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 2012  febbraio 11 Sabato calendario

Famiglia Cristiana non è il Time – Famiglia Cristiana, che tanto aveva criticato Silvio Berlusconi ai tempi del Noemi-gate contribuendo in parte alla fine del governo precedente, adesso a sorpresa punta il dito contro il governo Monti

Famiglia Cristiana non è il Time – Famiglia Cristiana, che tanto aveva criticato Silvio Berlusconi ai tempi del Noemi-gate contribuendo in parte alla fine del governo precedente, adesso a sorpresa punta il dito contro il governo Monti. L’attacco è diretto contro il premier: «Posto fisso monotono? Come esaltare la bellezza della dieta a chi fa fatica a mettere insieme due pasti al giorno». Così Famiglia Cristiana ha commentato questa settimana nel suo «Primo Piano», l’editoriale di apertura del giornale, l’infelice battuta del presidente del consiglio Mario Monti. Si tratta, dice senza giri di parole la rivista dei paolini, di «uno scivolone, anche dopo la parziale rettifica». Perché Monti ha aggiunto che l’articolo 18, «frutto delle conquiste politiche e sociali degli anni ’70 col contributo di movimenti di ispirazione cattolica», porta un freno degli investimenti. «Ma c’è il rischio di perdere di vista il bene delle persone e delle famiglie» commenta Famiglia Cristiana «a vantaggio di una concezione liberista, che considera i lavoratori semplici ingranaggi del ciclo produttivo. Una concezione già condannata dalla Rerum novarum di Leone XIII a fine Ottocento, ai tempi della Rivoluzione industriale». E ancora: «Poter fruire di un reddito costante, dare un minimo di certezze alla propria vita, assicurare alla famiglia i necessari mezzi per la casa, il vitto, gli studi, gli svaghi, non è «una fonte di privilegi», chiosa Famiglia Cristiana. «Tanto meno frutto di ’buonismo sociale’, come ha detto il presidente del Consiglio. È, invece, un diritto sacrosanto, che considera il lavoro come connaturato con la propria dignità, la propria identità e la propria persona». Per Famiglia Cristiana «i giovani potranno dire che il posto fisso è monotono solo quando potranno scegliere o cambiare occupazione con facilità. Non certo ora». E conclude: «La ricerca o la perdita del lavoro apre scenari di disperazione. Non si liquidano con una battuta. Purtroppo, i politici di professione hanno dato prova di non interessarsi dei problemi della gente. I tecnici, forse, li conoscono poco». Famiglia Cristiana, che dimostra autonomia e si smarca con questa critica dallo streotipo di rivista del cattolicesimo di sinistra ostile a priori a Berlusocni, ricorda Giovanni Paolo II, ex operaio in una fabbrica polacca. Karol Wojtyla scrisse l’enciclica «Laborem excercens». La centralità del lavoratore nel sistema produttivo e l’economia al servizio dell’uomo fanno parte del messaggio cristiano. Come emerge anche da tutte le encicliche sociali. Fino alla recente Caritas in veritate di Benedetto XVI. «L’attività economica», scrive il Papa, «non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune». Oggi, per la rivista paolina, la priorità è sanare il Paese. Assieme alla lotta alla disoccupazione, soprattutto giovanile. In Italia un giovane su tre è disoccupato. Percentuale che nel Sud si impenna fino a uno su due. Ma il risanamento «passa da una maggiore coesione e solidarietà tra le generazioni. Non dalla guerra tra chi è troppo protetto e chi non ha nessuna protezione».