Arturo Zampaglione, la Repubblica Affari e Finanza 06/02/2012, 6 febbraio 2012
Effetto Facebook a Wall Street chi si arricchirà con la mega-Ipo – Una pioggia di milioni di dollari, in molti casi persino di miliardi, sta per abbattersi sulla Silicon Valley e su Wall Street, con effetti benefici anche in altre zone d’America e in strati sociali meno fortunati
Effetto Facebook a Wall Street chi si arricchirà con la mega-Ipo – Una pioggia di milioni di dollari, in molti casi persino di miliardi, sta per abbattersi sulla Silicon Valley e su Wall Street, con effetti benefici anche in altre zone d’America e in strati sociali meno fortunati. Quando infatti sarà completato l’iter per l’ingresso in Borsa di Facebook, avviato la settimana scorsa, il sito di social network fondato da Mark Zuckerberg, che oggi ha oltre 800 milioni di utenti in giro per il mondo, finirà per raggiungere una valutazione di 75100 miliardi di dollari. Risultato: mille persone diventeranno milionarie nel giro di poche ore, a cominciare dai dipendenti della prima ora che spesso venivano pagati con stock option. Il patrimonio personale del giovane Zuckerberg (27 anni) schizzerà a 28 miliardi di dollari (nel caso di valutazione a 100 miliardi), ponendolo così al nono posto della classifica Forbes e al terzo nella hit parade dei Paperoni dell’hitech, dopo Bill Gates (Microsoft) e Larry Ellison (Oracle). Ma l’effettofiducia della quotazione di Facebook andrà ben oltre, in questo anno elettorale di lenta ripresa americana. Sarà, nell’opinione della maggior parte degli editorialisti più quotati, un fattore proObama, se non altro perché il presidente ha eletto Zuckerberg un po’ a proprio consigliere personale. Ma non finirà qui: l’ammirazione per una società che in soli sette anni e mezzo di vita è arrivata a valere 100 miliardi sicuramente creerà un effettoimitazione indotto. Nell’importante settore del venture capital, inoltre, saranno incoraggiati gli investimenti e si tornerà a credere con rinnovata convinzione della capacità dell’hitech di trainare lo sviluppo, non solo in Silicon Valley. Fondi e grandi investitori hanno già comprato nei mesi scorsi sul mercato secondario, attraverso SharesPost e SecondoMarket Holdings, molte azioni della società di Zuckerberg, e quindi non si affretteranno a prenotare grandi quantitativi della nuova emissione. In compenso gli analisti sperano in un interesse da parte degli utenti di Facebook, magari attratti dalla prospettiva di un bis di Google, le cui quotazioni schizzarono del 18 per cento nel primo giorno di quotazione e in seguito sono cresciute del 500 per cento. Certo, molto dipenderà dal prezzo finale della Ipo (Initial public offering), dalle condizioni dei mercati al momento della quotazione, prevista tra 46 mesi, e dai giudizi sulla possibilità di Facebook di espandersi. Alcuni analisti sono preoccupati: il timore è quello di subire il boomerang di un’altrettanto grande bolla speculativa dalle conseguenze imprevedibili. Il social network dicono gli scettici è una comunità virtuale il cui valore è nella sua esistenza online e non in prodotti industriali in commercio, come ad esempio nel caso di Apple sono l’iPad e l’iPhone. La sensazione dei brokers del floor è insomma quella di trovarsi al bivio fra sogno e paura. Ma per cominciare, a brindare saranno i più stretti collaboratori del chief executive, i gruppi di capital venture che intuirono in tempi non sospetti le potenzialità di Facebook, gli investitori della prima ora, i banchieri incaricati dello sbarco a Wall Street e persino David Choe. Chi? E’ inutile cercare il suo nome nei board delle finanziarie o tra i gestori dei fondi: è un artista di origini coreane che ha eseguito i graffiti che decorano gli uffici di Facebook. In cambio ricevette un pacchetto di titoli che oggi di colpo vale 200 milioni di dollari. Non è il primo caso. Nel 2004, quando Larry Page e Sergei Brin portarono in Borsa Google, il cuoco che cucinava per i dipendenti ed era stato retribuito con azioni, finì per incassare decine di milioni. La quotazione di Google è un utile termine di riferimento per valutare l’impatto finanziario e le sfide aperte dalla