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 2012  febbraio 06 Lunedì calendario

Bignardi, Chiambretti e il pubblico mutante – Le recenti difficoltà incontrate da Piero Chiambretti e Daria Bignardi, coi loro rispettivi programmi, segnalano la crisi di una certa tv: quella che ama mettersi fra virgolette, che s’appella a un presunto gusto raffinato e «radical chic»

Bignardi, Chiambretti e il pubblico mutante – Le recenti difficoltà incontrate da Piero Chiambretti e Daria Bignardi, coi loro rispettivi programmi, segnalano la crisi di una certa tv: quella che ama mettersi fra virgolette, che s’appella a un presunto gusto raffinato e «radical chic». Nell’analizzare questa crisi (cui non sfugge Serena Dandini con il suo magro bottino del sabato sera) non s’è riflettuto abbastanza su un punto: mentre la televisione, nel suo complesso, è molto cambiata nell’ultimo decennio, Chiambretti e Bignardi sembrano essere rimasti «congelati» al decennio precedente. Senza accorgersi che il pubblico a cui si rivolgevano, pare essersi dileguato. E’ il pubblico «intelligente», quello più reattivo, mobile nello zapping, che oggi trova, nell’abbondanza dei contenuti della tv digitale (ma anche del web, da YouTube ai social network) maggiore soddisfazione alle proprie esigenze. Questa sfasatura è ben evidente dall’analisi della composizione dell’audience del Chiambretti Show e delle Invasioni. Entrambi i programmi appaiono ormai scentrati rispetto all’identità delle rispettive reti. Daria Bignardi riesce a catalizzare quasi esclusivamente il vecchio pubblico di La7, quello più tradizionalmente fedele alla rete, composto soprattutto da spettatori cinquanta/sessantenni, con buoni livelli socio-economici e d’istruzione. Ma, nel frattempo, il centro vitale delle rete, grazie al successo di Mentana e Crozza, s’è spostato: verso pubblici più giovani e trasversali. Anche Chiambretti non pare bene in linea con la prima serata di Italia 1: tiene, forse un po’ per inerzia, il pubblico di adolescenti (11,7% di share) che ha nella rete un punto di riferimento, ma poi perde i ventenni e i trentenni (7%). La geografia della televisione sta lentamente mutando, e a volte i suoi protagonisti (e dirigenti) faticano a vederne le direzioni. In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.