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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

SUPER BOWL, LO SPOT DELLE POLEMICHE: «CHRYSLER TIRA LA VOLATA A OBAMA» —

«Dopo uno spot simile Clint Eastwood potrebbe anche presentarsi ed essere eletto presidente degli Stati Uniti», dice Mike Jackson, capo di AutoNation, prima catena di concessionari d’America. Per altri, invece, il «commercial» della Chrysler interpretato dal celebre attore e trasmesso domenica sera durante l’intervallo della finale Usa di football americano, è soprattutto un grazie a Barack Obama per aver creduto nel salvataggio dell’industria automobilistica Usa «mettendoci la faccia», fino al punto di esporsi ad attacchi furiosi.
Interpretazioni alimentate dagli attestati di stima e di riconoscenza per Obama espressi più volte in passato dal capo di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, e dal fatto che l’altra sera lo stratega della campagna elettorale del presidente, David Axelrod, ha commentato entusiasticamente su Twitter lo spot appena andato in onda. Seguito a ruota da Dan Pfeiffer, il direttore per la comunicazione della Casa Bianca.
Il manager italo-canadese ieri ha usato parole drastiche per negare l’intenzione di aiutare Obama: «Il contenuto politico del nostro messaggio è zero. Non abbiamo espresso giudizi né tentato di influenzare decisioni: il nostro è un messaggio universale e neutrale rivolto a tutti».
In ogni caso lo sguardo intenso e la pelle bruciata dal sole del mostro sacro di Hollywood, il suo racconto di un’America indomabile che non si rassegna alle sconfitte e risorge come Detroit, capace di rialzarsi e «riaccendere i suoi motori dopo che aveva rischiato di perdere tutto», è diventata la storia nella storia del Super Bowl. Chrysler aveva puntato sull’orgoglio di Detroit già nello spot, con protagonista Eminem, trasmesso durante la finalissima di football americano di un anno fa. Un grande successo, un colpo che sembrava impossibile da ripetere.
Ma Sergio Marchionne ha ormai imboccato con decisione la strada dei messaggi commerciali «pedagogici» pensati per scuotere, convincere, sollecitare l’orgoglio dei suoi operai e anche dell’uomo della strada, oltre che per vendere vetture. Così, dopo i «commercial» americani della serie «Imported from Detroit» e il «Manifesto di Pomigliano» per la nuova Panda («scegliamo quale Italia vogliamo essere, quella capace di grandi imprese industriali o quella che si accontenta dell’immagine che ci appiccicano addosso»), il capo di Fiat e Chrysler è riuscito a convincere un’icona del cinema come Eastwood, che non fa mai pubblicità, a recitare in uno spot che parla di riscossa di Detroit e dell’America.
Un «commercial» trasmesso a metà della sfida tra i Giants e i Patriots nel quale non si vedono auto, salvo una fugace inquadratura di Jeep in una catena di montaggio. Tutto è basato sul volto e la voce del vecchio attore che racconta la storia di un Paese ancora a metà del guado («È metà partita in America» dice Eastwood in gergo sportivo), ma che non si è rassegnato alla sconfitta: che nel momento più difficile ha reagito tirando fuori il suo carattere «senza perdersi nelle nebbie delle divisioni, della discordia e delle accuse». Un accenno alle dispute che dilaniano il Congresso in quella che, per il resto, è un’ode a Detroit che risorse dalle sue ceneri.
Com’è stato possibile convincere Eastwood che non è certo un personaggio da «consigli per gli acquisti»? E quanto è costata l’operazione? Marchionne, che ha assistito alla finale del Super Bowl in un bar di Clarckston, a poche miglia dal quartier generale della Chrysler, racconta di aver incontrato personalmente l’attore: «L’ha fatto perché crede nel messaggio. Non ha recitato, sono parole che sentiva davvero. E quello che riceverà da noi lo devolverà in beneficenza».
Un messaggio per galvanizzare che piace agli americani: anche se non sono mancate le critiche, ieri lo spot è stato commentati positivamente da quasi tutti i media ed ha avuto un diluvio di «tweet» di approvazione. «Nel bar di Clarckston è stato accolto da una "standing ovation" e nessuno aveva riconosciuto Marchionne», giura il portavoce della Chrysler, Gualberto Ranieri, che era con lui domenica sera. Uno spot che dovrebbe avere anche positivi effetti sulle vendite del gruppo che, uscito due anni fa dalla bancarotta, è ritornato a produrre utili dopo aver rimborsato anticipatamente i debiti contratti dalla gestione Fiat col governo federale. Del resto è stato così anche l’anno scorso con lo spot di Eminem.
Un messaggio di amore per gli Usa nel quale, comunque, Marchionne si immedesima non meno di Clint Eastwood: «E’ uno spot che parla di questo Paese, della sua capacità di reagire e recuperare, dei valori che ha saputo conservare mentre in altri luoghi del mondo che frequento per il mio lavoro sono andati perduti», ha detto ieri in un’intervista radiofonica. «Parla di ciò che rende questo luogo magico».
Quanto ai prezzi, Chrysler e Marchionne non hanno dato cifre, ma una pubblicità di 30 secondi negli intervalli del Super Bowl costa 3,5 milioni di dollari. E lo spot della Casa di Detroit è durato due minuti.
Massimo Gaggi