Cesare Maffi, ItaliaOggi 11/2/2012, 11 febbraio 2012
Una vera metastasi in parlamento – Taluni contrasti sui «partitini» e sulla necessità di semplificare il quadro politico, condensata nella polemica contro la «frammentazione» hanno determinato una battuta: «Se volete diminuire il numero dei partiti, tornate al proporzionale, anzi, al proporzionale puro»
Una vera metastasi in parlamento – Taluni contrasti sui «partitini» e sulla necessità di semplificare il quadro politico, condensata nella polemica contro la «frammentazione» hanno determinato una battuta: «Se volete diminuire il numero dei partiti, tornate al proporzionale, anzi, al proporzionale puro». Un paradosso? Se si esamina l’odierna situazione dei gruppi parlamentari, si può asserire che, nelle legislature della prima repubblica, una frantumazione così assurdamente polverizzata come si verifica oggi non si verificò mai. Vediamo le denominazioni di gruppi e componenti del gruppo misto. Ci sono sigle scontate: Pdl, Pd, Lega, Idv. Già il Terzo polo è variegato: Fli (con gruppo proprio) e Api (componente del misto) alla Camera, mentre Per il Terzo polo (Api-Fli) è la denominazione del gruppo a palazzo Madama. L’Udc alla Camera reca tale semplice sigla; al Senato è tutt’altra solfa: Unione di Centro, Svp e Autonomie (Unione Valdôtaine, Maie, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano). Ci stanno dentro tre senatori della Volkspartei, un valdostano, un’argentina (Maie sta per Movimento associativo italiani all’estero), un transfuga democratico (Verso Nord), una repubblicana europea (il relativo partito è rientrato nel Pri, ma l’unica eletta rimane nel gruppo Udc e altri), un liberale (eletto nel Pdl) e un socialista (anche lui proveniente dal Pdl). Gli ex responsabili sono un coacervo di movimenti. A palazzo Madama hanno costituito Coesione Nazionale (Grande Sud-Si-Pid-Il Buongoverno). Grande Sud è la formazione di Gianfranco Micciché, prima chiamata Forza Sud. Pid sta per Popolari di Italia domani, ex Udc guidati da Francesco Saverio Romano. Identificare le altre due sigle è faticoso. Si è il movimento Sindaci, fondato dall’ex leghista Alberto Filippi. Dietro il Buongoverno, poi, si colloca il berlusconiano Salvatore Piscitelli. A Montecitorio gli omologhi ex responsabili umiliano i pur laboriosi colleghi senatori. La denominazione attuale del loro gruppo è Popolo e territorio (Noi Sud-Libertà e autonomia, Popolari d’Italia domani-Pid, Movimento di responsabilità nazionale-Mrn, Azione popolare, Alleanza di centro-Adc, La Discussione). Si passa dall’unico aderente all’Adc (Francesco Pionati), ai tre del Mrn (fra i quali il più noto è l’ineffabile agopunturista Domenico Scilipoti, mentre è in ombra il collega Massimo Calearo), dall’unico esponente della Discussione (testata storica della Dc, facente oggi capo a Giampiero Catone) ai quattro Pid. Noi Sud-Libertà e autonomia nasce da una scissione del Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo. Ovviamente, se si passa ai gruppi misti, abbondano le componenti. Al Senato ci sono i due siciliani del lombardiano Mpa, il veterano Antonio Del Pennino (Pri) e l’ex dipietrista Giuseppe Astore, che si fregia dell’etichetta di Partecipazione democratica. Alla Camera verrebbe da citare il dantesco «all’alta fantasia mancò possa». Ci sono sette rutelliani dell’Api e tre delle minoranze linguistiche (tre deputati è il numero minimo per costituire una componente), di cui due della Volkspartei e uno del raggruppamento valdostano Autonomie liberté démocratie. Quattro ex Pdl, passati a Fli e poi fuoriusciti, si sono raccolti sotto l’etichetta Fareitalia per la costituente popolare. I nove seguaci di Micciché qui si chiamano Grande Sud-Ppa (quest’ultima sigla sta per Movimento politico pensiero azione, il più piccolo partito presente alle ultime politiche, con 946 voti). Curiosa la situazione della componente Liberaldemocratici-Maie, che mantengono la sigla del Maie nonostante l’unico deputato, argentino come la collega del Senato, sia da anni transitato al gruppo Udc. Cinque deputati hanno costituito la componente Liberali per l’Italia-Pli. Quattro sono ancora con Raffaele Lombardo, Mpa-Alleati per il sud. Altri tre meridionalisti hanno messo insieme Noi per il Sud-Lega Sud Ausonia (questa Lega alle politiche ottenne poco più di 4.000 voti). Infine, la componente Repubblicani-azionisti raggruppa il segretario del Pri, Francesco Nucara, l’ex Udc Calogero Mannino e l’ex Pdl Mario Pepe. Omettiamo, per ovvie ragioni di digestione da parte di chi legga, l’indicazione dei ripetuti mutamenti di denominazione, a volte surreali (Fli è passato da Futuro e libertà. Per l’Italia, col punto fermo, a Futuro e libertà per l’Italia, senza punto, e infine a Futuro e libertà per il Terzo polo). Naturalmente, può darsi che dietro qualche sigla sia difficile trovare, oltre i parlamentari, moglie e vicini di casa. Certo è che una ripartizione subatomica simile nelle legislature di un tempo nemmeno l’avrebbero sospettata.