Angelo Aquaro, la Repubblica 06/02/2012, 6 febbraio 2012
Polo ma quanto ci costi – Quella sua maglietta fina sarà anche stata tanto stretta al punto che s´immaginava tutto: ma chi avrebbe mai immaginato che il costo di quella maglietta sarebbe quintuplicato dal produttore al consumatore? Da 30 a 150 dollari: dalla fabbrica al bancone del negoziante
Polo ma quanto ci costi – Quella sua maglietta fina sarà anche stata tanto stretta al punto che s´immaginava tutto: ma chi avrebbe mai immaginato che il costo di quella maglietta sarebbe quintuplicato dal produttore al consumatore? Da 30 a 150 dollari: dalla fabbrica al bancone del negoziante. Il miracolo della moltiplicazione dei prezzi la dice lunghissima su quanto ci costa tenere il passo della moda: e soprattutto su quanto costa alle poveracce e ai poveracci chinati sulle macchine da cucine. Chiariamo: 150 dollari per una maglietta è una cifra esageratamente folle ma straordinariamente in linea con quella legge dell´elasticità del prezzo che è un pilastro dell´indagine microeconomica. D´altronde le polo KP MacLane non sono fatte per essere vendute ai supermercati dei sobborghi del pianeta. Katherine e Jared MacLane, la coppia di Atlanta che ha messo su il redditizio brand, ha mosso i primi tiepidi passi nel mondo della moda sul calorosissimo tappeto rosso della boutique di Hermès a Beverly Hills: che non è certo un posto dove aggirarsi in cerca di risparmi. Ma il cammino dalla fabbrica al cliente che il prestigioso marchio ha svelato al Wall Street Journal è un´occasione più unica che rara per sbirciare in un mondo non sempre così trasparente come quella famosa maglietta fina, appunto, cantata dal poeta. La "case-history", come si chiama appunto in gergo l´analisi di una parte spesso poi rappresentativa del tutto, è a dire il vero particolare. La sfida dei MacLane era quella di produrre una maglietta che potesse andare per il tempo libero ma anche per l´ufficio. Ma nella ricerca della polo lussuosamente perfetta i due hanno fatto delle scoperte per loro stessi paradossali. Calati in Europa per dotarsi tra Italia, Spagna e Francia del cotone migliore, hanno finito per scegliere un misto cotone che vestiva meglio dell´originale: pagato in una fabbrica vicino a Parigi 5.8 dollari al metro, cioè meno dei 9 dollari del cotone puro. E ancora più strano per un capo di lusso, la coppia di stilisti ha rinunciato ai bottoni in madreperla: costano 1 dollaro l´uno e si rompono più spesso di quelli di plastica, che costano solo 3 centesimi. Perché non risparmiare visto che nel progetto i bottoni sono fra l´altro quattro per maglietta: tre al posto degli soliti due sul colletto e uno di riserva? All´insegna del local è meglio, hanno poi deciso poi di realizzare un prodotto con quelle tre paroline che il presidente Barack Obama vorrebbe vedere utilizzate più spesso dagli imprenditori che preferiscono volare invece nella più economica Cina e poi si lamentano della disoccupazione di: made in Usa. Costo della lavorazione in una fabbrica di New York: 11,5 dollari e mezzo. Morale? Il costo del lavoro è meno del doppio di quello del tessuto. E a incidere nel costo finale dei 30 dollari è poi il trasporto dalla fabbrica di New York alla sede di Atlanta: quei 5 dollari che sono quasi la metà, ancora, del costo del lavoro. E poi i 3 dollari per le originalissime sacche ecologiche: sono di lino e sono ispirate alle sacche da lavanderia degli alberghi. Anche qui: la sacca costa un decimo dell´intera maglietta. Il miracolo si avvera quando arriviamo al prezzo finale. La maglietta che ai produttori costa 30 dollari viene venduta all´ingrosso più del doppio. E al dettaglio più del quintuplo: per via appunto di quella legge per cui l´ingrosso rivende al dettaglio per 2.2/2.5 volte tanto. Stupiti? Dice il Wall Street Journal che una maglietta così in Cina sarebbe costata da 1 a 2 dollari: altro che 30. Ma è ancora niente. Un´inchiesta del New York Times ha scoperto che cosa c´è dietro la polo da 9 dollari venduta dal più grande supermercato d´America: Wal Mart. Qui il prezzo finale è triplicato. Wal Mart ha a disposizione una catena infinita di 30mila fabbriche nei posti più poveri del mondo. Più fabbriche ha a disposizione, più bassi sono i prezzi. Per esempio compra quelle polo che venderà a 9 dollari per soli 3 dollari in una fabbrica in Honduras: la Han Soll Textile. Dove l´operaia tipo Isabel Reyes produce 1200 capi nelle sue 10 ore di lavoro al giorno: due polo al minuto. Per 35 dollari alla settimana. Ecco dunque l´ultimo paradosso. Se vuoi il made in America lo paghi cinque volte di più, se vuoi risparmiare lo fai sulla pelle degli altri: piccolo grande orrore.