Valentina Acordon, la Repubblica 06/02/2012, 6 febbraio 2012
INDOVINARE IL FUTURO SENZA GUARDARE IL CIELO
INDOVINARE IL FUTURO SENZA GUARDARE IL CIELO –
Per fare arrabbiare un meteorologo bisogna chiedergli se ci "azzecca" con le previsioni. Il verbo azzeccare, più adatto ad un oroscopo o a lune e almanacchi a cui si affidavano i nostri nonni, non rende certo giustizia alla mole di ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e risorse umane che sta dietro ai bollettini che leggiamo tutti giorni. Le previsioni infatti ormai ci seguono ovunque tra tv, radio, giornali, internet e ora anche su smartphone e tablet e questo è il segno tangibile che da almeno dieci anni funzionano sul serio e sono utili. Si stima che l´affidabilità sul primo giorno di previsione sia superiore al 95%, ci possono essere quindi errori circa venti volte all´anno, ma quale altra scienza ci permette di prevedere il futuro con una tale ragionevole certezza?
Eppure la storia delle previsioni meteo era cominciata malissimo. Giusto centocinquant´anni fa il pioniere Robert Fitzroy iniziò a pubblicare un bollettino sul Times con risultati quasi disastrosi, tanto che divenne bersaglio di sarcasmi e insulti da parte dei suoi connazionali; se la prese pure la Chiesa Anglicana, secondo la quale il termine "prevedere il tempo" era blasfemo e il povero Fitzroy si suicidò. Il suo metodo era infatti troppo rudimentale; le equazioni che regolano i moti dell´atmosfera sono così complicate che necessitano di milioni di miliardi di operazioni per essere risolte. Può farlo in tempi brevi solo un supercomputer e così il meteorologo di oggi non guarda più il cielo, ma al pc analizza dati e carte di modelli di simulazione. Questo però non basta e per una buona previsione conta il fattore umano, fatto di sensibilità, conoscenza del territorio e soprattutto di esperienza, acquisita lavorando anche 7 giorni su 7 quando ci sono le emergenze, come in questo periodo. Per questo si dice che un meteorologo è come il buon vino: migliora invecchiando.