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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

Ecco la prova: è stato Tremonti a dare il colpo di grazia al Cav - Era la mattina del 3 novem­bre quando Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti erano seduti uno davanti all’altro nell’aereo che li portava a Cannes per un G20 deli­cato e per molti versi drammatico visto che tra i temi in agenda c’era proprio la crisi italiana

Ecco la prova: è stato Tremonti a dare il colpo di grazia al Cav - Era la mattina del 3 novem­bre quando Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti erano seduti uno davanti all’altro nell’aereo che li portava a Cannes per un G20 deli­cato e per molti versi drammatico visto che tra i temi in agenda c’era proprio la crisi italiana. Motivo per cui il Cavaliere avrebbe voluto presentarsi al summit con in ma­no un decreto che recepisse la let­tera di intenti inviata a Bruxelles dal governo italiano solo una setti­mana prima. Un segnale, ripeteva Berlusconi in quei giorni, impor­tante rispetto ai nostri partner in­ternazionale e ai mercati. Quel decreto, la storia è nota, non arrivò mai. E a Cannes il Cava­liere si presentò a mani vuote. La ragione è nota, almeno agli addet­ti ai lavori, visto che il tam tam den­tro al governo e al Pdl metteva sul banco degli imputati proprio il mi­nistro dell’Economia. Da oggi, pe­rò, quello che fino a ieri era un sem­plice retroscena giornalistico di­venta un fatto certo e comprovato. Con tanto di sigillo di Pasquale Ca­scella, consigliere per la comuni­cazione del presidente della Re­pubblica. È lui a raccontare che po­c­he ore prima del Consiglio dei mi­nistri che il 2 novembre avrebbe dovuto approvare il decreto fu pro­p­rio Tremonti a mettersi di traver­so. Si presentò al Quirinale e a Gior­gio Napolitano ­disse di essere asso­lutamente contrario al decreto. «Il ministro - racconta Cascella - si era “detto convinto” si dovessero “definire solo le misure più urgen­ti tra quelle indicate” e lo si doves­se fare “ nella forma della presenta­zione di emendamenti alla legge di Stabilità” in quel momento al­l’esame del Senato». E così, invece di presentarsi al G20 di Cannes con in mano un de­creto legge che sareb­be entrato su­bito in vigore e avrebbe rappresen­tato un segnale forte per l’Ue e i mercati, Berlusconi arrivò al sum­mit con un semplice maxi-emen­damento alla legge di Stabilità, cioè nulla di preciso e di definitivo visto che un testo del genere viene modificato e ritoccato più volte du­rante i passaggi in Parlamento. Il segnale, insomma, fu debolissi­mo. E il Cavaliere ne era ben consa­pevole tanto che nei giorni del braccio di ferro con Tremonti che precedettero il Consiglio dei mini­stri i toni superarono più volte i li­velli di guardia. Con un faccia a fac­cia nel quale il titolare dell’Econo­mia arrivò a chiedere al premier di «fare un passo indietro perché per l’Europa e i mercati il problema sei tu». Eloquente la risposta di Berlu­sconi: «La colpa è tua visto che so­no tre anni che vai a sputtanarmi in giro per il mondo». Gli ultimi scambi di uno scontro che andava avanti da mesi e che già una setti­mana prima di quel 2 novembre era stato durissimo. Alla stesura della lettera d’intenti da portare a Bruxelles, infatti, Tremonti si guar­dò bene di partecipare e­solo a tar­da sera fu convocato a Palazzo Gra­zioli perché il Cavaliere pretende­va un suo via libera. Altrimenti, fu lo sfogo dell’allora premier, «do­mani al Consiglio europeo ci man­do Giulio così finalmente si assu­me qualche responsabilità». Al di là dei retroscena e delle rico­struzioni giornalistiche, dunque, a confermare che fu proprio Tre­monti a stoppare il decreto è oggi il Quirinale. Fonte, vogliamo imma­ginare, piuttosto attendibile. Na­politano, insomma, non fece altro che «prendere atto» (parole di Ca­scella) delle «riserve presenti al­l’interno della compagine gover­nativa ». Che poi erano quelle del solo Tremonti visto che tutti il re­sto del governo, nessuno escluso, spingeva per il decreto. Come è fi­nita è storia nota. Con Sarkozy che proprio a Cannes spinse per un ve­ro e proprio «commissariamento» dell’Italia e l’Fmi che decide di «monitorare» i conti italiani. Dieci giorni dopo e con lo spread alle stelle- il 12 novembre- Berlusconi salirà al Colle per dimettersi. Adalberto Signore *** «Così Giulio ha convinto Napolitano» - Pubblichiamo la lettera integra­l­e inviata alla redazione del Gior­nale ( nella foto il documento ori­ginale ) da Pasquale Cascella, consigliere del presidente della Repubblica. Nella lettera si sotto­linea come fu proprio l’ex mini­stro Tremonti - nel novembre scorso - a chiedere al presidente della Repubblica Giorgio Napoli­tano di manifest­are la propria in­disponibilità a firmare il decreto anti-crisi che il Consiglio dei mi­nistri si preparava a emanare. di Pasquale Cascella* Gentile direttore, con riferimento all’articolo dell’on. Renato Brunetta, dal titolo «Toh, i tre decreti Monti li aveva già fatti il governo del Cavaliere», si rileva che i fatti ivi narrati non corrispondono alla effettiva dinamica delle relazioni tra il Presidente della Repubblica e il governo allora presieduto dall’on. Berlusconi. In particolare, l’affermazione secondo la quale un «decreto Romano-Brunetta-Calderoli non fu approvato nel Consiglio dei ministri del 2 novembre 2011 perché il Quirinale aveva informalmente manifestato la propria indisponibilità a emanarlo, considerandolo privo dei requisiti di necessità e urgenza e di omogeneità richiesti» non tiene conto di circostanze assai rilevanti per l’esatta ricostruzione dell’accaduto. Quel giorno, infatti, il capo dello Stato ricevette il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, prima della riunione del Consiglio dei ministri. Ed esplicito fu il richiamo alle posizioni espresse proprio dal titolare della politica economica nella lettera che il presidente della Repubblica scrisse al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Vi si riferiva che il ministro si era «detto convinto» si dovessero «definire solo le misure più urgenti tra quelle indicate», e lo si dovesse fare «nella forma - più praticabile anche dal punto di vista parlamentare e meno in generatrice di tensioni politiche ­ della presentazione di emendamenti alla legge di stabilità» in quel momento all’esame del Senato. Il presidente della Repubblica ritenne di esprimersi a favore della soluzione indicata dal ministro per evitare l’adozione di «un coacervo di norme anche estranee» alla lettera di intenti ed obbiettivi inviata a Bruxelles dal Presidente del Consiglio il 26 ottobre, che avrebbe potuto «suscitare nuova confusione nell’opinione pubblica e nei mercati». Dunque, nessuna «valutazio­ne discrezionale» opposta ad altre più recenti, come sostiene l’ex ministro Brunetta, ma solo la presa d’atto di riserve motivate presenti all’interno della stessa compagine governativa e la ricerca di un veicolo normativo che consentisse di addivenire rapidamente all’approvazione delle misure più urgenti evitando più aspre tensioni fra le forze politiche. *consigliere del presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione