Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

"L´articolo 18 vale 200 punti di spread" il governo cerca la sponda europea – ROMA - Spread e articolo 18

"L´articolo 18 vale 200 punti di spread" il governo cerca la sponda europea – ROMA - Spread e articolo 18. L´uno dipende dall´altro. Per far scendere il primo, bisogna intervenire sul secondo. Solo apparentemente non c´è connessione tra l´andamento dei titoli pubblici italiani e la norma dello Statuto dei lavoratori che tutela con il reintegro nel posto di lavoro il licenziamento senza giusta causa. In realtà, quando il premier Mario Monti o il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, parlano del nuovo mercato del lavoro, pensano anche al grafico che registra l´andamento dello spread dei nostri Btp decennali rispetto al Bund tedesco. Sanno che hanno ereditato uno spread intorno ai 500 punti e che il 4 dicembre per effetto dell´approvazione della riforma del sistema pensionistico la distanza scese a 368 punti, il minimo da quando sono al governo. Ma ancora troppo (ieri i mercati hanno chiuso a quota 373 punti), segno che agli occhi degli investitori internazionali abbiamo recuperato credibilità, ma non completamente. Bene, la prossima discesa passa - secondo il governo Monti - da un intervento netto e chiaro sul mercato del lavoro compreso l´articolo 18. Perché questo può dare il segno della discontinuità e può "regalarci" - stando alle stime dei tecnici al tavolo del lavoro - altri duecento punti di affidabilità, quasi tornando alla situazione pre-crisi. E se arrivasse un nuovo "richiamo" da Bruxelles sul mercato del lavoro, il governo non sarebbe affatto scontento. La sponda europea è decisiva in questa partita. Ne hanno ormai preso atto la Cisl di Raffaele Bonanni e la Uil di Luigi Angeletti. Scottati, proprio come la Cgil di Susanna Camusso, dalla decisione dell´esecutivo tecnico di varare la nuova legge sulle pensioni senza tener conto dell´opinione delle parti sociali. Così Bonanni e Angeletti hanno incrinato il fronte sindacale. Entrambi si sono detti disponibili a prevedere i licenziamenti individuali per motivi economici, escludendoli dalla protezione del reintegro previsto dall´articolo 18. Che - a questo punto - si limiterebbe a tutelare i licenziamenti discriminatori, cioè basati su valutazione che possono riguardare il sesso, le opinioni, la religione, la razza del lavoratore, e quelli senza giusta causa. Negli altri casi anziché il reintegro ci sarebbe un risarcimento economico (la Cisl propone fino a due anni di indennità di mobilità). Bonanni e Angeletti non vogliono essere esclusi. Vogliono essere della partita anche a costo di non ritrovarsi più a fianco la Cgil o di sorprendere la stessa Confindustria che non si aspettava un passo di questo tipo così presto. Significativa la battuta di Bonanni: «La Camusso? Non l´ho sentita, c´era la neve anche sulle linee telefoniche». Ieri la Cgil ha riunito la Direzione. La Camusso ha detto che la trattativa è complessa e che si deve provare ad andare avanti cercando di conservare la fragile unità con Cisl e Uil. Resta, però, l´indisponibilità a interventi sull´articolo 18. Nessuno immagina accordi separati. Ma pure la Cgil è convinta che il governo non si fermerà. La Camusso: «Questo è un governo che spesso pensa di non dovere render conto a nessuno e quindi immagina di poter procedere anche da solo». Verso le decisioni «impopolari», come ha detto la Fornero.