Vito Salinaro, Avvenire 12/02/2012, 12 febbraio 2012
Ecco il meteo «da cortile». Made in Italy e inutilizzato - Quattro febbraio, Polonia settentrionale, 5 del mattino
Ecco il meteo «da cortile». Made in Italy e inutilizzato - Quattro febbraio, Polonia settentrionale, 5 del mattino. Eccolo il nubifragio. Puntualissimo. Si scaglia con tutta la sua potenza sulla regione di Pomorskie. Ma non ci saranno conseguenze: la popolazione è stata informata del suo arrivo con un anticipo di 36 ore grazie alle nuove tecniche sviluppate dai progetti europei ai quali l’Agenzia spaziale italiana (Asi) sta lavorando. Si tratta solo di una simulazione, ma in futuro la previsione di fenomeni meteorologici estremi sarà sempre più infallibile con i sistemi di navigazione satellitare applicati nel settore delle osservazioni della Terra: la sigla è Gnss e il più famoso di questi è il Gps, utilizzato anche sulle autovetture. Il gruppo scientifico che ne sviluppa le potenzialità opera nel Centro di geodesia spaziale di Matera, uno dei più avanzati a livello europeo. Ma perché allora oggi le previsioni sono spesso così differenti e solo parzialmente affidabili? «Perché dipendono dalla quantità e dalla qualità delle osservazioni di cui si è in possesso e, anche, dalle differenti letture». Scrolla le spalle Francesco Vespe, astronomo e ricercatore dell’Asi, impegnato in gruppi di studio internazionali sul tema. Vuol dire che le nostre previsioni… No no, un momento, cominciamo col dire che le previsioni non sono nostre. Cioè? Le previsioni meteo di cui disponiamo provengono dal centro inglese di Reading che le produce su scala continentale: queste, poi, vengono a loro volta usate come modelli di ingresso su scala regionale. La precisione di una previsione dipende da quanto raffinato è il modello e dalle osservazioni che si rastrellano. Beh, questo rastrellamento a volte lascia un po’ a desiderare, non trova? Direi che per l’Italia bisogna aggiungere un’aggravante: la tormentata orografia del territorio che introduce anche fattori micro-climatici complicati. Le osservazioni tradizionali (i palloni sonda con i quali si ricavano i profili di temperatura, pressione ed umidità dell’atmosfera) non riescono a “inseguirli”. Converrà rassegnarsi? Il problema vero è la gestione dei servizi osservativi. Purtroppo c’è stata una “cartolarizzazione” su scala regionale di questi e così è diventata più difficile una gestione coordinata ed organica dei dati sul territorio. E i costi per migliorare? Se ci si limita alle tecniche tradizionali, elevati. Ma ci sono nuove tecniche osservative di gran lunga meno costose e che garantirebbero risultati eccellenti. Quali? Il centro di Matera dell’Asi sta lavorando da 15 anni a due tecniche. La prima usa reti di stazioni a terra attraverso le quali si può ricavare il contenuto di vapor d’acqua nell’atmosfera sopra ogni stazione. Con il costo di una stazione di lancio dei palloni sonda si possono attrezzare almeno 10 stazioni Gps. In Italia oggi possiamo contare su circa 200 stazioni Gps: raddoppiarle sarebbe l’ideale. Come avere delle Ferrari in garage e scendere in pista con un’utilitaria… Più o meno. E l’altra tecnica? Consiste nel mettere a bordo di satelliti artificiali terrestri ricevitori che intercettano il segnale dei satelliti Gps quando stanno per essere occultati o emergendo dietro il disco terrestre. Ci sono attualmente missioni spaziali che riescono a produrre circa 3.000 osservazioni al giorno ma, nel giro di pochi anni, si conta di arrivare a circa 10.000 profili al giorno. Insomma, arriveremo a conoscere le previsioni del nostro cortile? La tecnica che si poggia sulle reti di terra potrà migliorare notevolmente la risoluzione geometrica delle previsioni scendendo anche sotto il chilometro. Non siamo ad un livello da “cortile”, ma poco ci manca. Si tratta di una applicazione – come dimostrano le sperimentazioni in Europa – particolarmente idonea per prevedere eventi meteorologici estremi. E destinata a rivoluzionare le previsioni.