Andrea Nicastro, Corriere della Sera 11/02/2012, 11 febbraio 2012
I TEMPI (VELOCI) DI MADRID RAJOY CAMBIA I LICENZIAMENTI —
Ha vinto l’ala dura del governo conservatore spagnolo.
La riforma del lavoro presentata ieri a Madrid accoglie tutte le richieste di liberalizzazione desiderate dagli imprenditori: licenziamenti più facili, meno costosi e gestione interna (vale a dire orari, riposi, straordinari) su misura per ogni singola realtà, senza più obbligo di contratto collettivo. In più il governo spagnolo ha aggiunto un pacchetto di sgravi fiscali per le imprese con meno di 50 dipendenti che assumono under 30 e over 45, oltre a una revisione degli aiuti ai disoccupati che potranno essere chiamati a svolgere «lavori socialmente utili» in modo da evitare la truffa di chi riceve il sussidio, ma lavora in nero.
Il premier Mariano Rajoy ha già messo in conto scioperi generali (è stato registrato senza accorgersene mentre ne parlava a Bruxelles), ma davanti alla recessione e all’impossibilità di rispettare il limite del deficit al 4,8 per cento, ha deciso di affondare il bisturi nella speranza di far ripartire le assunzioni. La «reforma laboral» entrerà in vigore già oggi.
I tempi di elaborazione sono stati fulminei. Rajoy aveva offerto un mese (gennaio) a sindacati e Confindustria spagnoli per trovare un accordo. Le due montagne hanno partorito solo l’accordo sulla sterilizzazione della scala mobile. In dieci giorni il governo ha surrogato con il decreto approvato ieri.
Resta il licenziamento per giusta causa, però diventa più economico per il datore di lavoro. La massima buonuscita sarà di 24 mensilità e verrà maturata al ritmo di 33 giorni all’anno contro i 45 attuali. Si allarga invece il concetto di «giusta causa» perché va a includere anche l’assenteismo.
Stati di crisi. Non è più necessaria l’approvazione del ministero del Lavoro. Le società potranno avviare licenziamenti collettivi dopo nove mesi di bilanci in rosso o di semplici previsioni negative. In caso di controversia con i sindacati, a decidere sulla veridicità della «crisi» sarà un giudice unico. Le aziende in difficoltà daranno buonuscite di massimo un anno, quindi dimezzate rispetto alla norma.
I contratti collettivi scaduti resteranno in vigore solo per due anni.
Poi, in assenza di accordo, si farà riferimento al Codice civile e, per le piccole imprese, a un contratto quadro elaborato dal governo.
Andrea Nicastro