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 2012  febbraio 15 Mercoledì calendario

IL MIO NOME È ANGELA… ANGELA MERKEL


Si è assicurata un posto nella storia nel 2005, quando, sfidando un’antica tradizione maschilista, è diventata la prima "cancelliera" tedesca. Non solo, è stata anche il politico più giovane a conquistare quel posto. Quando salì in carica, nel novembre 2005, aveva, infatti, solo 51 anni. Una vittoria incredibile per una donna che veniva dalla Germania dell’Est e che, fino all’età di 36 anni, non si era interessata di politica. Quella outsider è diventata, negli anni, una delle donne più potenti del mondo, la dama di ferro che tiene in pugno il destino dell’Europa. Ma, a sentire sua madre Herlind, nessuno la capisce veramente. In effetti Angela Dorothea Merkel, nata Kasner, è una donna misteriosa. Di sé parla poco e malvolentieri. Ricordi e sentimenti entrano nei suoi discorsi con il contagocce. In qualche modo rimane un enigma per amici e nemici. Eppure, a scavare tra dichiarazioni, testimonianze, interviste e biografie, le tessere del puzzle trovano la giusta collocazione.
Partiamo dall’inizio. Angela Dorothea, figlia di Horst Kasner e Herlind Jentzsch, è nata ad Amburgo (Germania Ovest) il 17 luglio 1954, ma aveva otto settimane quando, con la mamma, raggiunse il padre, che si era trasferito nella Germania orientale. Papà Horst, nato a Berlino nel 1926 (e mancato nel 2011), era stato inviato al fronte a 19 anni ed era caduto prigioniero in Russia. Al ritorno in patria aveva deciso di studiare teologia a Heidelberg e ad Amburgo, si era sposato nel 1952 ed era diventato pastore luterano nel 1954. Poco dopo, i suoi superiori lo avevano mandato in missione nella Germania comunista e atea, dove c’era un gran bisogno di preti coraggiosi.
Angela Dorothea finì così a vivere nel Brandeburgo. Prima a Quitzow, paesino di 300 anime, poi a Templin (oggi 17 mila abitanti), dove nacquero il fratello Marcus (7 luglio 1957) e la sorella Irene (19 agosto 1964). Qui ebbe un’infanzia serena e, in parte, privilegiata. I parenti mandavano abiti e leccornie introvabili all’Est e venivano a far visita alla famiglia. Racconta la cancelliera: «Ricordo con tristezza l’addio alla nonna, che passava l’estate con noi. L’accompagnavamo fino al "Palazzo delle lacrime", davanti alla stazione di Friedrichshafen. Per me era un gran dolore vederla andare via, ogni anno più vecchia e fragile, sapendo che mia madre temeva di non rivederla più».
Da bambina la dama di ferro, che soffriva di vertigini, collezionava cartoline, venendo per questo considerata eccentrica. Angela era anche di poche parole («Però gli altri ragazzi erano più silenziosi di me. Sotto il regime comunista una parola di troppo poteva metterti nei guai», racconta), ma aveva molti amici, che la chiamano con il nomignolo di Krasi. A scuola era diligente e puntuale. Ricorda: «La mamma non si stancava di dire a me e ai miei fratelli che dovevamo essere più bravi degli altri per evitare critiche. Tentai di accontentarla e qualche volta ci riuscii. Ma ero sempre costretta a dirmi che avrei potuto fare meglio».
In realtà Angela Dorothea era la prima della classe; eccelleva soprattutto in matematica e russo, due materie che le fecero vincere diversi premi. Tra questi, nel 1969, ci fu un viaggio in Russia, il primo di molti. Studiava tanto, ripeteva a memoria vocaboli russi ovunque si trovasse. A casa leggeva moltissimo e di tutto, anche libri di scrittori critici del regime. I suoi genitori, per altro, erano entrambi di sinistra. La mamma ha sempre votato per il Partito socialdemocratico tedesco, la Spd. Il padre votava ancora più a sinistra, non per nulla lo chiamavano "Kasher il Rosso". I biografi ricordano che papà Horst era bene integrato con il regime a dispetto del suo ruolo di religioso. Non a caso gli fu permesso di avere due automobili e di far studiare i suoi figli, un privilegio da intellettuali borghesi concesso a pochi nella Germania orientale. La Stasi, la polizia segreta, lo teneva d’occhio, ma Kasher godette sempre di una certa libertà. Angela, che faceva parte della gioventù comunista, nel maggio 1970 poté ricevere la cresima secondo i precetti della chiesa protestante, come voleva suo padre.
