Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 06 Lunedì calendario

Il “piano neve” c’era ma è stato accantonato - Che le cose non siano andate per il verso giusto a Roma, anche il sindaco Gianni Alemanno lo ammette

Il “piano neve” c’era ma è stato accantonato - Che le cose non siano andate per il verso giusto a Roma, anche il sindaco Gianni Alemanno lo ammette. Magari a denti stretti, scaricando la responsabilità sui bollettini «deboli» della Protezione civile, ma riconosce che i mezzi erano «pochi» e il sale sparso sulle strade «non sufficiente». Il punto è che a Roma, dopo la nevicata del 1985, era stato predisposto un solido e sperimentato Piano Neve. E’ stato reiterato di anno in anno fino al 2009, quando il sindaco di centrodestra decise che la responsabilità di ripulire la città in caso di nevicate doveva essere tolta all’azienda municipalizzata per i rifiuti, l’Ama, e affidata alla Protezione civile comunale. In base a quella decisione furono smantellati i presidi di quartiere. Le settanta sedi distaccate dell’Ama non conservarono più i sacchi di sale da spargere in strada e che venivano acquistate con sei mesi di anticipo. Furono ritirate le pale da neve, che pure venivano distribuite a inizio stagione. E così fu anche per le cosiddette «lame» da montare davanti ai camion per trasformarli in spazzaneve. «Una scelta dissennata», denuncia ora il consigliere comunale Athos De Luca, Pd. «Al posto di migliaia di robusti operatori, il sindaco Alemanno si è affidato a sparute quanto improbabili associazioni di volontariato». Se c’è un vizio d’origine che ha dato il via alla catena di eventi che ha portato alla paralisi di 72 ore della Capitale, insomma, va ricondotto a questa scelta. Se non c’è il sale, le strade si fermano. E se si blocca la viabilità, tutto il resto va in tilt. D’altra parte che a Roma ci sia stato un accentramento del Piano Neve che non fa i conti con una città tentacolare, la più estesa d’Europa, e con 3 milioni di abitanti, lo racconta la storia dei quattro soli punti di distribuzione delle pale alla cittadinanza. Il responsabile della Protezione civile si chiama Tommaso Profeta. E’ un funzionario di polizia distaccato in Campidoglio. Il 1 febbraio, mercoledì, garantiva di avere messo a disposizione dei Municipi 150 tonnellate di sale. E chi avrebbe dovuto distribuirlo? «Il personale del Servizio giardini (che dipendono direttamente da lui, ndr) e delle associazioni di volontariato». Ma non solo: sulle strade cittadine - avvertiva - interverranno le ditte di manutenzione stradale già incaricate dai Municipi e dal Dipartimento ai lavori pubblici. E qui, con le ditte private, si viene al secondo pilastro del Piano Neve di Alemanno & Profeta. Alla prova dei fatti pochissimi hanno risposto all’appello. Ammette lo stesso portavoce del sindaco, Simone Turbolente: «Non tutte le ditte hanno mezzi adeguati. Quel che c’era è stato concentrato sulle vie consolari». Come racconta un altro consigliere di opposizione, Fabrizio Panecaldo, Pd: «Un conto è mettere toppe all’asfalto, altro è spalare la neve. Molte ditte vincono gli appalti, ma non hanno neanche i mezzi propri, che affittano». E’ stata clamorosa, infine, la debacle dell’Atac. Racconta Turbolente, il portavoce del sindaco: «Gli autobus escono dai depositi al mattino presto. E così è accaduto venerdì. Attorno alle dodici è cominciato a nevicare. A quel punto, per motivi di sicurezza, è stato sospeso il servizio ordinario e ordinato agli autisti di rientrare nelle rimesse. Ma è capitato che molti autobus siano rimasti a bordo strada perché le ruote slittavano sul nevischio». Da quel momento, è stata un catena di eventi tutti negativi: «Pochi mezzi sono rientrati, pochi hanno potuto mettere le catene e garantire le linee di emergenza (che comunque sono appena 79 su 330 e vai a sapere quali, ndr)». Sembra che venerdì pomeriggio appena il 5% degli autobus fossero in servizio. Aggiungiamo che i treni dei pendolari sono andati anch’essi in crisi, sia quelli gestiti dal Comune, sia quelli di Trenitalia. I binari dei tram si sono ghiacciati e anche i tram sono rimasti fermi e in mezzo alla strada. Il Grande Raccordo anulare è andato in tilt. Le consolari da Nord erano impraticabili. L’esercito è stato mobilitato dalla prefettura solo nella serata di venerdì quando era ormai tardi. Il risultato finale è stata la paralisi. I primi a restare bloccati sono stati proprio quei dipendenti comunali che avrebbero dovuto lavorare per sbloccare la città. I dati su assenze e presenze saranno disponibili nei prossimi giorni. «Però sappiamo che parecchi lavoratori hanno avuto problemi pure loro», conclude Turbolente. Che se la prende con il destino cinico e baro. «La tempistica ci ha fregato».