Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Contador re dopato cancellati i suoi trionfi – Il più importante ciclista del mondo si è dopato per vincere un Tour

Contador re dopato cancellati i suoi trionfi – Il più importante ciclista del mondo si è dopato per vincere un Tour. La tremenda e incredibilmente tardiva sentenza su Contador arriva dopo diciotto mesi surreali, con l´imputato sempre e comunque in bici, a parte una breve "sosta tecnica", trionfatore in contumacia e fino a provetta contraria. Tanto che lo spagnolo triste ha già quasi del tutto scontato la condanna del Tas, inappellabile: come un ladro lasciato ugualmente a piede libero, solo che alla fine deve restituire la refurtiva, un Tour e un Giro d´Italia, mica briciole. Lo hanno fatto pedalare lo stesso perché conveniva a tutti, agli sponsor, alle tivù e agli organizzatori delle corse, e pazienza se era tutta una farsa. Una cosa del genere non si era mai vista, anche se c´è chi, come Merckx, adesso ha la faccia tosta di parlare di attentato al ciclismo. Uno sport magnifico, ma suicida. Nessuno poteva credere alla ridicola scusa della bistecca drogata, un insulto all´intelligenza della corte e soprattutto del pubblico, persone di ogni età che continuano a riempire le strade, anime ingenue e appassionate, nonostante certi tizi non abbiano più una sola molecola di credibilità, altro che clenbuterolo. Ma non è credibile neppure una giustizia così pachidermica. Il ciclismo ne esce a pezzi dopo una stagione che pareva quasi tranquilla, a parte le follie del nostro Riccò. E viene sbugiardata anche la giustizia sportiva spagnola, a suo tempo di parte, troppo morbida e forse succube dell´ex premier Zapatero: ci si mise di mezzo addirittura lui, paladino di chissà quale libertà. Avrebbe fatto meglio a tacere. Il vero problema di questa condanna sono i tempi infiniti. Nessuno, compreso il più truce criminale, dovrebbe attendere anni per conoscere la propria sorte, anche se questo accade ogni giorno e in ogni tribunale, per vicende assai più gravi che una corsa in bicicletta truccata. Però un atleta ha esigenze diverse, per gareggiare ha bisogno di essere pulito. E se è sporco, lo si fermi. La zona grigia che ha avvolto Contador per due anni è stata una beffa, ha permesso al circo di replicare il suo triste spettacolo, peccato che fosse tutto finto. Adesso si dovranno riscrivere le classifiche, e tra una manciata di mesi il condannato sarà di nuovo in sella. Quantomeno singolare la reazione di Andy Schleck e Scarponi, i ciclisti risarciti della refurtiva (un Tour e Giro d´Italia): dicono che gli dispiace, invece di essere furibondi col ladro. Forse perché mangiano tutti nello stesso piatto, sporco. E allora, colui che poteva diventare il più grande ciclista dell´era moderna ci ha proprio fregato? Come mai, alla fine delle salite più terribili, era sempre fresco come una rosa? E perché, anche nei giorni di gloria più lucente, non sorrideva neanche sotto tortura? Era introverso o sapeva troppo? Ogni ipotesi resta valida, con una certezza: Contador non si era dopato di filetto al sangue. Al sangue, semmai, era lui. Sangue marcio.