Marco Ansaldo, la Repubblica 11/2/2012, 11 febbraio 2012
"Ratzinger morirà entro novembre" veleni in Curia, l’angoscia del Papa – CITTÀ DEL VATICANO - Un documento che c’è, esiste ed è stato pubblicato, ma dal contenuto inverosimile - a partire dall’ipotesi di un attentato alla vita del Santo Padre - fa soffrire il Pontefice
"Ratzinger morirà entro novembre" veleni in Curia, l’angoscia del Papa – CITTÀ DEL VATICANO - Un documento che c’è, esiste ed è stato pubblicato, ma dal contenuto inverosimile - a partire dall’ipotesi di un attentato alla vita del Santo Padre - fa soffrire il Pontefice. La lotta tra fazioni diverse all’interno del Vaticano, il continuo invio ai media di carte o parziali o scarsamente attendibili, il fine ultimo di causare la cacciata del braccio destro del Papa, Tarcisio Bertone, tutto ciò viene percepito nell’Appartamento papale come un attacco che Joseph Ratzinger sta vivendo in queste ore con intima angoscia. Ma, al tempo stesso, con la determinazione di voler continuare a puntare sugli uomini che ha scelto. Anche se avessero fatto, com’è umano che sia, e pure per prelati di altissimo livello e potere, degli errori. L’uscita ieri mattina su il Fatto quotidiano di 5 pagine dedicate a un documento "strettamente confidenziale" ha fatto storcere la bocca a tutti in Vaticano, dalle stanze del Papa, alle Logge riservate alla Segreteria di Stato, fino agli ingressi dove le Guardie svizzere stazionano sotto la neve. Non tanto per la pubblicazione della lettera, quanto per quella che viene bollata come «l’inattendibilità totale» dello scritto. Il giornale ha riportato un documento, datato 30 dicembre 2011, che sarebbe stato consegnato alla segreteria di Stato di Bertone dal cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos. Nel testo si parla della visita non ufficiale avvenuta a novembre in Cina dell’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo. Il punto saliente dello scritto riguarda quel che Romeo avrebbe confidato ai suoi interlocutori. E, più esattamente, l’ipotesi che Ratzinger avrebbe solo 12 mesi di vita, la possibilità di un attentato che si concluda con la morte del Papa, e la successione nelle mani dell’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola. Già giovedì notte, quando si erano diffuse le prime voci sugli articoli, la sala stampa della Santa Sede, per bocca del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, aveva smentito in modo categorico quelle liquidate come «farneticazioni». E ieri lo scritto è stato contestato dai diretti interessati. Prima l’arcivescovo Romeo («del tutto privo di ogni fondamento, tanto fuori dalla realtà da non dovere essere preso in alcuna considerazione»). Poi dal cardinale Castrillon («chi ha domande da fare, le ponesse a chi ha consegnato il documento»). Almeno tre aspetti non convincono della lettera, scritta in tedesco e trasmessa infine all’Appartamento papale. Il primo riguarda il fatto che il cardinale Romeo si accrediti come interlocutore non ufficiale con Pechino (quando la Segreteria di Stato di Bertone ha fior di diplomatici che si stanno occupando del delicato dossier cinese); e che farebbe parte di «una trojka per le questioni più importanti» assieme a Ratzinger e a Scola (difficile credere che un diplomatico che ha uso di mondo come Romeo abbia detto una cosa non corrispondente a verità per il suo attuale ruolo). Secondo. Nel testo si sostiene che «in segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il cardinale Scola come idoneo candidato». Il Pontefice che lavora per la propria successione!? Mai nella storia si è visto un Papa che briga pensando all’uomo che lo seguirà. È vero piuttosto che, in vista della morte, e negli ultimi decenni, i Pontefici hanno fornito informalmente segnali sul loro favorito. Ma non è questo il momento. Terzo, e più importante. «Il cardinale Romeo - si legge nel testo - ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere». Ecco. Da nessuna parte qualcuno parla esplicitamente di complotto, tanto più di attentato al Papa. Se non gli interlocutori del cardinale. Cinesi. Che hanno fatto le loro deduzioni. E la differenza fra quello che sarebbe stato detto, e invece quel che è stato interpretato, in questo caso, è davvero abissale.