GUIDO RUOTOLO, La Stampa 6/2/2012, 6 febbraio 2012
Il declino della Protezione civile “Affondiamo come il Titanic” - E adesso quale Gran Giurì restituirà l’onore perduto alla vecchia e gloriosa Protezione civile, la fu migliore Protezione civile al mondo? Scaraventata nella polvere dalle polemiche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che l’ha paragonata a un fantasma di se stessa? Che non ha saputo prevedere l’arrivo della neve che avrebbe imbiancato e paralizzato la capitale? L’onore perduto? Un pizzico di verità il sindaco Alemanno la dice
Il declino della Protezione civile “Affondiamo come il Titanic” - E adesso quale Gran Giurì restituirà l’onore perduto alla vecchia e gloriosa Protezione civile, la fu migliore Protezione civile al mondo? Scaraventata nella polvere dalle polemiche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che l’ha paragonata a un fantasma di se stessa? Che non ha saputo prevedere l’arrivo della neve che avrebbe imbiancato e paralizzato la capitale? L’onore perduto? Un pizzico di verità il sindaco Alemanno la dice. E’ che la Protezione civile ha cominciato un po’ a morire dal 26 febbraio dell’anno scorso. Sentite come commentò allora il prefetto Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della Protezione civile, all’approvazione del Milleproroghe che introdusse alcune novità nella gestione della Protezione civile: «Ci stanno affondando come il Titanic. Da oggi saremo la migliore ex Protezione civile al mondo». In via Ulpiano, l’offensiva del sindaco di Roma è una ferita aperta, difficile da rimarginare. Intanto perché Alemanno «non ricorda bene» quello che è successo giovedì sera, quando alle sette e mezza di sera il prefetto Gabrielli riunì il Comitato nazionale. C’è una registrazione della riunione che fa fede ai ricordi di chi a quell’incontro ha partecipato. «Arrivati al punto delle previsioni meteorologiche, il funzionario affermò che per venerdì erano previste rilevanti precipitazioni dall’Emilia Romagna in giù. Il collega disse che la quota neve era stimata per gran parte della giornata nel Lazio, a quota 200-300 metri (sopra il livello del mare, ndr) mentre in serata era prevista neve su tutte le quote. Per Roma bisogna stare attenti perché la partita si gioca su un grado in più o in meno. Insomma il rischio era che la pioggia poteva trasformarsi in neve e che gli accumuli di neve potevano essere dell’ordine di 5-15 centimetri. Il sindaco riprese il discorso tanto che aggiunse che bisognava monitorare la situazione». Ma di questo, che è al centro delle furibonde polemiche di queste ore, si parlerà in altre sedi. Quello che adesso è importante è capire perché la Protezione civile, per dirla con Gabrielli, rischia di «affondare come il Titanic». In via Ulpiano il «ridimensionamento» viene presentato in realtà come il «commissariamento»: «Allora c’era uno scontro violentissimo tra il ministro del Tesoro Giulio Tremonti e il capo del Dipartimento, Guido Bertolaso, appoggiato dal presidente Berlusconi. Con il Milleproroghe, Tremonti ha vinto il braccio di ferro, anche se poi Bertolaso si era già dimesso e a via Ulpiano era arrivato Gabrielli. Perché da allora le ordinanze di dichiarazioni d’emergenza vengono emanate di concerto con il ministero dell’Economia e il visto preventivo della Corte dei conti alle spese individuate per l’intervento d’emergenza. La conseguenza del commissariamento è anche un rallentamento dell’intervento stesso». A leggere la nuova normativa, sembra proprio un percorso ad ostacoli quello individuato dal legislatore per affrontare l’emergenza. Perché a chiederla devono essere le Regioni che devono finanziare gli interventi, e rimpinguare le casse introducendo ulteriori tasse per i cittadini. Poi certo c’è sempre il Fondo nazionale della Protezione civile, peccato che oggi sia a secco. Il punto vero è che con il Milleproroghe si è chiuso un ciclo che nel bene e nel male ha contrassegnato la gestione di Guido Bertolaso della Protezione civile. Un ciclo che in parte ha snaturato la stessa identità della Protezione civile, con l’affidamento alla sua struttura della gestione dei cosiddetti «Grandi Eventi». Un grimaldello, l’ordinanza della Protezione civile, per bypassare i lacci e gli ostacoli burocratici degli strumenti ordinari (procedure d’appalti e finanziamenti). Ma cosa c’entra con la Protezione civile la gestione dei Mondiali di ciclismo su strada, o con i Giochi olimpici invernali di Torino? O ancora con il Congresso europeo delle famiglie numerose? Per non parlare poi del G8 dell’Aquila e delle Celebrazioni per il 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia, che è finita sotto osservazione della magistratura con Bertolaso rinviato a processo? Lo stesso prefetto Gabrielli ha chiesto da tempo di separare la gestione dei Grandi Eventi dalla Protezione civile. Perché è vero che oggi viene nominato a gestirlo un altro commissario (non più il Bertolaso di turno), ma è sempre il capo del Dipartimento della Protezione civile ad approntare l’ordinanza. In realtà, in questi anni, la Protezione civile è diventata un pretesto per scaricare su di essa le proprie responsabilità. Dove sono gli interventi preventivi per evitare i dissesti idrogeologici? E i piani antincendi, l’anagrafe delle aree bruciate sulle quali è vietato edificare? Povera Protezione civile, soffocata dallo scaricabarile di responsabilità da parte degli enti locali.