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 2012  febbraio 12 Domenica calendario

L’UOMO CHE HA RESO IL FISCO «SISTEMA»

La normativa tributaria non ha mai brillato per chiarezza, specie per quanto riguarda gli adempimenti concreti che i collaboratori amministrativi devono porre in essere giorno per giorno. Il nostro ordinamento - che non si può chiamare "sistema" in quanto è privo di principi generali e insegue minuziosamente il singolo caso - è particolarmente severo anche per le violazioni che, di fatto, non comportano nessun danno all’erario, da cui la necessità di conoscere cosa fare, in termini concreti. Bruno Frizzera, da più di cinquant’anni, aveva intuito questa esigenza dei contribuenti italiani, pubblicando la sua "Guida Pratica Fiscale", che ha avuto una diffusione veramente capillare. Tanto che la si trova negli uffici di contabilità della maggior parte delle aziende italiane, e non solo negli scaffali della libreria, ma aperto e spesso spiegazzato, a riprova della effettiva consultazione e dell’utilizzo concreto. La Guida aveva, ed ha ovviamente tuttora, grazie ai continui aggiornamenti che sviluppano la linea storica, un doppio pregio: quello di interpretare la norma e quello di schematizzarne le regole applicative, con una facile grafica di impaginazione e di rimandi ai testi normativi ed alle altre opere della collana, che - in modo del tutto appropriato - ha preso poi il nome di "Sistema Frizzera", sistema che comprende sia periodici che opere monografiche, sistema che ha preso lo sviluppo quantitativo e organizzativo che conosciamo oggi anche grazie all’intuizione del fondatore di uscire da una splendida realtà di provincia per confluire in una struttura di respiro nazionale, quella del gruppo Il Sole 24 Ore, che ha lasciato la redazione nella sua Trento, rispettando un chiaro desiderio del fondatore. I molti lettori abituali di queste opere sono aggiornati continuamente con la Settimana Fiscale, e le Guide periodiche, iniziate con quella relativa alla contabilità e al bilancio, seguita dal tema dei controlli fiscali, cui si è aggiunta da quest’anno la Guida all’Iva. E sul sito del sistema Frizzera si può accedere ad un telegiornale, con le novità e gli approfondimenti tematici. L’opera storica è stata infatti il tronco su cui si sono innestati i rami delle ulteriori molteplici attività, tra cui - negli ultimi anni - i seminari di aggiornamento e di specializzazione. Il ricordo di Bruno Frizzera comporta una breve riflessione sullo stato dell’insegnamento del diritto e della pratica tributaria nel nostro Paese. Non è solo colpa della scuola, perché è difficile insegnare in modo adeguato nelle sabbie mobili di una normativa che cambia da un giorno all’altro, ma di fatto i diplomati e laureati nelle materie giuridiche e amministrative ben poco sanno dell’attività che dovranno svolgere in concreto quando si inseriranno nel mondo del lavoro, sia esso autonomo che dipendente, e potranno quindi trarre sicuro giovamento dalle opere di questo "sistema", ed in particolare da un Master per giovani professionisti. Non sono molti coloro che hanno conosciuto di persona Bruno Frizzera, perché non ha mai partecipato a convegni o ad altri eventi pubblici. Io credo di essere pertanto tra i pochi che hanno avuto questo privilegio, e ricorderò sempre la sua simpatia e signorilità, attenta ai problemi, ma serenamente distaccata dalle ansie di ogni giorno. Il miglior ricordo di un uomo è vedere che le sue opere continuano anche dopo la sua scomparsa, e non vi sono dubbi che questo sarà il futuro del lavoro da lui intrapreso e portato avanti per tanti anni. Raffaele Rizzardi • FRIZZERA, LA SFIDA DI UN FISCO CHIARO - Bruno Frizzera, il decano degli esperti del Sole 24 Ore, si è spento venerdì sera, nella sua casa sulle colline di Trento. Avrebbe compiuto 95 anni prossimo 28 aprile.
