Felice Cavallaro, Corriere della Sera 12/02/2012, 12 febbraio 2012
IL CARDINALE ROMEO: FEDELTA’ AL PAPA —
Dopo due giorni di clausura il cardinale Paolo Romeo s’affaccia sullo scalone della Curia di Palermo, lascia gli uffici dove s’è trincerato respingendo col silenzio ogni curiosità sul presunto complotto contro il Papa e, cinque minuti prima delle 17.30, sotto una pioggerellina insistente, attraversa la strada per entrare nella Cattedrale, celebrare la giornata del malato, lasciarsi avvolgere dagli applausi dei fedeli per il quinto anniversario del suo arrivo a Palermo e gridare forte «l’indiscussa fedeltà e vicinanza al Papa».
Doveva essere festa per l’anniversario che cadeva venerdì, soffocato dalle indiscrezioni su quel documento scritto in tedesco e consegnato dal cardinale Castrillon Hoyos alla Segreteria di Stato con riferimenti al possibile decesso del Papa «entro 12 mesi», all’ascesa del cardinale di Milano Angelo Scola e ad altre (presunte) notizie apprese dallo stesso Romeo in un riservato viaggio lampo a Pechino.
Eccolo alla prima uscita, sotto l’ombrello retto dal fidato don Fabrizio, un poliziotto in borghese accanto, un paltò nero che quasi lo rende anonimo mentre avanza con la sua mole nel crepuscolo del giardino: «No, non rispondo nemmeno oggi perché su questo viaggio, su questa vicenda è scattata una curiosità malsana che lede il mio diritto alla privacy».
Il tono pacato tradisce l’inquietudine di chi procede verso l’altare accanto al sarcofago di Federico II, stupito dall’osservazione che, privacy a parte, sarebbe meglio spiegare il perché di quel viaggio di metà novembre: «Non sono quindi libero di potere fare un viaggio privato? Ripeto: privato». Ma è proprio la durata della trasferta che fa scattare dei dubbi. Considerata la distanza, tre giorni effettivi di permanenza in Cina sembrano i tempi di una missione più che di un semplice viaggio. E lui, secco: «Non è tempo di chiacchiere, ma di opere buone. Come quella di stare vicino ai malati in questa giornata a loro dedicata».
Sa il cardinale che si tratta di «chiacchiere» contenute in un documento comunque vagliato dagli uffici del Vaticano, letto dal Papa, discusso ai massimi livelli. Frasi a lui attribuite per averle apprese dagli interlocutori incontrati in Cina, forse in vista di un viaggio del Papa a Pechino. Ipotesi spazzate via da un commento risoluto: «Queste sono solo falsità, affermazioni totalmente infondate, come ho scritto nella mia nota di venerdì mattina, come è stato ribadito a Roma».
Il presule si china verso un paralitico in carrozzella. Una rapida vestizione in sacrestia e parte il corteo all’interno della Cattedrale, mentre il segretario, don Fabrizio, accenna un consiglio: «Bisogna ascoltare l’omelia per capire».
Cosa che appare un invito ad interpretare le metafore delle sei paginette lette con voce aulica. A partire dal richiamo da un messaggio del Papa sulla Fede: «Alzati, e va’... ». Poi, riflessivo: «Dio ci aiuta a portare le sofferenze». Pronto a sottolineare la sua «indiscussa fedeltà e vicinanza al Papa» sempre nel segno di «una fede obbediente», da praticare anche «fino a pagare di persona il prezzo delle scelte che da questa fede hanno origine a traggono forza». Il tutto per correggere i vizi di «una società in preda a palesi spinte di scristianizzazione e azioni di triste desacralizzazione».
Spera che si plachino le «chiacchiere» il cardinal Romeo che però stasera sarà ancora al centro dell’attenzione con il direttore de «Il Fatto quotidiano» Antonio Padellaro a rincarare la dose su lotte di potere e affari dello Ior in prima serata tv, ospite al «Chiambretti Sunday Show».
Felice Cavallaro