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 2012  febbraio 11 Sabato calendario

«C’E’ UN COMPLOTTO ANTI PAPA». SMENTITE E VELENI IN VATICANO —

Il cardinale in pensione Darío Castrillón Hoyos non smentisce di averlo portato lui alla segreteria di Stato, «su questo non ho nulla da dire», e anzi aggiunge secco: «Si rivolgano a chi ha consegnato il documento alla stampa». Nella terza loggia del Palazzo apostolico raccontano che l’appunto «strettamente confidenziale al Santo Padre» sia stato accolto da una risata. Ma ora c’è ben poco da ridere.
E il problema non è ciò che dice il testo pubblicato ieri dal Fatto quotidiano («Complotto contro il Papa, entro 12 mesi morirà»), una serie di «farneticazioni» che padre Federico Lombardi ha riassunto così: «Siamo alla follia». Il problema è che un appunto simile risulti autentico — scritto in tedesco, è stato ricevuto a gennaio dalla segreteria di Stato e trasmesso al Papa, anche se «considerato ridicolo e non preso sul serio da nessuno» — che coinvolga due cardinali e che qualcuno, dall’interno, abbia voluto renderlo pubblico per creare un altro «scandalo» su «trame e veleni» vaticani, una nuova puntata della «guerra per bande» Oltretevere: com’è accaduto con le fughe di notizie pilotate su Governatorato e Ior.
Il testo che adombra un «complotto omicida», datato 30 dicembre 2011, in effetti riporta «informazioni» inverosimili che l’estensore anonimo attribuisce al cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, il quale ne avrebbe parlato durante un viaggio a Pechino nel novembre 2011. Benedetto XVI che, si legge, «avrebbe solo altri 12 mesi da vivere» («Le dichiarazioni del cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre»). Ratzinger che «si starebbe occupando in segreto della sua successione e avrebbe già scelto il cardinale Scola» il quale «diventerà Papa». Benedetto XVI che «odierebbe letteralmente» il segretario di Stato Bertone e «lo sostituirebbe molto volentieri». Romeo che si sarebbe presentato ai cinesi come parte di un «troika», con Scola e il Papa, per le decisioni «più importanti».
L’arcivescovo di Palermo ieri ha confermato il suo «viaggio privato» a Pechino e smentito il resto: «È del tutto privo di ogni fondamento e appare tanto fuori dalla realtà da non dovere essere preso in alcuna considerazione». Quanto a Castrillón Hoyos, cardinale colombiano di 82 anni, è stato mandato in pensione nel luglio 2009: aveva guidato fino a pochi mesi prima le trattative con i lefebvriani e non s’era accorto che fra i quattro vescovi cui Benedetto XVI revocò la scomunica ce n’era uno antisemita che nega la Shoah. Il Papa fu travolto da polemiche mondiali. L’anno dopo, nel pieno dello scandalo pedofilia e degli attacchi a Benedetto XVI, fu intervistato dalla Cnn e contro la linea del Papa disse che «non è un insabbiamento» spostare in altre parrocchie dopo «una sospensione» i preti pedofili: «Medici e avvocati non sono costretti a lasciare il lavoro per l’eternità se fanno un errore». Saltò fuori pure una sua lettera in cui elogiava un vescovo omertoso per aver «preferito la prigione piuttosto che denunciare il suo figlio-prete» e fu seccamente confutato dalla Santa Sede.
Proprio l’altro giorno, oscurato dai «veleni», si è chiuso alla Gregoriana un simposio sugli abusi nel quale i vertici vaticani hanno ribadito («Basta omertà, collaborare coi giudici è un dovere») regole e comportamenti per i vescovi del mondo. La Santa Sede ha superato altre tappe verso l’imminente ingresso nella «white list» dell’Ocse. Lotta alla pedofilia, trasparenza finanziaria: la riforma di Benedetto XVI procede. Non senza scossoni, che s’infittiscono alla vigilia di nomine importanti. Sullo sfondo una fronda contro il cardinale Bertone, gli equilibri del Collegio cardinalizio. C’è chi dice che tutto questo «mira a dimostrare che il segretario di Stato è incapace di gestire la situazione e se ne deve andare», chi vede un governo «nel pallone». Si attendono seguiti, «chissà cos’altro uscirà». Di certo il rinnovamento della Curia non è stato indolore. La cosa non riguarda tanto i protagonisti, ma chi, a un livello inferiore, teme di perdere relazioni e potere. Più che una lotta intorno a un futuro conclave, appare il tentativo di intorbidare le acque usando i media: fino a infangare gli stessi cardinali — da Bertone a Scola — tirati loro malgrado in ballo.
Gian Guido Vecchi