Marco Ferrante, Il Messaggero 11/02/2012, 11 febbraio 2012
L’ITALIA IMPUTATA PER COLPA DELLA LEGA
Questa dovrebbe essere la volta buona per la fine di una imbarazzante anomalia italiana durata vent’anni. Un debito con l’Unione Europea che riguarda ormai poche centinaia di imprese produttrici di latte. La proroga del 2010 contestata da Bruxelles riguarda per l’80 per cento meno di 300 imprese, difese dalla Lega Nord, che in questa storia più che da grande partito popolare si è comportato da piccola lobby di interessi. Un partito, la Lega, che si opponeva agli egoismi di Stato e che invece ha continuato a difendere gli egoismi di una microfrazione di imprese ribelli, e che farebbe bene a prenderne le distanze: meglio tardi che mai.
Bisogna sperare che questa sia l’ultima puntata di una storia indecorosa, che ha visto impegnato sempre in prima persona proprio il fondatore della Lega, Umberto Bossi. Così imbarazzante la difesa da parte di Bossi di quei pochi agricoltori che sparavano letame sull’autostrada – i Cobas del latte nati con Giovanni Robusti, poi eletto senatore leghista – che alla fine questa difesa è diventata un problema persino per il partito del Carroccio. Tanto che a metà dello scorso anno Dario Fruscio, già fedelissimo bossiano, fu allontanato senza spiegazioni dalla guida dell’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), perché riteneva che fosse giunto il momento di sanare le multe pendenti. E perché Bossi ha voluto che Fruscio fosse allontanato? Perché ostinarsi a difendere una così esigua minoranza? All’ultimo raduno di Pontida i rappresentanti delle imprese anti-multe si sono presentati uniti con le loro bandiere (mucca in campo bianco), diventate anche simbolicamente una specie di elemento frazionista persino nell’immaginario pop leghista.
L’Unione europea ha chiesto informazioni al nostro governo sulla proroga di sei mesi delle rate della multa in scadenza alla fine del 2010, decisione presa allora anche su pressione della Lega. Il governo ha un mese di tempo per dare le informazioni richieste. Poi scatterebbe una procedura d’infrazione contro l’Italia, con nuove sanzioni, perché il mancato pagamento delle multe sarebbe considerato un aiuto di Stato. Il governo Monti ha fatto sapere che non ci saranno nuove forme di sostegno per le imprese debitrici. E la vicenda quote-latte è stata oggetto di colloqui tra Lega e governo. Mercoledì, prima di partire per gli Stati Uniti, Monti ha incontrato Bossi. Il presidente del Consiglio ha fatto una concessione a Bossi, ritirando l’impugnazione dello statuto della Regione Veneto, in cambio della modifica di un articolo molto autonomista, ma sulle quote latte Monti (ex commissario europeo al mercato interno e alla concorrenza) ha spiegato che la sua linea sarà inevitabilmente dalla parte di Bruxelles. Quella è la sua storia.
Del resto, il consenso dell’opinione pubblica e degli interessi agricoli nella partita quote latte pende ormai decisamente dal lato della linea intransigente. La Coldiretti ha già detto che è contraria a qualunque forma di nuovo aiuto alle imprese ribelli, intorno al 3 per cento delle 45.000 imprese produttrici (ripetiamo: l’80 per cento del debito riguarda lo 0,5 per cento del totale delle imprese italiane del settore). Il regime delle quote latte cominciò nel 1984 e nel 1992 si aprirono le quote latte individuali, al posto di un’unica quota latte nazionale rappresentata dall’associazione Unalat. Dopo vent’anni dall’inizio dei contenziosi, è tempo di chiuderli definitivamente, anche perché dal prossimo anno, dal 2013, il regime delle quote latte non esisterà più.