Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Elisabetta ha 85 anni e da 60 siede sul trono senza l´intenzione di lasciare. I sudditi l´adorano e si augurano che la corona passi direttamente a William – «Continuerò a servirvi finché vivo»

Elisabetta ha 85 anni e da 60 siede sul trono senza l´intenzione di lasciare. I sudditi l´adorano e si augurano che la corona passi direttamente a William – «Continuerò a servirvi finché vivo». Detto da una sovrana, è una dichiarazione di umiltà: non è il popolo a servire Sua Maestà, bensì il contrario. Ma detto da una nonnina 85enne, sul trono da esattamente sessant´anni, ha anche un altro significato: l´assicurazione che non intende abbandonare il suo mestiere. Non andrà in pensione, non abdicherà, non si è stancata di farlo. Quando cominciò, era finita da poco la seconda guerra mondiale, alla Casa Bianca c´era Eisenhower, al Cremlino Stalin, a Roma De Gasperi. Considerato che sua madre è morta a 101 anni e che lei, in ottima salute, è stata fotografata durante le feste di Natale mentre andava a cavallo (al passo, vabbè, ma provateci voi alla sua età), Elisabetta II di Windsor potrebbe continuare a fare la regina ancora molto a lungo. Praticamente per sempre, rispetto alla durata media di un lavoro, per non dire di un ruolo pubblico. Facendo tutti contenti, tranne forse uno: suo figlio, il principe Carlo, l´erede che a forza di attendere rischia di non ereditare più. «Vi ringrazio del meraviglioso sostegno e dell´incoraggiamento che avete dato a me e al principe Filippo in tutti questi anni», ha dichiarato ieri la regina alla popolazione britannica. «Sono profondamente commossa dai tanti calorosi messaggi che ho ricevuto per ricordare questo evento. E in questo anno speciale, mentre rinnovo il mio impegno al vostro servizio, auspico che tutti ricorderemo il potere del ritrovarsi insieme, la forza dei valori della famiglia, dell´amicizia e del buon vicinato». Poi, mentre sul Tamigi si sparavano sessanta colpi di cannone in suo onore, è andata a visitare una scuola e un ospedale a Norfolk. Uno strappo alla regola, perché di solito il 6 febbraio non appare in pubblico: è un giorno di lutto, per lei. Ma stavolta era anche una ricorrenza eccezionale. È iniziato tutto il 6 febbraio del 1952. Elisabetta era in viaggio in Kenya con il marito Filippo. Aveva venticinque anni. Era una bella principessa. Da un decennio, dopo l´abdicazione di Edoardo per fuggire con la divorziata americana Wallis Simpson e l´ascesa al trono di suo padre con il nome di Giorgio VI, sapeva di essere destinata a diventare regina, in quanto prima delle due figlie femmine del sovrano (chi ha visto "Il discorso del re", il film premio Oscar dello scorso anno, ricorderà anche lei, bambina, mentre il padre impara a vincere la balbuzie e pronuncia la dichiarazione di guerra alla Germania nazista). Ma non si aspettava che sarebbe accaduto così presto e all´improvviso. Il re morì d´infarto, spegnendosi «serenamente nel sonno», come scrissero i giornali. Lei tornò in fretta a Londra per ricevere lo scettro. L´incoronazione nella cattedrale di Westminster (la stessa in cui lo scorso aprile si sono sposati William e Kate) sarebbe venuta soltanto un anno dopo: una cerimonia impegnativa e solenne, che richiedeva tempo per essere preparata a dovere (fu la prima trasmessa in diretta - in Italia la raccontò magistralmente per radio Arrigo Levi). Ma morto un re, se ne fa un altro, nelle monarchie costituzionali che funzionano, ed Elisabetta prese subito possesso delle sue funzioni. «Un lungo regno, senza un solo errore», scrive sessant´anni dopo il Times, sebbene almeno un errore lo abbia fatto, ma riparato in fretta: non esibì il dovuto cordoglio per la morte della principessa Diana, rifiutando di abbassare a mezz´asta la bandiera a palazzo reale e di parlare al paese, però una grande regina sa anche ammettere, sia pure a denti stretti, quando sbaglia, lei ascoltò i consigli