decisione di Facebook di quotarsi, Con un patrimonio di 845 milioni di utenti, 250 milioni di foto, 2,7 miliardi di commenti al giorno e 100 miliardi di amicizie, con l’Ipo il social network conta di raccogliere almeno cinque miliardi di dollari. La ricchezza creata dallo sbarco a Wall Street delle società hitech ha sempre avuto aspetti spettacolari. Ma rispetto a Microsoft, Google, Netscape, Amazon e ad altre aziende, Facebook sarà di gran lunga la più influente. Se il prezzo finale finirà per essere di 53 dollari ad azione (per una capitalizzazione complessiva di 100 miliardi), almeno una dozzina di persone, compreso Zuckerberg, diventeranno miliardarie. Il pacchetto di titoli della Accel, l’azienda di venture capital di Jim Breyer che sette anni fa puntò su Facebook, varrà 9,1 miliardi. Dustin Moskovitz, cofondatore di Facebook, avrà 6,1 miliardi. La Dst andrà a quota 4,3 miliardi; il terzo cofondatore Eduardo Severin a 4 miliardi; l’ex presidente Sean Parker a 3,2 miliardi; l’investitore Peter Thiel a 2 miliardi, la Microsoft a 1 miliardo. Consistenti anche i guadagni della Elevation Partners di Bono, Sheryl Sandberg (direttore generale), il padre di Zuckeberg, il direttore finanziario David Ebersman, la Goldman Sachs. I fratelli Tyler e Cameron Winklevoss, nemici di Zuckerberg che accusavano di aver rubato loro l’idea di Facebook (la loro storia è nel film "The social network") vedranno rivalutate le azioni ricevute nell’accordo. Che succederà con questa pioggia di denaro, che qualcuno già paragona a una iniezione di liquidità o una manovra di stimolo economico? Gli agenti immobiliari di Palo Alto e i concessionari di auto sportive, i cantieri navali e i consulenti finanziari si preparano all’arrivo dei "mille milionari", sperando di dimenticare così la crisi del 2008 e la grande recessione. Ma a differenza di altre "piogge" sulla Silicon Valley, i babymilionari di Facebook appaiono meno attratti dalle sirene del consumismo. E lo stesso Zuckerberg, che pure ha abbandonato le scarpe da ginnastica e le felpe con il cappuccio per indossare abiti più tradizionali, specie negli incontri con Barack Obama, sottolinea la diversità culturale. «Facebook ha scritto il giovane chief executive in una lettera allegata ai documenti per l’Ipo non fu creata come una impresa ma per svolgere una missione nella società». La quale, spiega, è a un punto critico per via di Internet. Così, mentre «Facebook dà alle persone il potere di condividere idee e di trasformare istituzioni e aziende», Zuckeberg si aspetta che, «con il passare del tempo, i governi diventino più sensibili ai problemi e alle preoccupazioni espresse direttamente da tutta la gente invece che attraverso intermediari controllati da pochi individui». Come dire: è un messaggio ambizioso, forse un po’ presuntuoso e quasi rivoluzionario, questo del fondatore di Facebook. In teoria sembra cozzare con la scelta di affidarsi ai modelli tradizionali delle banche di Wall Street per l’arrivo in Borsa e soprattutto con la struttura del capitale sociale di Facebook, diviso in azioni di serie A e serie B, che consentirà di Zuckeberg di disporre, anche attraverso alcuni accordi, del 57 per cento dei voti in assemblea. Potrà quindi fare il bello e il cattivo tempo, senza controlli reali e senza neanche dover nominare consiglieri di amministrazione indipendenti. Le sorti del sito di social network continueranno quindi a essere legate a doppio filo con il fondatore. Ma al di là di questa contraddizione tra fini sociali e pratiche ipercapitaliste, la "pioggia" di Facebook rischia di avere effetti sorprendenti. "Servirà a finanziare un’ondata di innovazioni e a creare la nuova generazione dei Google e dei Facebook", prevede Mark Cannice, professore di "imprenditorialità" all’università di San Francisco. Di sicuro le aziende di venture capital, a cominciare dalla Accel partners, reinvestiranno quasi tutti gli utili in altre avventure simili. E già si parla dell’avvento di una "Facebook mafia", cioè di un gruppo di exdipendenti, ingegneri e inventori che utilizzeranno i milioni della quotazione in Borsa per finanziarsi reciprocamente le startup nella Silicon Valley.