Caterina Maniaci, Libero 11/2/2012, 11 febbraio 2012
«IL PAPA DEVE MORIRE»
Dossier interni sbattuti ai quattro venti, lettere, appunti privati: tutto ormai prende il volo dalle stanze vaticane per approdare alle scrivanie di redazioni di giornali e rimbalzare ovunque. La guerra interna nei sacri palazzi – una guerra comunque devastante, anche sul piano dell’immagine pubblica – ha sullo sfondo l’attacco alla segreteria di Stato, al cardinale Tarcisio Bertone, alla Santa Sede e, sia pure sullo sfondo, il conclave prossimo venturo.
Il nuovo capitolo, quello sulla teoria del complotto omicida contro Benedetto XVI e che ha il sapore di un fantathriller alla Dan Brown, comincia così: il Fatto Quotidiano pubblica in prima pagina un documento inviato il 30 dicembre scorso al Papa. Si tratta di un appunto «confidenziale» che il cardinale Darío Castrillón Hoyos, ex prefetto della Congregazione del clero, avrebbe ricevuto da un amico e che riguarda la possibilità di un «complotto delittuoso» per eliminare il Papa.
La presunta «fonte», citata nel testo, è il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, il quale, nel corso di un viaggio a Pechino nel novembre 2011, avrebbe parlato con alcuni interlocutori cinesi della possibilità che Benedetto XVI muoia entro un anno e che il suo successore sia il cardinale Angelo Scola, già patriarca di Venezia e nuovo arcivescovo di Milano.
L’appunto pubblicato dal quotidiano è autentico. È stato effettivamente ricevuto dalla Segreteria di Stato, come spiega il vaticanista Andrea Tornielli, nel sito Vatican Insider. Ma sarebbe stato «liquidato» tra le risate, senza dargli il minimo peso, anche se, com’ prassi, lo si è trasmesso al Pontefice. Leggendo il testo del documento, si capisce come il cardinale Romeo non abbia affatto parlato di un complotto per eliminare il Papa; avrebbe semplicemente dichiarato che Benedetto XVI potrebbe morire entro dodici mesi. Sarebbero stati i suoi interlocutori cinesi a dedurre dalle sue parole il complotto. Riassumendo: il cardinale Romeo si sarebbe confidato con alcuni interlocutori cinesi, i quali ne avrebbero parlato ad un amico tedesco, il quale ne avrebbe scritto - in tedesco - al colombiano cardinal Hoyos. Il risultato è quello che è e la reazione ufficiale del Vaticano è «che si tratta di farneticazioni che non vanno prese in alcun modo sul serio», come dichiara il direttore della sala stampa Vaticana, padre Federico Lombardi.
Il cardinale Scola non ha commentato la notizia, mentre l’arcivescovo Romeo, chiuso nel suo ufficio, viene descritto dal suo segretario, don Fabrizio Moscato «molto sereno. Tutto quello che c’è da dire su questa vicenda è scritto nella nota dell’Archidiocesi di Palermo». Nota che conferma, ovviamente, il viaggio del cardinale in Cina, nella metà dello scorso novembre e, in particolare, che «circa le informazioni apparse sull’odierna edizione del Fatto Quotidiano, il Cardinale Romeo precisa che quanto gli viene attribuito è del tutto privo di ogni fondamento e appare tanto fuori dalla realtà da non dovere essere preso in alcuna considerazione». E per sgombrare il campo da ulteriori illazioni, dalla procura di Roma si assicura che nessuna iniziativa viene presa in merito, insomma non si aprirà alcun fascicolo su presunti complotti per uccidere il Papa. Reazioni dal Fatto Quotidiano: «Romeo conferma di essere andato in Cina in visita privata, mentre sulle altre questioni noi riferiamo cose raccontate da un altro autore. Io ho scritto un editoriale che confermo», ribatte il direttore Antonio Padellaro.
Il punto vero è che anche questo appunto, privato e arrivato in segreteria di Stato, indirizzato direttamente al Papa, è stato fatto pervenire ai giornali, così come molti altri documenti che hanno fatto scalpore in queste ultime settimane. Giusto una settimana fa è stata convocata una riunione dei capi dicastero della Curia Romana, presieduta proprio dal Pontefice, per parlare del “Processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede”e per fare il punto sulla ingestibilità attuale della Curia.
Caterina Maniaci