Andrea Pasqualetto, Corriere della Sera 07/02/2012, 7 febbraio 2012
INCHIESTA SULL’EREDITA’ MILIARDARIA DEL PITTORE USA
Aspro e sotterraneo, lo scontro si sta consumando negli uffici legali e finanziari di Roma, Londra e New York. È la battaglia per l’eredità di Edwin Parker Twombly detto Cy, l’artista americano morto nella capitale italiana il 5 luglio scorso all’età di 83 anni. Un patrimonio colossale, stimato in oltre un miliardo e 200 milioni di dollari fra opere d’arte, immobili e liquidità, sul quale si fronteggiano in molti: autorità giudiziaria e fiscale, famiglia, studi legali e d’affari, italiani e americani. Un confronto che si è acceso proprio in questi giorni, con la procura di Roma scesa in campo contro l’unico figlio di Twombly, Alessandro, artista pure lui, e contro i suoi consulenti americani, l’avvocato d’affari Ralph Ernest Lerner e il finanziere Thomas Habib Saliba. La scorsa settimana il gip capitolino, Pier Luigi Balestrieri, ha disposto il sequestro preventivo delle attività finanziarie «italiane» intestate a Edwin Parker Twombly «per un ammontare non inferiore a 29,2 milioni di euro», scrive il giudice, risorse depositate alla filiale romana di una banca del Nord. Indagati sono Alessandro, Saliba e Lerner, per «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte». Con l’aiuto degli americani, Twombly junior avrebbe tentato di trasferire 3,8 milioni di euro da un conto intestato al padre scomparso, presso la Popolare di Bergamo, a un trust fund a loro intestato. «Condotta diretta a rendere inefficace la riscossione tributaria coattiva», scrive il gip nell’ordinanza di sequestro. Secondo gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, l’artista scomparso avrebbe infatti evaso le imposte dal 2005 al 2009, dopo aver realizzato e venduto una quarantina di opere incassando circa ottanta milioni di euro.
Alessandro, figlio della nobildonna veneziana Tatiana Franchetti che Cy sposò nel 1959, vive da tempo in una fattoria sulle colline del Viterbese, insieme alla moglie argentina e ai loro due figli. Lì dipinge e si occupa della tenuta. Poco avvezzo alla finanza e alle complesse leggi che regolano le successioni, ha fatto sapere che le tasse sulle opere contestate dall’Italia a suo padre sono state pagate in America. In ogni caso, dice che se proprio qualcosa fosse dovuto non è contrario a un equo versamento all’Erario, ma solo nel momento in cui entrerà in possesso dell’eredità.
E qui la vicenda si complica perché il testamento di Twombly è stato aperto negli Stati Uniti e la successione è sottoposta alla legge americana. Ma quali sono state le ultime volontà di questo originale artista, vicino ma non aderente alla pop art, che con Jasper Johns e Robert Rauschenberg è considerato fra i tre maggiori pittori americani emersi nel secondo Novecento?
Gli avvocati di Twombly sostengono che l’intero patrimonio sia stato lasciato a una Fondazione a lui intestata, riservando ad Alessandro una quota valutata intorno ai 150 milioni di dollari, cash. Quota, quest’ultima, sottoposta però a un trust, dove figurano ancora una volta loro: Lerner e Saliba. I quali, entrati in rotta di collisione con il figlio dell’artista, potrebbero liberare la somma a una sola condizione: che vengano versate tutte le tasse, negli Stati Uniti e in Italia. Non solo. Sempre a New York è in corso la terza battaglia di Alessandro. Quella per riavere i quadri di famiglia, entrati a suo dire ingiustamente nella Fondazione. Anche qui si parla di cifre altissime. Basti pensare che chi ebbe l’ardire di puntare negli anni Sessanta sulle tele del giovane e allora sconosciuto yankee, oggi si ritrova milionario. Insomma, la battaglia è solo all’inizio. In campo ci sono studi e avvocati americani. E un terzetto di avvocati italiani, Luigi Macioce, Cesare dal Maso e Massimo Dinoia. I quali, vista la posta in gioco, al momento preferiscono tacere.
Andrea Pasqualetto