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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

l’intervista a Silvio Berlusconi - Silvio Berlusconi oggi si trova ai margini, una fi­gura di spicco della vita pubblica italiana, ma re­legata nel corridoio, mentre un governo di tecnocrati non eletti cerca di salvare il paese dal disa­stro economico

l’intervista a Silvio Berlusconi - Silvio Berlusconi oggi si trova ai margini, una fi­gura di spicco della vita pubblica italiana, ma re­legata nel corridoio, mentre un governo di tecnocrati non eletti cerca di salvare il paese dal disa­stro economico. Tuttavia si tratta di un bel corri­doio. C’è il grande appartamento di palazzo Grazioli a Roma dove l’ho incontrato a fine gennaio. C’è lo yacht e ci sono le magnifi­che ville di Milano e della Sarde­gna, ma secondo le voci che circo­lano a Roma sarebbe depresso, una figura isolata, che misura i passi negli oscuri corridoi delle sue case, con il divieto di parlare con i propri amici per via delle nu­merose cause legali in cui è coin­volto, terrorizzato di sollevare la cornetta del telefono per la paura di essere intercettato, con le sole guardie del corpo a tenergli com­pagnia. Tra il 2008 e il 2009 ha perso molte delle più importanti don­ne della sua vita, la madre e la so­rella, che sono venute a manca­re, e la moglie, Veronica Lario, che lo ha lasciato per via della sua ’incontrollabile’ passione per le giovani donne. Ma quando si incontra Berlu­sconi dal vivo, ci si trova davanti una persona scaltra, divertente, un ospite premuroso, che nono­stant­e tutti gli sforzi per camuffar­si sotto un trucco spesso e i capel­li tinti di castano, non può na­scondere i suoi 76 anni. *** Ma perché, 19 anni dopo l’esse­re entrato in politica, è ancora lì? Perché non tornare al calcio e agli show in topless, che offrono maggiori possibilità di fare soldi e comportano meno rischi perso­nali? Evidentemente detesta i po­litici e i politicanti di professione, dopo tutto. «Ho incontrato più in­grati e opportunisti in politica che in qualunque precedente vi­ta da imprenditore». Odia anche il confronto diretto, sia nel convo­gliare cattive notizie che nell’af­frontare gli altri, due requisiti ne­cessari per un leader politico. «Il mio stile come manager e co­m­e leader politico si è sempre ba­sato sulla persuasione e non sul­la forza», dice. «Non so come da­re ordini. So come convincere». Spiega: «Quando governi non puoi ricercare soltanto il profitto per la tua nazione, ma considera­re gli interessi di tutti i cittadini e di tutte le categorie, interessi che sono spesso in contrasto. Fai feli­ce qualcuno e ne avrai scontenta­to un altro». Potendo scegliere, Berlusconi avrebbe fatto tutti feli­ci, o almeno così dice. L’anno scorso, con l’economia italiana in crisi e il mercato dei bond che anticipava che il Paese sarebbe stato schiacciato dal de­bito pubblico, a schiacciare Ber­lusconi è stata la sua riluttanza ad ammettere il peggio. Le cose non sono andate poi così male, in­siste. Sì, il debito pubblico italia­no è alto, ma lo è anche il rispar­mio privato. Unisci le due cose, af­ferma, e improvvisamente l’Ita­lia diventa la seconda economia più forte d’Europa dopo la Ger­mania. «Lo stato italiano è indebi­tato, ma i cittadini, le famiglie e le aziende sono ricche», dice. *** Molti speravano che lui sareb­be stato la Margareth Thatcher italiana, che avrebbe sconfitto i sindacati, riformato le leggi del la­v­oro e modernizzato la rigida eco­nomia. Ma non l’ha mai fatto. L’anno scorso non è neanche riu­scito a rimediare un serio piano di austerità, mentre sembrava co­me se l’intera economia italiana stesse capitolando, nonostante il suo partito avesse la maggioran­za in entrambi i rami del parla­mento. Così è stato nominato un governo di tecnocrati, guidati dal Primo Ministro