Massimo Mucchetti, Corriere della Sera 11/02/2012, 11 febbraio 2012
E VALLETTA VOLLE VENDERE L’ELETTRONICA OLIVETTI
«Sarà il primo documento a essere inserito dal sottoscritto nel costituendo Archivio storico di Mediobanca». Così inizia la risposta di Fulvio Coltorti a Carlo De Benedetti, che a sua volta aveva pregato l’economista di piazzetta Cuccia di girare ai suoi abituali corrispondenti la sua mail. Materia di questa semipubblica contesa è la cessione dei grandi calcolatori Olivetti agli americani nel quadro del salvataggio dell’azienda di Ivrea a opera del Gruppo d’intervento, richiesto dalla famiglia Olivetti e coordinato da Mediobanca. Un capitolo assai discusso della storia industriale italiana. Secondo l’agenzia Radiocor, De Benedetti disse in margine a un convegno in Bocconi: «Chi obbligò a vendere la divisione elettronica di Olivetti alla General Electric fu Enrico Cuccia». Coltorti, stretto collaboratore di Cuccia, ha scritto agli amici che quella cessione fu la condizione posta dalla Fiat di Vittorio Valletta per partecipare al salvataggio.
Di suo pugno, De Benedetti precisa: «Poiché quella cessione è avvenuta nel 1964, 14 anni prima che mi fosse richiesto di salvare la Olivetti (visto che nessuno dei soci del patto era più disposto a metterci una lira, Mediobanca compresa), non ho potuto far altro che riportare quanto riferitomi dal professor Visentini — che Mediobanca indicò come presidente del patto di salvataggio — e cioè che Cuccia, su richiesta di Valletta, a sua volta su richiesta degli americani, obbligò Olivetti a cedere a un prezzo simbolico la sua divisione elettronica alla General Electric». Coltorti: «Visentini rappresentava la famiglia Olivetti e non Mediobanca, ancorché amico di Cuccia». Constatato come l’Ingegnere confermi il ruolo della Fiat, Coltorti ricorda che fu pagata 12 milioni di dollari un’impresa con un patrimonio di 2-3 miliardi di lire e ricavi per 8 miliardi. In quegli anni, aggiunge, la Ibm lanciò il grande calcolatore 360 che sopravanzava gli Elea di Olivetti. Dunque, meno male... Altra querelle, le piramidi societarie. Per Coltorti, De Benedetti ne è il primatista. Nel 2010, controllava il gruppo Cir mettendo 1 euro proprio ogni 13,8 messi da soci minori e creditori finanziari, l’Exor degli Agnelli 1 ogni 13,6. Fininvest 1 euro ogni 1,7 di terzi. E l’Ingegnere? Avendo aumentato il capitale della società personale di 100 milioni nel 2011, dice: «Sono lieto di lasciare a Exor — a grande distanza — la palma del primato».
Massimo Mucchetti