preoccupati di Tony Blair, abbassò la bandiera, parlò di Diana in tivù, uscì a incontrare la gente tra i mazzi di fiori che inondavano Buckingham Palace e fu perdonata (anche questo lo ha ben raccontato un altro delizioso film inglese di qualche anno fa, "The Queen"). Per il resto, una condotta esemplare: è stata con dignità e grazia il simbolo della Gran Bretagna. Ha regnato su dodici primi ministri (pochini, in sessant´anni, in confronto ai nostri: ma qui i governi hanno maggiore durata), incontrandoli una volta alla settimana per un colloquio. Dice l´attuale, David Cameron, nel renderle omaggio in occasione dell´anniversario: «Ha reso un magnifico servizio alla nazione, è una fonte di continua saggezza». Conferma l´ex-premier John Major: «Tutti i ministri dell´odierno esecutivo non erano neanche nati, quando lei salì al trono. Chi non la ascolta e non le chiede consiglio spreca un´opportunità enorme». Naturalmente la regina non ha poteri reali, anche se una volta all´anno va a presentare in parlamento il "suo" programma di governo, una lista di leggi e iniziative varate da Downing street. Ma qualcosa deve avere imparato, in tanti incontri con i grandi della terra: nei suoi discorsi non c´è mai un aggettivo in meno o in più, glieli scrivono ma lei deve pur approvarli. È l´unico capo di stato al mondo ad avere compiuto la transizione dalla guerra fredda alla globalizzazione restando sempre al suo posto, ed è capo di stato non solo del Regno Unito ma anche, per quanto suoni obsoleto, di quindici ex-colonie britanniche rimaste membri del Commonwealth, inclusi grandi paesi come Australia e Canada. Dove crescono le pressioni per tagliare quest´ultimo retaggio del British Empire - ma non certo finché c´è lei sul trono: la sua ultima visita "Down Under" (come viene chiamata la terra dei canguri), l´anno scorso, è stata un successone, e dire che era la sedicesima volta che ci andava; ed è stato un sorprendente successo anche il suo primo viaggio ufficiale in Irlanda, un´ex-colonia con il dente avvelenato con Londra, al punto che vorrebbe portarle via un´intera regione, l´Ulster. Ma anche lì Elisabetta ha fatto venire le ginocchia molli d´emozione a grandi e piccini: solo le rock star sono capaci di esercitare un fascino simile, e neanche Mick Jagger lo fa da tanto tempo quanto lei. Per questo il Giubileo di Diamante (60 anni sul trono, un record raggiunto in precedenza soltanto dalla regina Vittoria) sarà una grande festa nazionale: il governo ha perfino aggiunto un giorno di vacanza al calendario, in giugno, per permettere ai suoi sudditi di celebrarla come merita. In quel lungo weekend ci saranno una regata di mille imbarcazione sul Tamigi, guidata da una barca con a bordo la regina; un grande concerto rock davanti a Buckingham Palace; "street parties", le tradizionali feste di strade con una tavola imbandita in mezzo alla via, le bandierine dell´Union Jack, fiumi di birra e montagne di salsiccia, in tutte le città. La regina e Filippo, che a 90 anni sembra essersi ripreso dall´intervento cardiaco sofferto a Natale, visiteranno in lungo e in largo il loro regno; figli e nipoti, ragione di non pochi dolori per più di un decennio (tre divorzi e una tragica morte), faranno lo stesso nei paesi del Commonwealth. L´idea che una sovrana così popolare, amata dalla gente, stimata dal resto del mondo, per il quale interpreta in fondo la parte di ultima regina da favola del pianeta, possa essere sostituita da un principe ombroso, ambizioso e controverso come Carlo, fa tremare i "royal watchers", i biografi della casa reale. Ma Carlo ha già oggi l´età in cui solitamente si va in pensione e potrebbe avere tra i 70 e gli 80 anni prima che venga il suo momento: perciò, a dispetto delle regole, molti sperano che sia meglio far saltare un turno alla monarchia e assegnare l´eredità al giovane William. O meglio ancora, per il più a lungo possibile, tenersi stretta lei: la regina «per sempre».