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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Quando a sposarti è il tuo migliore amico – «No, mi dispiace, il sindaco non dà deleghe». Così a Perugia

Quando a sposarti è il tuo migliore amico – «No, mi dispiace, il sindaco non dà deleghe». Così a Perugia. E a Milano: «Sì, venga quando vuole non c´è problema». Roma: «No, assolutamente, qui i matrimoni li celebrano soltanto gli addetti comunali». Venezia: «Sì, noi siamo disponibili, se vuole le mando i moduli per fax». Torino: «No, niente privati cittadini». State pensando di sposarvi e sareste felici se al posto del sindaco ci fosse il vostro migliore amico o una cara compagna di scuola, così come prevede la legge? Preparatevi al peggio. O magari a cambiare comune. Perché in Italia il matrimonio "fai-da-te" è possibile ma è anche vietato, è legale ma anche discrezionale, si può fare, anzi no. C´è chi ve lo comunica con gentilezza, chi un po´ più bruscamente, dipende dall´ufficio matrimoni, o magari chissà dalla giornata. L´unica certezza però è che tutto è molto difficile. Molti comuni, infatti, dicono di sì, ma sempre più comuni invece chiudono le porte, e dicono di no. Questione di decoro sembra. O forse di troppa burocrazia. O magari di orgoglio amministrativo. Il matrimonio deve essere celebrato dal sindaco - fanno sapere i primi cittadini contrari - dai consiglieri, basta con queste nozze autarchiche, così allegre e così irriverenti... Un bel salto all´indietro, proprio mentre il matrimonio "fai-da-te" si stava diffondendo in tutta Italia, con grande gioia di sposi e ospiti. Nel nostro paese esiste infatti una legge che risale al 1939, (ma ribadita dal Dpr 396 del 2000) la quale prevede che su delega del sindaco anche un qualunque cittadino, in possesso del diritto di voto, e che non sia parente di primo grado, può unire altri due cittadini in matrimonio. Una volta decisa la data, la persona indicata dalla coppia si presenta all´ufficio matrimoni del comune prescelto, compila alcuni moduli e porta i documenti richiesti. Se tutto è in regola il sindaco rilascia una delega e il matrimonio si può fare. E invece no. Prendiamo Roma ad esempio. Fino al 2009 nella Capitale si celebravano circa 500 matrimoni "fai-da-te" l´anno. Poi, tre anni fa, l´allora vicesindaco Mario Cutrufo, con una lettera inviata a tutti gli uffici competenti, dichiarava che il Comune non avrebbe rilasciato più deleghe "matrimoniali" ai privati cittadini. «In realtà - spiegano i collaboratori del sindaco Alemanno - la vera motivazione è che i matrimoni celebrati in quel modo perdevano solennità, e che più volte si erano verificati episodi non consoni all´importanza del rito». E quindi basta. Ma in realtà le motivazioni sono più d´una. A Roma il "pacchetto matrimoni", è gestito dai dipendenti comunali in pensione, i quali percepiscono un piccolo forfait mensile per le cerimonie nuziali che celebrano. Quindi si sarebbero potuti sentire "spodestati". Porte chiuse dunque a Roma ai privati cittadini, a meno però che il sindaco non decida il contrario per qualche motivo particolare. Peccato però. Racconta Moira sul forum "Alfemminile": «Mi sono sposata nella sala comunale delle Terme di Caracalla, e ad accogliere il mio sì c´era Paola, la mia amica di infanzia, la mia amica di sempre, e alla fine è proprio a lei che ho lanciato il bouquet, Paola ha letto una poesia che mia madre aveva scritto qualche mese prima di morire, abbiamo riso, pianto, è stato indimenticabile...». Se Roma mette il veto, al comune di Milano l´atmosfera è completamente diversa. All´ufficio matrimoni sono gentili e prodighi di informazioni: «Sì, venga, non c´è problema, ormai sono tanti che chiedono di sposarsi così, lei ci compila il modulo, basta un mese prima, ed è fatta". Così a Venezia, a Bologna, Firenze, Napoli. Niente da fare invece a Torino. «Guardi qui abbiamo tanti consiglieri comunali - tagliano corto all´ufficio matrimoni - non si danno più deleghe». A Perugia, addirittura, chiamano dalla segreteria del sindaco: «Ci dispiace molto, ma da noi non è più possibile... Questione di decoro sa, il matrimonio è una cosa seria...».