Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Vita, opere e miracoli di Jeff Bezos il tecno-guru del libro - Forse nessuno di loro in­carna meglio l’ideale del capitalista schumpete­riano, che cambia il mon­do cercando di fornire al cliente il miglior servizio possibile

Vita, opere e miracoli di Jeff Bezos il tecno-guru del libro - Forse nessuno di loro in­carna meglio l’ideale del capitalista schumpete­riano, che cambia il mon­do cercando di fornire al cliente il miglior servizio possibile. Pazien­za se i ricavi (poi cospicui) non so­no immediati: prima di tutto viene l’innovazione,un po’ per il gusto di creare qualcosa di mai visto, un po’ perché nelle praterie del web chi arriva primo incamera un van­taggio colossale sulla potenziale concorrenza. Era il credo di Steve Jobs, fondatore di Apple e invento­re di iPod, iPad e iPhone: «Pensia­mo che il Mac venderà alla grande, ma non lo abbiamo costruito per quello. Volevamo solo costruire il migliore prodotto possibile». È il credo di Mark Zuckerberg, fonda­tore di Facebook: «Non costruisco servizi per fare soldi. Faccio soldi per creare servizi migliori». Ed è quello di Jeff Bezos, padre di Ama­zon, la più grande libreria on line, e del Kindle, il lettore di e-book al momento più diffuso: «Stiamo in­vestendonell’innovazione. Rende­re ora Amazon redditizia sarebbe ladecisionepiùstupidadaprende­re ». Questo non significa, ovvia­mente, non capitalizzare e tanto meno ignorare il mercato: il discus­so prossimo ingresso di Facebook in Borsa è lì a dimostrare che questi signori, quando arriva il momento giusto, sono imprenditori sensibili al guadagno e alla crescita della propria azienda. Di Jobs e di Zuckerberg,all’incir­ca, sappiamo tutto. La biografia del primo, scritta da Walter Isaac­son­ed edita da Mondadori è in clas­sifica in mezzo mondo dalla morte del protagonista, avvenuta il 5 otto­bre 2011. Al secondo è dedicata un’ampia bibliografia, ma la sua immagine pubblica è stata defini­ta soprattutto dal film The Social Network firmato nel 2010 dal regi­sta David Fincher. Bezos, invece, è personaggio me­no noto, nonostante l’espansione di Amazon abbia innescato una ri­voluzione nell’editoria libraria mondiale. E dire che entrò in quel settore quasi per caso: il giovane manager che passava di lavoro in lavoro, prevalentemente nel setto­re informatico-bancario, non ave­v­a una passione particolare per i li­bri, ma considerava l’editoria un mercato colonizzabile grazie al web. Non c’è terremoto che non sia stato innescato da una mossa di Bezos: la crisi delle librerie tradizio­nali, l’avvento dell’e-book,il feno­meno dell’autopubblicazione, la drastica perdita di peso dell’edito­re a vantaggio del venditore finale (meglio: di Amazon). Una vecchia frase di Bezos riassume questi cam­biamenti e annuncia quelli futuri: «Su internet, tutti sono editori». One click di Richard L. Brandt (Riz­zoli­Etas, pagg. 290, euro 19) non è una biografia in senso stretto: mol­te pagine sono dedicate alle inno­vazioni appena citate, e più che ri­costruire la vita di Bezos, ne rico­struiscono le strategie industriali. Ci sono però anche molte pagine dedicate all’infanzia,agli studi e ai primi passi nel mondo del web. Jeff nasce il 12 gennaio 1964 in New Mexico, ed è registrato come Jeffrey Preston Jorgensen. Del suo padre biologico nulla si sa. Bezos è ilcognomedelsecondomaritodel­la madre, Miguel, esule cubano in fuga da Fidel Castro. Infanzia e ado­lescenza del futuro CEO di Ama­zon sono raccontate con le stesse modalità narrative con le quali nel Medioevo si raccontavano le vite dei santi. È una caratteristica, per altro, comune alle molte biografie di Jobs e Zuckerberg. Alle elemen­tari i primi segni della predestina­zione: una ferrea concentrazione, una abilità sorprendente con i nu­meri e i «lavoretti» manuali. Ed ec­co i primi miracoli: Jeff fa ripartire il trattore del nonno, Jeff crea un ru­dimentale modem, Jeff pur essen­do magrolino diventa leader della squadra di football... Poi ci sono i tratti tipici da nerd dell’informati­ca, immancabili: quanti aneddoti abbiamosentitosuJobs hippie fuo­ri tempo massimo o sulle infradito sfoggiate da Zuckerberg anche di fronte ai banchieri più importan­tit? Ed ecco Jeff che negli uffici di Amazon vuole solo tavoli fatti con porte riciclate, Jeff che organizza una sfida a gavettoni per festeggia­re il matrimonio, Jeff che lascia cir­colare per l’azienda gli animali do­mestici suoi e dei suoi dipenden­ti... Il fatto che simili episodi siano presenti in lavori serissimi (e, a scanso di equivoci, interessanti) come la biografia di Jobs a cura di Isaacson o quella di Bezos scritta da Brandt, è singolare ma in fondo descrive un aspetto della nostra epoca: il santo è stato sostituito dal guru sub specie tecnologica, il web e i suoi profeti hanno qualcosa di mistico. E noi, i credenti, corriamo ad aggiornare lo status di Face­book, a scaricare un po’ di musica da iTunes e a comprarci un bel li­bro su Amazon.