Padre e ideatore delle «Guide pratiche fiscali», nate negli anni Cinquanta e subito trasformatesi in un successo editoriale clamoroso, Frizzera è stato per oltre mezzo secolo un faro per centinaia di migliaia di professionisti alla prese con la "giungla" dell’ordinamento tributario.
Nato nel Vorarlberg, nei pressi del lago di Costanza, in Austria, Frizzera era in realtà originario di Mattarello. Fu costretto a lasciare il liceo – nella sua classe c’era Albino Mussolini, il figlio di Ida Dalser – a 16 anni per la morte del padre e a iscriversi a ragioneria. Una costrizione per lui che sognava di diventare ingegnere. Da ragioniere, infatti, potè iscriversi solo alla facoltà di Economia, dove si laureò nel 1940, a 23 anni. Durante la guerra, servì come ufficiale di artiglieria. Fu un incidente a cavallo a salvarlo l’8 settembre del ’43. «Si ruppe il sottopancia e caddi malamente – raccontava – tanto da essere ricoverato in ospedale. I miei soldati e ufficiali furono deportati in Germania, e molti di loro sono morti laggiù. Io mi salvai».
Dopo la guerra iniziò l’attività di commercialista, assistendo Confindustria e svariati enti pubblici sulle questioni fiscali. Nel 1950 divenne consulente dell’allora ministro delle Finanze Ezio Vanoni, che gli diede l’incarico di studiare la prima dichiarazione dei redditi; negli anni Settanta, con Luigi Preti, contribuì a gettare le fondamenta dell’Irpef e negli anni Ottanta, con Bruno Visentini, si dedicò alle semplificazioni contabili per le piccole e medie imprese.
Frizzera aveva molte passioni. Il calcolo matematico era un suo pallino e negli anni Cinquanta, alla Olivetti di Ivrea, realizzò le prime macchine calcolatrici per la partita doppia e successivamente l’ingegnoso "regolo commerciale", uno strumento che anticipò le moderne calcolatrici tascabili e che gli valse un premio alla Fiera delle invenzioni a Bruxelles nel 1958. Altro grande amore, a parte la musica, fu quello per le corse automobilistiche, da cui scaturì l’amicizia personale per Juan Manuel Fangio di cui, inevitabilmente, divenne anche il fiscalista.
Spirito indomito e versatile, Frizzera, che è stato anche consigliere comunale e assessore nel comune di Trento oltre che segretario amministrativo del Psdi, legherà per sempre il suo nome a quello delle "Guide" («le devono capire tutti, anche il mio idraulico», era il suo motto), una enorme produzione scientifica che ha fatto scuola in Italia e che lui dirigeva con polso prussiano dagli uffici di Trento del Gruppo Sole 24 Ore, al quale nel Novanta aveva ceduto le collane, mantenendone però il controllo scientifico e diventando anche direttore editoriale della guida «La Settimana Fiscale».
«Con sole 23 persone – sottolineava orgoglioso nel 2007, in occasione dei suoi 90 anni – generiamo all’editore ricavi per oltre 64 milioni di euro all’anno. Più di 2 milioni e mezzo a testa di prodotto lordo. La guida fiscale esce in due edizioni da 120mila copie l’una. La rivista Il Fisco esce in 60mila copie per volta. I nostri libri hanno superato quest’anno il milione di copie complessivamente».
Fiero sopra ogni cosa delle sue origini trentine, proprio nel 2007 ha realizzato uno dei suoi ultimi sogni: recuperare, affidandone la gestione ai suoi nipoti, il "Grand Hotel". Ai cronisti che gli domandavano chi glielo facesse fare a novant’anni a lanciarsi in quest’ennesima avventura, rispondeva così: «Per noi non deve rendere il massimo a tutti i costi. Il Grand Hotel deve essere un fiore all’occhiello della città. Deve tornare ad essere il centro culturale di Trento». Marco Bellinazzo