MARCELLO SORGI, La Stampa 7/2/2012, 7 febbraio 2012
Attenti agli intellettuali la realtà superava il Male - Molti anni fa la rivista satirica Il Male , famosa per i suoi falsi di grandi giornali, pubblicò un numero da collezione con un titolo cubitale: «Tognazzi capo delle Br»
Attenti agli intellettuali la realtà superava il Male - Molti anni fa la rivista satirica Il Male , famosa per i suoi falsi di grandi giornali, pubblicò un numero da collezione con un titolo cubitale: «Tognazzi capo delle Br». Uno scherzo memorabile, con la complicità del grande attore comico che si era fatto fotografare in manette. Quel che i geniali autori del Male non avrebbero mai potuto immaginare è che negli stessi anni la polizia considerava molti dei più famosi attori, registi, scrittori, giornalisti, pittori, artisti e insomma il Gotha degli intellettuali italiani di sinistra come pericolosi sovversivi da spiare e tenere sotto controllo. Il regista Luchino Visconti? «È notoriamente affetto da omosessualità». Vittorio Gassman? «Estremamente intelligente, ma dal temperamento sensibile e irrequieto». L’elenco degli spiati è lunghissimo e abbraccia più di tre decenni di vita politica democratica. Da Alberto Asor Rosa a Cesare Zavattini, da Nanni Balestrini a Giorgio Bocca, Italo Calvino, Eduardo De Filippo, Giovanni De Luna, Giangiacomo Feltrinelli, Gianfranco Funari, Renato Guttuso, Dario Fo, Franca Rame, Alberto Moravia, Elsa Morante, Dacia Maraini, Paolo Liguori, Cesare Musatti, Eugenio Scalfari, e si potrebbe ancora continuare, perché il libro di Mirella Serri Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980) , in uscita la prossima settimana da Longanesi (pp. 279, 18) è una miniera di episodi tragici e insieme ridicoli, che ci riportano al clima da guerra fredda dell’Italia democristiana, stretta tra l’amicizia-sottomissione al Papa e al Vaticano, e la fedeltà, sempre da dimostrare, all’alleato americano. Nel mirino dei poliziotti spioni non sono né presunte illegalità, né un’eventuale doppia vita che l’intellighenzia italiana neppure si sogna, ma quasi sempre l’aperta e trasparente vicinanza culturale al Pci e al Psi, e la conseguente indulgenza a rapporti culturali, magari anche critici, con il mondo sovietico. Che poi in molti casi si tratti di relazioni di convenienza, o inconsapevoli, come accade per i personaggi dello spettacolo, i poliziotti non se ne curano. Annotano, informano i superiori, e quand’è necessario intervengono preventivamente, come succede nel 1951 a Renato Guttuso e a un gruppo di pittori romani, che quando tentano di organizzare una mostra tematica in cui De Gasperi è dipinto come guerrafondaio e servo degli americani, subiscono il sequestro delle tele. Anche Gian Maria Volontè, il terribile Ramon di Per un pugno di dollari , nel ’63 tenta di mettere in scena Il Vicario di Rolf Hochhuth, un testo in cui lo scrittore tedesco denunciava l’atteggiamento acquiescente di Pio XII verso il nazismo e lo sterminio degli ebrei. Ma fin dalla prova generale la polizia interviene in assetto da guerra, e con la scusa che la sala non è agibile decide di sgomberare. Volano calci, pugni, schiaffi: Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini riescono a evitare le manganellate sgattaiolando fuori. Pur ottemperando scrupolosamente al dovere della segnalazione, gli agenti non sempre riescono a trattenere i loro dubbi. Di Eduardo De Filippo, ad esempio, era noto l’atteggiamento scettico nei confronti del fascismo e l’ironia a cui spesso si lasciava andare nei confronti del Duce. Ma ritrovarselo a capo di un circolo culturale napoletano fiancheggiatore del Pci risulta in qualche modo sorprendente: «La partecipazione del De Filippo - spiegano gli spioni - dev’essere frutto di un deplorevole opportunismo e, forse, di dispetto verso gli organi governativi e gli ambienti ufficiali dello spettacolo». Anche la simpatia verso i comunisti manifestata da Vittorio Gassman viene indagata nelle sue pieghe psicologiche, quasi fosse una forma di devianza: «Un giovane estremamente intelligente, ma dal temperamento sensibile e irrequieto. Certamente ha subito l’influenza dell’ambiente filocomunista che predomina nel teatro, specie tra i più giovani registi, e soprattutto del regista Visconti, che Gassman considera il suo maestro». Misteriose e cariche di incognite appaiono poi negli Anni 70 le missioni di Paolo Liguori, leader del gruppo estremista romano degli Uccelli, in Sicilia, e di Gad Lerner a Cuneo. Liguori, a quel tempo non ancora direttore del Giorno e di diverse testate Mediaset, arriva a Gibellina, in piena zona terremotata del Belice, con un gruppo di ragazzi qualificati come «capelloni», prende in affitto un rudere, compera un carretto con un mulo in contanti e vorrebbe dedicarsi a «dialogare con la popolazione per propagandare un nuovo sistema di società contro ogni forma di imperialismo e capitalismo». Ma i terremotati sembrano sordi a questo tipo di predicazione, i «capelloni» finiscono i soldi e tornano a casa: così anche l’indagine si conclude. Quanto a Lerner, annunciato a una manifestazione contro le nuove carceri di Cuneo, doveva essere molto temuto se contro di lui viene mobilitato un battaglione di un centinaio di agenti della Celere. Gli intellettuali protestano come possono, ma lo spionaggio che li tiene in libertà vigilata non si arresta. Né ha alcuna capacità di distinguere tra la militanza acritica e di convenienza di qualcuno, e il limpido dissenso di altri che protestano dall’interno contro gli atteggiamenti da regime dell’organizzazione culturale comunista. Non a caso un filosofo come Ludovico Geymonat annoterà amareggiato che la polizia li tratta indifferentemente come «funzionariato privato di dubbi e interrogativi».