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 2012  febbraio 06 Lunedì calendario

L’eredità di Mani pulite? Le carriere dei pm del pool - Il tempo, si sa, non è galantuo­mo. Vent’anni dopo, la lezione di Mani pulite è svanita

L’eredità di Mani pulite? Le carriere dei pm del pool - Il tempo, si sa, non è galantuo­mo. Vent’anni dopo, la lezione di Mani pulite è svanita. Le mazzette viaggiano come prima e più di pri­ma. Ce l’aveva già detto l’ex procu­ratore Francesco Saverio Borrelli, lo conferma, in un’intervista al Corriere della sera , Piercamillo Da­vigo che del pool, in una visione un po’ fumettistica,era considera­to il teorico. «Girano più tangenti oggi di allora - assicura Davigo -Mani pulite poteva essere una svol­ta, invece è stata tentata una re­staurazione ». Ce ne eravamo già accorti: gli scandali, vedi Finmeccanica, si susseguono senza soluzione di continuità e sul tronco malandato della politica crescono le muffe della corruzione, dello scambio obliquo di favori, del clientelismo peggiore. Lo sapevamo e Davigo, tagliente oggi come nel 1992, rias­sume: «La Seconda repubblica è semplicemente figlia della pri­ma ». Senza nostalgie, ma anche senza illusioni. Quel pasticcio sporco che è il finanziamento dei partiti lo dimostra: le riforme di fac­ciata hanno partorito un mostro che ha divorato buona parte della credibilità della nomenclatura. Per carità: dal 1992 l’impunità della classe dirigente, l’immunità dei colletti bianchi, è finita. La rivo­luzione è andata in soffitta, il mani­pulitismo è rimasto. Con i suoi pre­gi innegabili - perché nessuno è collocato al disopra della legge - e con i suoi difetti, perché certe pro­cure, con addosso la frustrazione della seconda fila, hanno innesta­to il turbo ­e vanno alla caccia di in­dagati eccellenti e reati da coperti­na, con risultati a volte grotteschi. Sono mancate le riforme e anzi Da­vigo elenca le leggi, volute dal cen­trodestra come dal centrosinistra, che hanno messo la museruola al­la magistratura. Tutto vero, come è vero che il partito dei giudici ha spesso stoppato le leggi di cui la giustizia aveva bisogno. I magistra­ti- anzitutto i pm- si concepiscono per metà come contropotere e per metà come corporazione. Nel pri­mo caso giocano d’attacco, nel se­condo difendono. Il risultato è la paralisi. Quelle che sono andate avanti, nel­lo stallo generale, sono invece la car­riere dei compo­nenti del pool: gli «Intoccabili», co­me erano stati ri­battezzati pren­dendo a prestito l’iconografia di un film celeberrimo. Era inevitabile, è successo: le biogra­fie sono state ag­giornate. Antonio Di Pietro, il prota­gonista più chias­soso, ha fondato un partito com­piendo una spre­giudicata ma legit­tima operazione di capitalizzazio­ne del consenso­ra­strellato negli anni di Tangentopo­li. Gerardo D’Ambrosio, classe 1930, non è andato in pensione; an­zi, pure lui ha seguito il sentiero della politica, seppure in modo più appartato, e oggi è senatore del Pd. Insomma, dopo aver mes­so in riga la classe dirigente l’uo­mo simbolo di Mani pulite e il coor­dinatore del pool sono stati risuc­chiati dal Palazzo. Per Davigo chi arbitra, ovvero il giudice, non de­ve mescolarsi con i calciatori. E al­lora come si giustifica la scelta de­gli ex colleghi? «D’Ambrosio e Di Pietro - è la risposta assolutoria ­non sono più magistrati e non han­no più tale vincolo ». Anche Borrel­li ha avuto altre soddisfazioni: alla guida della procura è seguita la promozione a procuratore genera­le; poi dopo aver vagheggiato una chiamata da parte del presidente Oscar Luigi Scalfaro che però non è mai arrivata, è stato collocato a ri­poso. Ma è stato richiamato per guidare un’istituzione prestigiosa come il Conservatorio di Milano che lui, diplomato in pianoforte e melomane, ha accolto con gioia. Gherardo Colombo ha lasciato la magistratura e si è reinventato, co­me gli altri, un seconda vita: è di­ventato, lui che era un intellettua­le, prima vicepresidente e poi pre­sidente di un’ editrice blasonata come la Garzanti Libri. Davigo, in­fine, che era forse con Borrelli il magistrato più magistrato del po­ol, indossa ancora la toga, in Cassa­zione. Insomma, se il Paese è anda­to indietro, loro non sono rimasti impantanati. E non sono rientrati nell’anonimato,anche se non tut­ti abitano nella rutilante vetrina della prima pagina. Chi ha prova­to a fermarli ha dovuto rassegnar­si. Se Mani pulite è stata sconfitta, il pool ha vinto a modo suo.