Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

BOSSI-BERLUSCONI, VERTICE AD ARCORE. CHIARIMENTO SUL SISTEMA DI VOTO —

Le premesse non erano tra le più incoraggianti. Anzi: bisogna risalire alla metà degli anni Novanta per ritrovare rapporti tanto tesi tra Pdl e Lega. Eppure, ieri sera Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si sono visti. Ad Arcore, come nei giorni belli, con i luogotenenti Angelino Alfano e Roberto Calderoli. E pazienza se l’ex premier sembra sempre meno a disagio nel sostenere il governo Monti e sempre più propenso a trattare con il Pd, per giunta su una materia per il Carroccio incandescente come la futura legge elettorale. Pazienza pure se la temperatura delle dichiarazioni leghiste nei confronti dell’ex alleato vada dal «facciamo cadere la Lombardia» fino al sovracuto di Roberto Calderoli su un possibile «piazzale Loreto» per i berlusconiani. E addirittura, Bossi ieri è stato dipinto dall’«amico Silvio» nientemeno che come un «castratore». L’ex premier ha cesellato l’immagine per il sito del mensile della destra americana The Atlantic. Se molti speravano che il Cavaliere sarebbe stato «il Margaret Thatcher italiano», questo non è accaduto «per colpa mia e per colpa degli italiani» che non gli hanno permesso di arrivare al 51 per cento. Con la necessità di fare governi di coalizione con altre forze: «E noi — sospira il capo pdl — siamo stati castrati da questi alleati».
Comunque sia, la legge elettorale è al centro dei pensieri di entrambi i leader. Con un Bossi che anche nei giorni scorsi non ha nascosto ai fedelissimi la preoccupazione per un accordo tra i due partiti maggiori capace di falcidiare la rappresentanza parlamentare del Carroccio, relegandolo all’irrilevanza. Peggio ancora, la Lega sta misurando — e non soltanto dalle benevole dichiarazioni — che la caduta del governo Monti ogni giorno che passa va impallidendo sullo sfondo. Una caduta che a Bossi piacerebbe anche per il sempre belligerante fronte interno: elezioni rapide vorrebbero dire, appunto, ancora una volta il «Porcellum», e dunque la possibilità di confezionare liste farcite di fedelissimi e non di quei «barbari sognanti» che ormai guardano apertamente a Roberto Maroni come al leader del futuro.
Al di là del rapporto tra gli ex alleati, sarà certamente interessante l’esito dell’incontro tra Umberto Bossi e Luca Zaia e il premier Monti, ufficializzato per il primo pomeriggio di domani. Ambienti di Palazzo Chigi hanno smentito che l’incontro possa vertere, così come dichiarato da Bossi, sulle quote latte. Ben più probabile che si parli dell’impugnazione da parte del governo dello statuto veneto. Eppure, i faccia a faccia del leader leghista possono sempre riservare sorprese, come quello ormai celebre con Giorgio Napolitano nella prefettura di Milano che segnò l’inizio di un lungo idillio solo recentemente interrotto.
Intanto, Silvio Berlusconi parla con il mondo. L’Atlantic presenta l’intervista sotto al titolo «L’inverno di Berlusconi» e come «la più ampia mai concessa dall’ex premier da quando ha lasciato l’incarico». Ne esce un ritratto rassicurante («Gli italiani sanno come sono, che sono corretto, a good guy, un bravo ragazzo, che nulla di quello che è stato scritto sui giornali è vero») e che vuole essere a cuore aperto.
Sulle donne («Non sono un playboy, sono un playman, ma non ho niente di cui farmi perdonare. Sono state scritte su di me storie assurde»). E un’aggiunta che farà arrabbiare un po’ gli omosessuali, un po’ le donne: «L’unica cosa di cui non sono mai stato accusato in tutte queste fantasiose descrizioni sulle mie relazioni con le donne, ovvero con l’altro sesso, è di essere gay. Non ho nulla contro gli omosessuali, sia chiaro. Anzi, il contrario. Ho sempre pensato che più gay ci sono in giro, minore è la competizione».
Marco Cremonesi