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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Bambine ma con il seno Adesso sotto accusa finisce l’omogeneizzato - Si torna con prepotenza a indagare sul tealrca, ossia la cre­scita precoce del seno in tenerissi­ma età per le bambine

Bambine ma con il seno Adesso sotto accusa finisce l’omogeneizzato - Si torna con prepotenza a indagare sul tealrca, ossia la cre­scita precoce del seno in tenerissi­ma età per le bambine. Era dal 2006 che non se ne parlava, da quando il procuratore Guariniel­lo inviò gli atti della prima inchie­s­ta alla procura di Latina per com­petenza territoriale. Oggi, la procura di Torino, co­me fece nel lontano 2002, ha sco­perto che tra il 2010 e il 2011 sono stati diagnosticati all’ospedale Re­gina Margherita 106 casi di tealr­ca. La malattia è stata riscontrata nelle piccole pazienti nel periodo compreso tra l’allattamento e lo svezzamento, dovuto alla sommi­n­istrazione di alimenti contenen­ti ormoni. I casi sono emersi nel corso di una nuova inchiesta aper­ta dal procuratore torinese. Il ma­gistrato, infatti, ha imposto nuovi accertamenti dopo che sulla sua scrivania è approdato l’esposto di un medico dell’ospedale infantile che ha diagnosticato il tealrca a una bambina nata nel dicembre 2010. A quel punto sono partiti i controlli che hanno permesso in un percorso a ritroso di portare al­la luce tutti gli altri 105 casi. Un da­to sottostimato secondo la magi­stratura, perché non sempre la malattia viene diagnosticata. Inol­tre, i 106 casi sono stati riscontrati solo all’ospedale infantile e per completare il quadro sarebbero necessarie anche le diagnosi dei pediatri e degli altri nosocomi sparsi in provincia di Torino. Non solo, al momento non sono stati eseguiti accertamenti su casi di gi­necomastia, ossia l’analoga pato­logia che colpisce i maschietti. Il procuratore ha aperto un fascico­lo d’inchiesta, a carico di ignoti, ipotizzando il reato di lesioni col­pose. Sotto esame, presso il cen­tro antidoping di Orbassano, so­no finiti i prodotti di due note mar­che di omogeneizzati con le quali era stata svezzata la bambina. An­che la vecchia inchiesta, quella che Guariniello aprì nel 2003 e venne poi trasferita a Latina nel 2006, mise sotto accusa gli omoge­nizzati. I dati di allora dicono che tra il gennaio del 2001 e il 31 dicem­bre del 2006 furono segnalati 331 episodi di tealrca precoce. In parti­colare, 285 casi (l’86 per cento) a Torino e provincia, 41 casi (il 13 per cento) nelle altre province del Piemonte e 5 casi (l’1 per cento) nelle altre regioni d’Italia. Il picco si notò proprio nel 2003 con 110 ca­si solo in quell’anno, ovvero il 161 per cento in più rispetto alla me­dia degli altri anni studiati. La pa­to­logia sarebbe da ricondurre al ri­corso a prodotti liofilazzati, ma an­che alla carne - sia bianca sia rossa - in vendita in alcune macellerie torinesi. Il dato emerse dopo uno studio scrupoloso condotto dai consulenti del procuratore ag­giunto Guariniello su 109 bambi­n­e in tenerissima età colpite da te­alrca che permise di scoprire che 48 avevano manifestato i primi sintomi dopo aver cominciato a mangiare la carne in vendita nelle tradizionali macellerie. Con una percentuale del 44 per cento sul to­tale. Il dato, imprevisto, risultava ancora più sorprendente se rap­portato al numero di bambine che si erano ammalate in età più giovane, al momento, cioè, dei passaggi dai cibi liofilizzati agli omogeneizzati e successivamen­te dagli omogeneizzati alla carne in vendita nelle comuni macelle­rie: erano stati 6 i casi riscontrati nel corso del primo passaggio, 19 quelli registrati durante la fase successiva. Insomma, liofilizzati e omogeneizzati non vennero as­solti, ma sotto inchiesta finirono anche gli allevamenti che nutriva­no gli animali con anabolizzanti: in particolare, nel mirino degli in­quirenti finirono le carni di caval­lo provenienti dal Brasile. Adesso la procura ha fatto pro­prio anche uno studio frutto di controlli che ogni anno il ministe­ro della Salute a le regioni, com­preso il Piemonte, svolgono sugli animali al momento della macel­lazione. Gli esami sui cosiddetti organi bersaglio hanno mostrato come sempre più spesso negli ani­mali si trovino tracce di anaboliz­zanti e ormoni per la crescita in percentuali superiori a quelle pre­viste dalla legge.