Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Cambiare posto è bello. Il posto fisso invece è noia – Nonno Mario: giovani, cambiare posto di lavoro è bello, il posto fisso è una noia

Cambiare posto è bello. Il posto fisso invece è noia – Nonno Mario: giovani, cambiare posto di lavoro è bello, il posto fisso è una noia. Pensate se l’avesse detto Renato Brunetta. * * * O se la Buonanima, come il Caro Leader a Matrix, quando gli è scappato un «Banca centrale tedesca» invece di «Banca centrale europea», fosse incorso in un lapsus legislativo e favorito Mediaset a spese della concorrenza. * * * «La lingua italiana non è adatta alla protesta, alla rivolta, alla discussione dei valori e delle responsabilità, è una lingua buona per fare le domande in carta da bollo, ricordi d’infanzia, inchieste sul sesso degli angeli e buona, questo sì, per leccare» (Ennio Flaiano, Diario degli errori, Adelphi 2002). * * * Pierluigi Bersani, dategli torto, è dell’idea che la dichiarazione di Nonno Mario sul posto fisso sia una «sciocchezza»: cominci lui a cambiare lavoro, da senatore a vita a saltafossi, che poi ne riparliamo. Mentre la Buonanima, date torto anche a lui, condivide invece l’opinione del Caro Leader in toto: l’ora del posto fisso è passata, finis, kaput, rassegniamoci. Tipica situazione italiana: tutti hanno ragione, nessuno ha torto, e la crisi incombe. * * * Ridotto ormai a una specie di Domenico Scilipoti, l’ex dipietrista che per «senso di responsabilità» passò ai berlusconiani creando il gruppo detto appunto dei «responsabili», anche la Buonanima continua a proclamarsi «responsabile», e non c’è italiano che non ne abbia pena. (Chissà che tra un po’, sempre come Scilipoti, non diventi anche un fan dell’agopuntura, o che non trovi addirittura impiego, con lievi ritocchi, come sosia di Scilipoti). * * * Non è colpa di Francesco Rutelli se l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi (oggi anche ex democratico, espulsissimo dal suo partito) ha svuotato la cassa comune. Rutelli e gli altri leader di partito sono gentiluomini e non vogliono sentir parlare di soldi. Al diavolo il denaro, che come diceva Marx è il dio dei borghesi. A diavolo il denaro e all’inferno anche il «posto fisso» (il posto fisso, come dice il Caro Leader, è il dio dei borghesucci). * * * Vent’anni a difendere i propri privilegi con le unghie e con i denti ed ecco che il parlamento vota a sorpresa (e a scrutinio segreto) la responsabilità civile dei magistrati. Che d’ora in poi risarciranno di tasca propria, com’è giusto che sia, gl’innocenti condannati per errore, o peggio per dolo e pregiudizio: non sarà più lo stato, cioè i contribuenti, comprese le vittime degli errori giudiziari, a pagare il conto al loro posto. Incacchiatissime, le associazioni dei magistrati sperano che il senato sconfessi il parlamento, ma è una speranza vana: la magistratura italiana, con le sue prepotenze e le sue invasioni di campo, sta sull’anima a tutti, non soltanto alle vittime degli errori giudiziari ma anche a molti suoi ex protetti, a cominciare dai capi della destra fasciogiustizialista, oggi pentiti, che per vent’anni hanno tenuto in scacco la nazione. * * * «Se avesse via libera, come volerebbe [il messaggero dell’imperatore]! Invece come si stanca inutilmente. Ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo più interno; non riuscirà mai a superarle; e anche se gli riuscisse non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla: c’è ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e così via per millenni, e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dell’ultima porta (mai e poi mai potrà avvenire) c’è tutta la città imperiale davanti a lui, centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti» (Franz Kafka, Un messaggio dell’imperatore, in F. Kafka, Racconti, Mondadori 1970). * * * «Gregge smisurato d’umani, venduto e comprato all’ingrosso ogni millesimo di secondo»: ecco Facebook dopo il suo ingresso in Borsa secondo Michele Serra, il gufo dei cartoni animati di Repubblica. Ebbene se questa massa sterminata di babbioni, che danno via l’anima in rete, e la danno via gratis, «dovesse rendersi conto del plusvalore che produce, e che gli viene oggettivamente estorto (...) be’, al confronto anche la rivoluzione proletaria sarebbe una barzelletta, e il mondo tremerebbe dalle fondamenta». Giusto. Aggiungerei soltanto che rozzamente divulgato, ridotto a categorie da bigino realsocialista come «plusvalore» e messo in musica da espressioni oggettivamente imbarazzanti come «oggettivamente», anche il marxismo può diventare una barzelletta. * * * «Per lungo tempo lo storico è stato considerato come una specie di giudice degl’Inferi incaricato di distribuire elogi o biasimi agli eroi morti. Bisogna credere che questa opinione risponda a un istinto fortemente radicato» (Marc Bloch, Apologia della storia, o mestiere di storico, Einaudi 1998). * * * Ormai tutto avviene a loro insaputa, poveri politici, nota Francesco Merlo su Repubblica: pagano le loro case nel centro storico di Roma a tradimento e svuotano le casse del partito mentre loro si stanno occupando d’«altro». E poi si lamentano perché oggi governa un esecutivo di badanti.