Erika Dellacasa, Corriere della Sera 06/02/2012, 6 febbraio 2012
L’APPELLO AL CASINO’ DEI MALATI DI GIOCO: «NON FATECI ENTRARE» — È
un modulo prestampato e si può ritirare discretamente negli uffici del secretariato, cioè nella hall d’ingresso, «vicino a dove si ritirano le carte Liberty» spiega il Casinò di Sanremo. Le carte Liberty sono i badge che consentono l’accesso alle sale gioco. E i moduli prestampati sono invece quelli con cui un giocatore che non riesce a fermare se stesso chiede al Casinò di essere fermato: per favore, non fatemi entrare qui. Autosospensione. Ne sono stati compilati un centinaio negli ultimi tempi ma soprattutto, come scrive il Secolo XIX, dal 2009 a oggi le richieste sono quadruplicate. All’inizio del 2011 erano una cinquantina. Qualcuno però si pentiva e firmava a gran velocità un modulo di revoca, così il Casinò ha sottoscritto un protocollo di intesa con il Comune per imporre a chi chiede l’autosospensione una pausa minima di 90 giorni. La cooperativa sociale l’Ancora partecipa al contrasto del gioco patologico con il progetto di cura Prisma. La vicepresidente Silvia Marcuzzo, psicoterapeuta, spiega che «a convincere chi viene da noi a chiedere quel modulo a volte impieghiamo mesi, ma rappresenta un buon passo avanti». Uomini e donne dai 25 ai 75 anni, i giocatori compulsivi appartengono a ogni ceto. Il modulo può essere richiesto anche dai famigliari, ma a firmare è il diretto interessato: spesso si presenta accompagnato da genitori, coniuge o figli. La pressione della famiglia spesso è determinante. È il caso di un quarantenne che si era dimenticato la figlia a scuola, troppo impegnato con le slot machine. E ha ritrovato l’equilibrio anche la professionista che, in pensione, ha cominciato a passare le giornate alle slot: anche lei, convinta a autosospendersi, ora fa solo saltuarie puntate. Non è stato lo stesso per un sessantenne finito a dormire in auto e poi ricoverato in una casa di cura. «Abbiamo promosso un codice di comportamento — dice il presidente del Casinò Giuseppe Di Meco — e il personale è sensibilizzato: quando qualcuno sta assumendo comportamenti compulsivi si interviene discretamente, magari offrendo un caffè per invitare a fare una pausa». «Il problema emergente — spiega la psicoterapeuta — sono le sale gioco, ma anche i bar sotto casa dove non è possibile alcun controllo. Abbiamo avuto casi di bar o di tabaccherie che continuavano a far giocare ai videopoker a credito persone in cura e sotto tutoraggio economico». Solo il 20 per cento di chi si è rivolto al progetto Prisma è cliente del Casinò.
Erika Dellacasa