con l’Aem Milano. L’Ingegnere ha raggiunto l’obiettivo.
Resta il dolore di chi ha lottato con e contro di lui. «Tre giorni fa gli ho telefonato per esprimergli la mia comprensione umana per le dimissioni da A2A. Non mi ha detto che stava male, abbiamo parlato d’altro. Mi spiace moltissimo, lo conoscevo dal ’97 e nel bene e nel male eravamo legati». Sono le parole di Renzo Capra, 30 anni al vertice di Asm Brescia e per lungo tempo voce contro.
Per Zuccoli anche il cordoglio del sindaco Giuliano Pisapia e del presidente della Regione Roberto Formigoni.