Fabio Tonacci, la Repubblica 11/2/2012, 11 febbraio 2012
"Basta con l’abuso dei parti cesarei" e il ministro manda i Nas in ospedale – ROMA - Tanti, troppi i parti cesarei in Italia
"Basta con l’abuso dei parti cesarei" e il ministro manda i Nas in ospedale – ROMA - Tanti, troppi i parti cesarei in Italia. Quasi quattro su dieci. Per limitarli in corsia arrivano i carabinieri del Nas. Il ministero della Salute ha disposto un’indagine nazionale sui reparti di ostetricia degli ospedali pubblici e privati «per fare chiarezza sull’utilizzo non appropriato del parto chirurgico». Con controlli a campione, i carabinieri avranno l’autorizzazione per fotocopiare le cartelle cliniche e le ecografie delle pazienti. Si punta ad accertare quanti sono quelli inutili, cioè non dovuti a reali necessità mediche. Per scoprire una volta per tutte perché nel nostro paese i cesarei sono il 38,2 del totale (valore riferito al 2010), quando le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità dicono che non dovrebbero superare il 15 per cento. È stata una segnalazione dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che ha convinto il ministro della Salute Renato Balduzzi a inviare i Nas. Analizzando i dati, si è visto che addirittura in Campania i parti cesarei sono più di quelli naturali, arrivando al 61,6 per cento del totale. In Sicilia sono il 52,8 per cento. Nelle altre regioni del Centro-Sud, Sardegna esclusa, la media supera il 40 per cento. Un’incidenza del tutto inspiegabile, se paragonata al Nord. «Si passa - ha spiegato Balduzzi - dal 23 per cento del Friuli al dato della Campania. E senza che ciò comporti un miglioramento degli esiti clinici». Come si giustifica, dunq u e , q u e s t o massiccio ricorso al parto chirurgico? La prima ragione, sostengono gli esperti, è tanto c h i a r a q u a n d o difficile da accettare. Un taglio cesareo viene rimborsato all’ospedale dal sistema sanitario come un’operazione chirurgica, in media da 1600 a 2700 euro a seconda delle Regioni, mentre per uno naturale si va da 1200 a 2000 euro. Quindi è più vantaggioso, da un punto di vista economico. Inoltre quasi la metà dei punti nascita effettua meno di 500 parti all’anno, il che implicherebbe una maggiore propensione dei medici meno esperti a utilizzare il cesareo, per evitare possibili contenziosi.E poi solo il 16 per cento delle strutture offre gratuitamente l’anestesia epidurale alle pazienti, che spesso preferiscono l’intervento c hirurgico per paura del dolore. Eppure le nuove linee guida dell’Istituto superiore della sanità, pubblicate a gennaio, prevedono il ricorso al cesareo solo in pochi casi particolari, tra i quali non rientra la semplice preferenza da parte della donna. Nonostante ciò, si stima che quelli da ricondurre a richiesta materna sono tra il4e il 18 per cento del totale, a seconda delle zone. Secondo l’Iss il cesareo è da preferirsi al parto naturale quando il feto rimane podalico nonostante i medici abbiano provato a farlo girare con apposite manovre (comunque mai prima della 39esima settimana), quando la placenta si trova sul percorso che dovrebbe essere seguito dal nascituro (placenta previa) e quando la mamma è diabetica, ma solo se il peso stimato del feto supera i 4,5 chili (non prima della 38esima settimana). Da valutare di volta in volta, invece, i casi in cui il neonato è piccolo oppure quando ha la testa troppo grande (sproporzione cefalo-pelvica). «Da tempo - ha commentato il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione d’inchiesta sul sistema sanitario - denunciamo l’abuso del ricorso al parto chirurgico in Italia». Il fenomeno, ha precisato il ministero, «assume in alcuni casi dimensioni estreme». L’intervento dei Nas servirà a valutare «possibili ipotesi di comportamenti opportunistici dolosi»