Re. Pez., Il Messaggero 11/02/2012, 11 febbraio 2012
QUOTE LATTE, UNA STORIA LUNGA 28 ANNI
Se dal punto di vista tecnico quella delle quote latte è una vicenda molto complicata, dal punto di vista politico è molto semplice: la Lega Nord, forte del suo potere contrattuale nell’ex maggioranza di centrodestra, ha ripetutamente imposto al governo Berlusconi di sborsare soldi dello Stato per sanare le magagne che gli allevatori furbetti avrebbero dovuto sanare di tasca loro. «Vi difenderemo noi» disse per esempio Renzo Bossi, meglio conosciuto come il Trota, agli splafonatori delle quote latte che erano andati sotto la Regione Lombardia a schiamazzare un anno fa. Stesse promesse che il padre Umberto va facendo da anni, e che fino a poco tempo fa è sempre riuscito a mantenere.
Nel 1984 l’Unione Europea impose a ogni singolo Stato membro di produrre una determinata quantità di latte. Così ad ogni singolo allevatore furono assegnate delle quote di produzione che non potevano essere superate. O meglio, chi le avesse superate avrebbe dovuto pagare una sanzione molto alta, pari in pratica al valore del latte venduto in eccedenza. Da allora l’Italia è sempre stata nell’occhio del ciclone visto che gli allevatori hanno sempre lamentato il tetto di produzione troppo basso assegnato all’Italia. E lo Stato ha continuamente mediato fra le loro richieste e i diktat europei.
Poi è venuto un momento in cui coloro che avevano oltrepassato le quote sono stati chiamati a pagare le multe. Molti allevatori hanno tirato fuori i soldi e hanno pagato. Altri si sono rifiutati e hanno chiesto il soccorso della Lega Nord a cui non pareva vero di mettere le mani su un bacino elettorale di quel tipo. Da quel momento il Carroccio si è fatto paladino di una campagna divisa in due fasi. La prima fase: convincere lo Stato ad anticipare il pagamento delle multe all’Europa per poi farsi rimborsare in seguito dagli allevatori furbetti. La seconda fase: rinviare il più possibile il momento in cui i furbetti avrebbero dovuto comunque tirar fuori i soldi. Entrambi obiettivi raggiunti anche se chi ha fatto i calcoli ha messo in evidenza che questo scherzetto (ad esclusivo beneficio della Lega e degli splafonatori) è costato ai contribuenti italiani circa 4 miliardi di euro.
Una soluzione sembrava essere stata trovata nel 2008 quando il ministro Zaia (leghista pure lui) strappò all’Europa un innalzamento della quota di latte complessiva destinata all’Italia del 5 per cento. Un grande successo, lo definì egli stesso: «Ma adesso» ammonì «quelli che devono pagare le multe le paghino, altrimenti le nuove quote non saranno riassegnate». Le multe invece non sono state pagate e, anzi, proprio grazie alle pressioni del partito di Zaia sono stati varati dal governo Berlusconi numerosi decreti di rinvio dei pagamenti. Gli stessi decreti che hanno ora indotto l’Ue ad aprire una procedura di infrazione.