Alexandre Stille, la Repubblica 07/02/2012, 7 febbraio 2012
METODO E FOLLIA DEI REPUBBLICANI
METODO E FOLLIA DEI REPUBBLICANI –
Guardando la stagione delle primarie repubblicane, ci sono varie osservazioni da fare. Metodo e follia. "C´è metodo nella sua follia" dice Shakespeare nel suo Amleto. E nella corsa per la nomination repubblicana abbiamo visto molta follia ma anche parecchio metodo. Innanzitutto, la follia. I primi dibattiti avevano davvero un´atmosfera da circo oppure, come hanno detto alcuni commentatori, da programma di reality. Abbiamo visto come due anni del cosiddetto Tea Party – con il suo odio viscerale per qualunque cosa che sappia di governo, con la sua visione paranoica e apocalittica del mondo e di Obama come anticristo, il cui piano per offrire assicurazione sanitaria ai cittadini che non ce l´hanno rischia di distruggere gli Stati Uniti, e portare il Paese verso la Germania di Hitler oppure, forse anche peggio dal loro punto di vista, la Francia di oggi! – ha prodotto dei veri e propri mostri della politica. Michele Bachmann – che in un primo momento sembrava una Sarah Palin con un cervello – alla fine ha fatto il miracolo di far sembrare la Palin una politica seria e preparata. Abbiamo assistito alla breve apoteosi di Herman Cain, il pizzaiolo nero, che per un paio di settimane è stato super popolare presso la base repubblicana e che prendeva in giro l´idea che un presidente americano dovesse conoscere i leader di altri Paesi, parlando di «Uzbeki-beki-beki-stan» e dando l´impressione netta di non sapere cosa fosse la Libia, nonostante la notevole presenza, giusto in quel momento, di truppe americane nel territorio libico. «Libia … Libia … fammi pensare, non vorrei dire una cosa inesatta», ha detto Cain come uno scolaro che sta per essere bocciato alla maturità. Poi, c´era Rick Perry, governatore del Texas – lo Stato con la decima economia più grande al mondo! – che ha avuto un vuoto di memoria di almeno trenta secondi mentre cercava di ricordarsi il suo programma politico. Abbiamo assistito a una gara tra i candidati repubblicani sul numero più alto di ministeri da rasare al suolo: Ambiente! Energia! Istruzione! Interno! Commercio! Edilizia e Sviluppo Urbano!
Poi, c´è stata la gara per il livello fiscale più basso: 25%! No, 20%, 15%, si è arrivati perfino a zero. («Perché non torniamo al 1913?» ha detto Ron Paul, facendo riferimento all´anno in cui furono installate le tasse individuali). E quindi c´è l´illusione che si possa tornare all´inizio del secolo scorso quando gli Stati Uniti erano un Paese prevalentemente agricolo, le famiglie erano grandi, si moriva a 50 anni, votavano solo gli uomini bianchi; un Paese isolato dal resto del mondo senza alcuna protezione contro i mali dell´industrializzazione: infortuni sul lavoro, inquinamento, malattie, pensioni di invalidità o di vecchiaia, assicurazioni sanitarie.
Le primarie hanno avuto vari pregi. In primo luogo, hanno fatto vedere il livello di follia, di frenesia ideologica, in cui è caduto il partito repubblicano in questi ultimi anni: il modo in cui la retorica antigovernativa cominciata con Reagan («il governo non è la soluzione, il governo è il problema») si è spinta sempre più in là, fino a raggiungere il dogmatismo infantile del cosiddetto Tea Party e del liberismo estremo di Ron Paul, in cui si cerca di eliminare il governo del tutto e ridurre le tasse a zero. Per un breve periodo l´elettorato si è infatuato di ognuno di questi candidati che hanno avuto un balzo nei sondaggi e attenzione mediatica alle loro idee – ma il pubblico, vedendo questi candidati più da vicino, li ha respinti uno per uno con orrore. Ascoltare attentamente i discorsi insensati di Michele Bachmann, Herman Cain o Rick Perry ha riportato molti elettori ad un minimo di buon senso, e ha fatto loro apprezzare i relativi meriti di un candidato come Mitt Romney, che con molti difetti (a cui torneremo in futuro), ha almeno il pregio di essere intelligente, preparato e non pazzo. Romney rappresenta dal punto di vista pragmatico l´avversario più forte per Obama. Romney, per guadagnare consenso in un partito spostatosi sempre di più verso l´estrema destra, ha dovuto trasformarsi. Con la sua capacità da camaleonte, da moderato governatore del Massachusetts – che una volta difendeva i diritti dei gay e delle donne all´accesso all´aborto e che ha creato un sistema di assicurazione sanitaria universale – ha rinunciato a quasi tutto il suo passato patrimonio personale per piacere alla folla repubblicana. E ha sposato molte delle posizioni dell´estrema destra, articolate però con un tono più moderato. Per cui, in Romney metodo e follia combaciano.