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 2012  febbraio 06 Lunedì calendario

Arrivano i Giochi Olimpici e il Brasile copia la Cina: ruspe per sfrattare i poveri - Per tirarsi a lucido in vista della Coppa del mondo di calcio del 2014 e delle Olimpiadi di due anni dopo, il Brasile sta forzatamente cacciando, a colpi di bulldozer, mi­gliaia di famiglie dalle favelas a Rio de Janeiro e altre città

Arrivano i Giochi Olimpici e il Brasile copia la Cina: ruspe per sfrattare i poveri - Per tirarsi a lucido in vista della Coppa del mondo di calcio del 2014 e delle Olimpiadi di due anni dopo, il Brasile sta forzatamente cacciando, a colpi di bulldozer, mi­gliaia di famiglie dalle favelas a Rio de Janeiro e altre città. Interi quar­tieri abitati dalla fascia più povera della popolazione verranno «rivi­talizzati » per ospitare gli eventi sportivi. Agli appelli di Amnesty in­ternational e delle Nazioni Unite, contro i trasferimenti forzati,il«gi­gante » emergente dell’economia mondiale, guidato da presidenti che amano definirsi progressisti, fa spallucce. Non solo: il Paese che concede rifugio ad ex terroristi lati­tanti come Cesare Battisti è guida­to da Dilma Roussef, ex rivoluzio­naria marxista proprio negli anni settanta, quando i poveri occupa­rono le favelas dove hanno vissuto e cercano di sbarcare il lunario fi­no ad oggi. Proprio come è successo in Cina per le Olimpiadi del 2008. Allora il regime cinese impose l’esodo for­zato di oltre un milione di persone dalla città di Pechino verso le peri­ferie. Le famiglie deportate erano state risistemate in località lonta­ne dallo sguardo indiscreto delle telecamere e degli sportivi che si apprestavano a invadere la capita­le. L’agenzia stampa Associated press ha svelato in un’inchiesta che 170mila brasiliani sono le po­tenziali «vittime» della cacciata d’autorità dalle loro case, in una dozzina di città, a causa della cop­pa del mondo e dei giochi olimpi­ci. Solo a Rio de Janeiro, il sindaco aveva annunciato nel 2011 un pia­no che riguardava 13mila fami­glie. L’investimento per sfrattare la favela de Metro vicina al mitico stadio Maracanà e far spazio alle infrastrutture è di 63,2 milioni di dollari. Le autorità usano il termi­ne più blando di «rivitalizzare» gli slum. In realtà arrivano i bulldo­zer, anche di notte, e buttano giù tutto. Se gli inquilini resistono non si va tanto per il sottile e vengono portati via a forza. Evandro dos Santos abita vicino al Maracanà e rischia di essere il prossimo della li­sta: «Stanno distruggendo la no­stra comunità per un gioco ». Jorge Bittar, responsabile del comune di Rio per gli espropri, replica: «La ridislocazione avviene nella ma­n­iera più democratica possibile ri­spettando i diritti di ogni fami­glia ». In pratica l’offerta, che non si può rifiutare, è di venire spostati in case popolari del governo, ottene­re 230 dollari al mese per pagarsi un affitto, oppure ricevere una compensazione in denaro per la casa, o negozio della favela abbat­tuto. Il problema è che spesso i quartieri offerti in cambio sono lontani e mal serviti dai trasporti. I soldi per l’affitto o l’indennizzo medio di 16mila dollari sono trop­po pochi per trovar­e un nuovo ap­partamento a Rio o altre grandi cit­tà brasiliane. Alexandre Mendes, ex responsa­bile nel settore abitativo dell’uffi­cio legale pubblico di Rio, ha di­chiarato all’Associated press che «molte rimozioni non rispettano i principi ed i diritti base a livello lo­cale ed internazionale ». Centinaia di famiglie resistono e nei tribuna­li sono state presentate decine di denunce per presunte irregolarità compiute dai funzionari comuna­li. Lo scorso novembre Amnesty international ha scritto al Comita­to olimpico internazionale prote­stando. «Cacciare le famiglie dalle loro case senza adeguate notifiche e alternative cozza con i valori dei giochi olimpici oltre a violare la leg­ge brasiliana e quella internazio­nale del rispetto dei diritti umani» ha scritto l’organizzazione. Pure le Nazioni Unite con il rappresen­tante speciale, Raquel Rolnik, so­no intervenute: «Ci rendiamo con­to che le autorità di Rio de Janeiro si sono impegnate a garantire le adeguate infrastrutture per la Co­p­pa del mondo del 2014 e le Olimpi­adi del 2016, ma tutto ciò deve av­venire in collaborazione e coope­razione con le comunità coinvolte garantendo i loro diritti». Il presidente brasiliano Rous­seff si è insediata nel gennaio 2011, dopo essere stata fidato ministro con il suo predecessore, Luiz Inácio Lula da Silva. Negli anni set­tanta Rousseff ha aderito a forma­zioni clandestine marxiste, che combattevano contro la dittatura. Soprannominata la «Giovanna D’Arco» della guerriglia è stata ar­restata negli stessi anni in cui co­minciavano le occupazioni delle terre, che hanno dato vita alle fave­las. Non a caso il latitante nostrano Battisti ha trovato rifugio in Brasile grazie a Lula, che lo considera una specie di intellettuale perseguita­to. Nulla a che vedere con i disgra­ziati delle favela, che rovinano l’immagine del Brasile in vista dei giochi.