Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

L´esercito in campo a pagamento 600 euro al giorno per 10 spalatori l´ira dei sindaci, e c´è chi rinuncia – ROMA - Dieci soldati con pala per una settimana? «Tremila euro»

L´esercito in campo a pagamento 600 euro al giorno per 10 spalatori l´ira dei sindaci, e c´è chi rinuncia – ROMA - Dieci soldati con pala per una settimana? «Tremila euro». Una ruspa? «Ottocento euro». I sindaci alla prese con l´emergenza chiedono aiuto all´esercito? Basta pagare. «Seicento euro al giorno per una squadra di spalatori. Più vitto e alloggio», dice Franco Corbucci, sindaco di Urbino, con neve alta un metro e mezzo in città e tre o quattro metri nel circondario. «Dobbiamo riuscire ad arrivare nelle frazioni isolate per fornire cibo, acqua, medicine. Pagherò. Certo però questa faccenda è strana». Che ci sarebbe stato un conto da saldare Corbucci, come molti altri suoi colleghi, lo ha scoperto venerdì scorso nell´ufficio del prefetto. È dalla prefettura infatti che in caso di calamità naturali partono le richieste di aiuto all´esercito. «Mentre facevamo il fax mi hanno detto che non era gratis. Mi è sembrato singolare. Ma ho dovuto accettare. Poi sono arrivati tredici militari con tre grossi mezzi, la gente si è rincuorata. Senza non ce la faremmo». Corbucci sa che spenderà poco più di tremila euro. «Non è tanto per la cifra, che non ho, ma è il principio che lascia perplessi». Più salato il conto per il comune di Ancona, che ha reclutato 14 spalatori del ventottesimo reggimento di Pesaro, 17 militari più sei mezzi spazzaneve. Cento euro per ogni soldato, anche 900 per una grossa ruspa, 200 per un bobcat. Il sindaco, Fiorello Gramillano, si è impegnato a onorare. «Naturalmente faremo fronte agli accordi - dice - ma non trovo giusto che in caso di calamità questa debba essere a carico della comunità colpita». È il presidente della Provincia di Pesaro, Matteo Ricci, del Pd, ad aver sollevato la polemica. «Raggiungere o non raggiungere un´abitazione, un borgo sepolto dalla neve è spesso questione di vita o di morte per anziani, malati, bambini - ricorda - I comuni e le province sono già strozzati dal Patto di stabilità, stanno spendendo milioni di euro, che non hanno, per mettere in campo spazzaneve, pale meccaniche, servizi di prima necessità. E devono pagarsi pure l´esercito». Quando gli hanno detto che doveva sborsare denaro il sindaco di Sora, Ernesto Tersigni, del Pdl, non riusciva a crederci. «Ho trenta famiglie isolate, non riusciremo a raggiungerle prima di due o tre giorni - dice - ho dovuto inviare per fax una dichiarazione con cui il Comune si è preso la responsabilità delle spese. Ho chiesto cinquanta uomini e un grosso mezzo spazzaneve. Adesso con lo stato d´emergenza, la Polverini ci darà duecentomila euro. Pagherò con quelli. Ma altri come faranno?». Infatti parecchi sindaci di piccoli Comuni hanno rinunciato. Qualcuno persino davanti a un preventivo di soli ottocento euro. L´impiego a titolo oneroso dei soldati nasce dopo la riforma della leva e da un accordo fra ministeri della Difesa e degli Interni. «Noi non abbia mandato preventivi a nessuno», dice una fonte vicina ai vertici dell´Esercito. «In caso di calamità la legge stabilisce interventi onerosi e non. Se c´è bisogno si parte subito, noi alla fine consegniamo soltanto i consuntivi di spesa». E spiega che ogni volta è il governo con un´ordinanza a decidere se gli interventi saranno "a pagamento". «Le città non hanno mai sborsato niente - afferma il militare - Se le Regioni proclamano lo stato d´emergenza i soldi arriveranno da lì, altrimenti sono costi gestiti nei bilanci della Difesa e degli Interni». Ed è il ministero della Difesa ad intervenire nella polemica con una nota: «Le forze armate non avanzano richieste onerose alle amministrazioni locali per intervenire. Il problema dei costi riguarda rapporti tra amministrazioni ministeriali». Appunto loro e il Viminale. Alla fine i sindaci hanno capito che la via più breve per saldare il conto è lo "stato d´emergenza". Che la Regione Marche, duramente colpita dal maltempo, non ha ancora chiesto. «Perché - dice il governatore Gian Mario Spacca- in base al drecreto Milleproroghe a pagare sarebbero i cittadini, costretti a subire, come per le ultime alluvioni, un´altra accise sulla benzina».