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 2012  febbraio 06 Lunedì calendario

Dall’amore alla tragica fine Vite parallele di Eva e Clara - Devo a Massimo Lo­monaco dell’agen­zia Ansa la sottoline­atura d’una coinci­denza storica che non appartie­ne al novero dei grandi eventi ­coinvolgenti grandi personaggi­ma che mi guardo bene dal defini­re minore

Dall’amore alla tragica fine Vite parallele di Eva e Clara - Devo a Massimo Lo­monaco dell’agen­zia Ansa la sottoline­atura d’una coinci­denza storica che non appartie­ne al novero dei grandi eventi ­coinvolgenti grandi personaggi­ma che mi guardo bene dal defini­re minore. Cent’anni or sono na­scevano due donne che non tan­to furono fatali quanto vittime della fatalità. Votate entrambe a una fine terribile che avevano consapevolmente o inconsape­volmente inseguito, rimanendo accanto ai loro amanti. Le due donne sono Eva Braun, nata il 9 febbraio del 1912, e Claretta Pe­tacci, nata il 28 febbraio. Le loro vite furono segnate, a vent’anni, dal legame con uomi­ni la cui volontà e le cui decisioni hanno inciso profondamente sulle vicende del mondo. Quan­do Eva tentò il suicidio per amo­re di Adolf Hitler, questi era sol­tanto avviato verso un ruolo pri­ma d’onnipotenza e poi di rovina. In quello stesso 1932 Cla­retta, sposata giovanissima a un ufficiale che presto uscì di scena, incontrò per la prima volta sulla rotonda di Ostia Benito Musso­lini, che era già il Duce e che sarebbe diventato il suo Ben. Né Hitler né Mussolini erano vec­chi. Adolf aveva 23 anni più di Eva, Benito 29 più di Claretta, nessuno dei due aveva superato la cinquantina anche se nelle va­lutazioni dell’epoca un quaran­tenne era già passatello e un ses­santenne decrepito. Non è facile individuare e de­scrivere l’apporto che le due favo­rite hanno dato all’ascesa e alla caduta dei due dittatori. Per il mi­sogino e quasi ascetico Hitler, la presenza di Eva Braun- con i suoi gai vestiti similtirolesi - era una concessione agli ideali maschi della razza eletta. Per il Duce, che nascondeva Claretta nell’ap­partamento Cybo di Palazzo Ve­nezia, quella tresca era un classi­co del matrimonio all’italiana, con un sovrappiù di «sveltine» oc­casionali. In realtà Mussolini - almeno il Mussolini di Villa Torlonia - non aveva una vita sociale. Stare con altri lo annoiava, tollerava a fati­ca che alcuni gerarchi - Italo Bal­bo in particolare - gli dessero del tu. Non si circondava d’amici. Se ne circondava invece Hiter (così come se ne circondava Stalin, brindando con qualcuno di cui subito dopo decideva la messa a morte). Dove si veda che la cor­dialità conviviale può essere fero­ce e la solitudine musona - alla Mussolini- piuttosto bonaria sul metro dei totalitarismi. Né Benito né Adolf erano parti­colarmente generosi con le loro donne. Per entrambi il denaro non aveva interesse, possedeva­no- ciascuno- una grande nazio­ne intera dai destini millenari, perché avrebbero dovuto occu­parsi di miserie come la vile mo­neta? Semmai erano i familiari delle concubine - se vogliamo usare un termine desueto e in ef­fetti improprio - che ricavavano vantaggi. Si malignò- Montanel­li ne trasse un racconto straordi­nario - che Mario Missiroli, alto suggeritore non allineato del Messaggero in tempo fascista, avesse un giorno preso in mano la bozza d’un articolo medico e cominciato a inveire contro l’au­tore, secondo lui incapacissimo. Si bloccò solo quando seppe che l’autore, il professor Petacci, era il padre di quella figlia, e non si fe­ce più vedere. Qualcuno, manda­to a casa sua per vedere che fine avesse fatto lo trovò a letto. Tra le sue mani teneva la mano del Pe­tacci padre e gli sussurrava: «pro­fessore solo lei poteva salvarmi». Claretta ebbe la villa alla Camil­luccia. Robetta. Le mantenute e abbandonate d’oggi, se sono di quel calibro, mettono da parte ben altro. I ménages pruriginosi se non peccaminosi lasciarono poi il posto alle tragedie,con i mi­lioni­di vittime d’una guerra atro­ce e di persecuzioni spietate. An­che le favorite persero la cornice sma­gliante in cui la loro esisten­za era stata inserita e vennero av­viate verso un’immeri­tata pena ca­pitale. Claretta fu falciata il 28 apri­l­e 1945 mentre stava ac­canto al suo Ben, lei sì irriducibi­le e indomabile. Eva Braun si tol­se­la vita ingoiando una compres­sa di acido prussico nel bunker di Berlino dove furono incenerite, con demoniaca e nibelungica grandezza, le ambizioni e le ab­biezioni d’uno degli esseri più terrificanti che hanno calcato il suolo del pianeta. Non so fino a qual punto Eva e Claretta sarebbero state dichia­rate incolpevoli davanti a tribu­nali umani. Di sicuro lo sono da­vanti al Tribunale della storia.