Mario Monti, per fare quello che Berlusconi non è riuscito a fare. «La colpa è mia e degli italiani», dice. «E’ col­pa mia perché non sono stato ca­pace di convincere il 51% degli italiani a votarmi. E’ colpa degli italiani quella di aver diviso il vo­to, sparpagliandolo tra molti pic­coli partiti». Il suo partito non ha mai avuto più del 38% dei voti, ob­bligandolo a stringere alleanze con altri partiti di centrodestra. «Siamo stati castrati da queste al­leanze. Non ci hanno consentito, come invece avrei voluto, di in­trodurre in Parlamento le bozze dei disegni di legge». *** Ancora una volta, la sua frustra­zione mi porta a chiedere, per­ché non rinunciare alla politica per tornare alle sue aziende? «Perché se lascio, sarà un trionfo per la sinistra». In ogni caso, di­ce, «il denaro non è così impor­tante ». Egli rimarrà in politica, lavo­rando per cambiare la costituzio­ne in modo da dare più potere al primo ministro. Ma giura che non sarà più lui a candidarsi alle elezioni da premier. Ha scelto An­gelino Alfano, 41 anni avvocato siciliano, per guidare il suo parti­to, il Popolo della Libertà. «Reste­rò nel partito a sostenerlo. Ma io sarò il padre nobile. Il padre fon­datore. Organizzerò il sostegno di cui ha bisogno». *** Antonio Martino, ex ministro degli Esteri e della Difesa detiene la seconda in assoluto tessera ri­lasciata dal movimento di Berlu­sconi Forza Italia. Martino è un si­ciliano, economista liberale, le cui idee una volta erano molto condivi­se da Berlusconi. Quando si incontrarono nel 1993, la prima cosa che Berlusco­ni gli chiese era se gli piacesse o no il calcio. Martino esitò. «Per me, tutto il resto è business», ri­corda Berlusconi. «Ma il Milan è la religione. Anche se la donna più bella del mondo mi chiedes­se di vedermi durante una parti­ta, le direi di aspettare». Quando Martino chiese a Berlu­sconi perché stava scendendo in politica, lui rispose: «Quando ero nel settore immobiliare, ho detto che avrei costruito una cit­tà satellite alle porte di Milano e mi risero in faccia. Quando ho comprato la mia squadra di cal­cio e ho detto che avrebbe vinto il campionato, e mi risero in faccia. Quando ho creato Mediaset, Gianni Agnelli mi rise in faccia». Seguendo il ragionamento di Martino, Berlusconi è entrato in politica per poter dimostrare a quanti non credevano in lui che avrebbe guidato l’Italia. *** Come un uomo d’affari, Berlu­sconi ha sempre ispirato grande lealtà. «Le mie aziende non han­no mai avuto un’ora di sciopero contro di me», dice. «Ho usato tanti sabato mattina per andare a trovare i miei dipendenti, per sta­re loro vicino, per esempio colo­ro che erano in ospedale. Li cono­scevo tutti per nome. In politica è stato più o meno lo stesso. Sono stato in grado di avere la simpa­tia, anche l’amore di un sacco di gente. Dovreste vedere quando vado ai raduni: le persone cerca­no di toccarmi, di starmi vicino anche fisicamente. Si dice che nella storia d’Italia, non c’è mai stato un politico in grado di muo­vere le folle, quanto ho fatto io». Egli parla a braccio, senza di­scorsi scritti. Quando parlava al­la forza vendita presso le sue emittenti televisive e le imprese di pubblicità, era solito dire che era di vitale importanza «portare il sole in tasca», perché l’ottimi­smo era attraente. «Sono felice con me stesso», dice. «Sono tenu­to in grande considerazione dal­le persone che mi amano. Un ter­zo del popolo italiano mi ama profondamente e me lo dimostra continuamente. Quando cammi­no si intasano le strade, se vado al ristorante la gente si alza in piedi e comincia a battere le mani e non pago mai il conto». *** Fino a pochi anni fa, i giornali italiani erano come quelli in Francia. Le vite private dei politi­ci erano off limits. Pochi politici apparivano con le loro mogli in pubblico sia durante le campa­gne o una volta in carica. Secon­do Berlusconi, tutto è cambiato. «Non potevano trovare un modo per attaccare me per la mia inte­grità e onestà », dice. «Così l’occa­sione è venuta a creare un caso: è stato il compleanno di una ragaz­za di 18 anni. Hanno inventato molte cose. Avevo promesso di essere lì per il suo compleanno. Poi, invece, hanno creato un ca­so straordinario. Da lì hanno co­minciato a raccontare tante bu­gie ». *** «Sono profondamente ramma­ricato da questo», dice. «Ma non devo chiedere perdono per nul­la. Tutto quello che ho fatto è sta­to assolutamente normale, asso­lutamente legittimo. Durante le cene c’erano tanti ospiti e, certo, c’era la confortante presenza estetica di belle ragazze. C’erano orchestre, musica, un sacco di ca­merieri, un sacco di persone. Tut­ti volevano conoscermi». Si sporge in avanti, mani sulle ginocchia. Vuole essere assoluta­mente chiaro su questo. «Ho una casa con un meraviglioso parco in Sardegna, con tutta una serie di musei, fiori e piante, e molti hanno desiderio di visitare que­sto luogo meraviglioso. Quando trascorro le mie vacanze in estate in Sardegna, ricevo richieste per 30 o 40 visite: parlamentari, uo­mini d’affari, gente di spettacolo. Così è stato estremamente agevo­le­ mettere insieme da 80 a 100 per­sone, organizzare una grande ce­na e mostrare loro tutto. Ho crea­to un museo del cactus, per esem­pio, un museo di hibiscus, pal­me, alberi di agrumi. È molto bel­lo e molto piacevole. Dopo la visi­ta c’era la cena e nel dopo cena c’era musiche e danze. Qualcosa di assolutamente normale. Una serata così dà l’opportunità di al­leviare la pressione di 80 singoli incontri che avrebbero portato via tutto il mio tempo». *** È stato allora vittima di uno ste­reotipo degli uomini italiani? Sor­ride ampiamente. «Certo. Io non sono un playboy, sono un Play­man ». Sorride divertito. «L’unica cosa della quale non sono stato accusato, in tutto questo vortice di montature fatte sul mio conto, è essere gay. Non ho nulla contro gli omosessuali, sia chiaro. Anzi. Ho sempre pensato che le perso­ne più gay ci sono in giro, meno competizione c’è». «Sto scher­zando », dice Berlusconi. A quel punto chiedo: non ha mai paura che il suo modo di scherzare la mette inutilmente nei guai?. «No. So, però, che chi mi vuole criticare, cerca sempre di creare un malinteso, approfit­tando di questa mia disposizio­ne caratteriale allo scherzo ». Ber­lusconi non sente alcun bisogno di chiedere perdono del popolo italiano, perché «non c’è niente di cui perdonarmi. In Italia mi co­noscono. Sanno che cosa mi pia­ce, sanno che sono corretto... un bravo ragazzo. Sono rispettoso degli altri... Non credo che quan­to sia stato riportato su alcuni giornali sia la verità». *** Un giornalista romano che ha «coperto» la vita politica di Berlu­sconi per la maggior parte del suo tempo mi ha detto è di gran lunga il politico più attento che abbia mai conosciuto. Se il gior­nalista fosse stato in piedi da solo fuori da una riunione fino al mat­tino, Berlusconi si sarebbe sem­pre fermato a parlare con lui. Ama vedere come le persone ri­spondono alla sua attenzione. Ama tirare la gente dai ranghi più bassi e portarla nel suo mondo. Ama vedere lo sguardo nei loro occhi, che brillano come fossero dei vincitori della lotteria. Egli go­de il potere di essere in grado di fornire tanta gioia e di ricevere gratitudine. *** Con Berlusconi la politica ita­liana è squallida, ma senza di lui è triste, mi ha detto Antonio Mar­tino. Con la morsa del piano di au­­sterità (del governo Monti , ndt ), dice Martino, gli italiani stanno avendo dei ripensamenti. «Quan­do l’esercito americano arrivò a Roma alla fine della guerra, i sol­dati trovarono dei graffiti sui mu­ri che chiedevano il ritorno di Mussolini. «Ridateci il fetente!». Così, credo, che ci sentiremo tra qualche mese.