PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 7/2/2012, 7 febbraio 2012
Clint al Super Bowl: “Mai arrendersi” - Nel primo tempo di una partita si può anche andare in svantaggio, come è successo domenica sera ai New York Giants, durante il Super Bowl di Indianapolis contro i New England Patriots
Clint al Super Bowl: “Mai arrendersi” - Nel primo tempo di una partita si può anche andare in svantaggio, come è successo domenica sera ai New York Giants, durante il Super Bowl di Indianapolis contro i New England Patriots. L’unica cosa che conta, però, è sapersi rialzare, perché vince solo chi sta avanti alla fine. Se la Chrysler avesse potuto sceneggiare la finale del campionato di football americano, per dare massimo risalto allo spot televisivo mandato in onda durante l’intervallo, non sarebbe riuscita a battere la fantasia della realtà. Sul campo, mentre Madonna cominciava il suo show, i Giants erano sotto 9 a 10; nello spot, la voce rauca di Clint Eastwood avvertiva che «it’s halftime in America», siamo solo a metà della partita nel paese. I Giants infatti hanno vinto 21 a 17, grazie alla grinta del loro quarterback Eli Manning, e ieri mattina quei due minuti di pubblicità erano il messaggio più discusso negli Usa, polemiche politiche comprese, oltre alla vittoria di New York e gli insulti di Gisele ai compagni del marito e leader dei Patriots Tom Brady. La pubblicità è l’anima del commercio e si fa per vendere prodotti, chiaro. Certe volte però riesce a cogliere lo spirito del suo tempo, non solo perché due terzi dell’economia americana sono mossi dai consumi. Nello spot Eastwood ammette che gli Usa stanno vivendo un momento difficile, come la squadra che sta sotto alla fine del primo tempo: gente disoccupata, che non sa come andrà avanti. Ricorda che l’America ha passato altre epoche in cui la strada sembrava perduta. A questo punto si vedono i pompieri che richiamano alla memoria l’11 settembre, e un bambino nero che va a scuola abbracciato dai compagni bianchi, come non accadeva nel 1957 alla Little Rock Central High School, dove il presidente Eisenhower fu costretto ad inviare i paracadutisti per far entrare in classe i giovani di colore. Poi, però, l’America ha sempre trovato il modo di riscoprirsi unita dietro alle cause: «Non siamo un paese che metti k.o. con un colpo solo. Ci rialziamo subito, e quando lo faremo il mondo sentirà il ruggito dei nostri motori». Detroit ci sta riuscendo, ora tutto il paese troverà il modo di vincere il secondo tempo della partita. Altri spot hanno fatto la storia della pubblicità al Super Bowl, come quello girato da Ridley Scott per la Apple nel 1984. Questo, però, è diverso. Là c’era un prodotto specifico da vendere, qui il prodotto è l’America. La sua industria automobilistica, certo, e quindi anche le macchine della Chrysler. Insieme ad un’idea del paese, però, che vale per tutti. Il Ceo di Chrysler, Marchionne, ha negato qualunque obiettivo politico per lo spot, che secondo il «Wall Street Journal» è stato il migliore della serata. L’« Huffington Post» ha invitato Eastwood a candidarsi presidente, perché ha dato una lezione di ottimismo e ispirazione a tutti i candidati. Lui, repubblicano pentito, ha preferito non commentare. Il sito «Politico» ha scritto che il video sembrava fatto per sostenere la campagna di rielezione di Obama, che ha salvato Detroit dando sovvenzioni all’industria dell’auto dopo la crisi, nonostante il parere negativo del Gop. Infatti il consigliere della Casa Bianca David Axelrod lo ha elogiato, proprio nel giorno in cui un nuovo sondaggio del «Washington Post» dava Obama avanti a Romney 52 a 43%. La Cbs ha notato che anche il Gop potrebbe fare suo lo spot, invocando la necessità di cambiare quarterback nel secondo tempo, ma l’ex consigliere di Bush Karl Rove si è detto «offeso». Ci sono state polemiche persino perché il video non è stato girato a Detroit. Se ne continuerà a parlare, con risposte diverse, per tutto l’anno elettorale. Nel frattempo, però, Eastwood e i Giants hanno dato una lezione all’America: non ci si arrende mai, dopo il primo tempo.