Nel 1973 la futura cancelliera si iscrisse alla facoltà di Fisica dell’Università di Lipsia. Non era la materia che preferiva. La scelse, dice, «perché avrei finito per annoiarmi se mi fossi dedicata a una materia più facile». Tipico per una studentessa determinata e ambiziosa. «Quando uscii di casa per andare all’università», ricorda, «la mia vita cambiò di colpo. Da bambina mi faceva una gran rabbia che in casa nostra si cenasse alle 18 in punto. Sedevamo a tavola, quando mio padre faceva suonare le campane della chiesa. Lasciando i miei, all’inizio fui felicissima di cambiare quell’abitudine. A volte mangiavo più tardi, spesso saltavo il pasto per svegliarmi nel cuore della notte affamata. Capii che dovevo darmi delle regole per restare serena. Fu una bella lezione di vita».
Appare già il carattere della signora di ferro: organizzato, efficiente, diligente, puntuale. Una vita scandita da regole, ma con fiammate di aspirazione all’indipendenza che, come vedremo, non sfuggiranno alla polizia segreta. Nel 1974, durante uno scambio culturale con studenti di Mosca e Leningrado, Angela conobbe il primo marito, Ulrich Merkel, lui pure studente di fisica, l’uomo del quale porta ancora oggi il cognome. Si sposarono il 3 settembre 1977, dopo 3 anni di convivenza. Il matrimonio fu celebrato con rito religioso, anche se Ulrich si professava ateo, per rispetto al ruolo di papà Horst. Angela indossava un abito blu. Dopo un breve viaggio di nozze, Angela e Ulrich si stabilirono nella loro prima casa. «Avevamo una stanzetta di 10 metri quadrati», ha dichiarato Ulrich Merkel, «due letti, due scrivanie e un armadio. Bagno e cucina erano in comune con altri affittuari. Era spartano, ma ci bastava. Di quel periodo mi restano tanti bei ricordi: gli incontri con gli amici, le passeggiate, qualche sera al cinema o a teatro, le visite ai nostri genitori, ai quali eravamo molto legati. E i tanti viaggi anche in Cecoslovacchia e Polonia».
Nel 1978, conclusi gli studi, la coppia si trasferì a Berlino. Non fu una mossa indolore. Angela Dorothea venne convocata da un funzionario del partito e scoprì che la polizia sapeva quante volte aveva ascoltato la radio della Germania occidentale o aveva sfoggiato jeans nuovi. Le venne consigliato di "correggere" quegli atteggiamenti borghesi. Quindi andò a lavorare all’Accademia delle scienze di Berlino, che le aveva offerto un posto da ricercatrice. Era diligente, però le mancava l’entusiasmo. «Avrei preferito fare l’insegnante», ha ripetuto lei stessa a più riprese, «ma non in quel sistema politico».
A Berlino i due giovani trovarono un monolocale senza acqua calda e pieno di spifferi. Ulrich cominciò a ristrutturarlo, mentre Angela lavorava e si preparava al dottorato. Dopo tre anni di vita tranquilla, a quanto dice lui oggi, nel 1981 Angela gettò la spugna. «Ha impacchettato le sue cose ed è sparita. Mi ha lasciato i mobili e ha portato via solo la lavatrice», racconta Ulrich. Divorziarono nel 1982. Questo il solo commento della cancelliera al riguardo: «Ci siamo sposati troppo giovani perché nella Germania dell’Est si faceva così. E stato un errore». Una battuta che a Ulrich Merkel non è piaciuta, anche se si è rifatto una vita accanto alla seconda moglie, con cui ha avuto un figlio. «Meglio così», dice, «la vita che fa adesso non mi piacerebbe».
La vita di adesso: la scoperta della politica nel 1989 con la caduta del Muro, l’elezione al Bundestag nel 1990, l’incontro fortunato con l’allora cancelliere Helmut Kohl, che la chiamava affettuosamente "la ragazza", e l’ascesa inarrestabile al potere. Con qualche ambiguità: parenti e amici la pensavano più vicina ai Verdi. Quando le offrirono la presidenza del Partito cristiano democratico, nel 2000, lei stessa esitò: «Temo di non essere abbastanza conservatrice». Alla fine le cose sono andate come sappiamo. Ma questa è un’altra storia.


[V. FOTO ALLEGATE]