MARCO ZATTERIN, La Stampa 6/2/2012, 6 febbraio 2012
Rischiamo di perdere la guerra delle acciughe - C’ è la solita coda da Gamba, la pescheria più amata di Saint-Gilles, angolo popolare della capitale belga, affollatissimo nel giorno del mercato settimanale
Rischiamo di perdere la guerra delle acciughe - C’ è la solita coda da Gamba, la pescheria più amata di Saint-Gilles, angolo popolare della capitale belga, affollatissimo nel giorno del mercato settimanale. La clientela è eterogenea, è un crocevia di volti dal colorito mediterraneo, immigrazione iberica e maghrebina almeno alla seconda generazione che si amalgama con le facce pallide dei belgi e degli stranieri scesi per la spesa della domenica. Dietro il bancone, avvolto in un grembiule azzurro, uno degli uomini della famiglia Iglesias - che da 34 anni gestisce la bottega, linda e senza fronzoli - serve con l’abituale cortesia. Si ferma solo quando sente l’accento. «Siete pazzi, voi italiani - sorride -. Siete una vera catastrofe». Si spiega indicando il rettangolo vuoto alla destra dei polpi e dei calamari, poco meno di un metro quadrato di solo ghiaccio. «Da due settimane non arriva nulla, è tutto bloccato». Niente alici, né acciughe, né trigliette. Ce l’ha con la protesta a oltranza, col blocco dei trasporti lungo la penisola. «Anche noi in Belgio abbiamo scioperato contro i tagli, ma un paio di giorni, mica due settimane». Trova inutile protestare troppo, il pescivendolo spagnolo, perché di questi tempi gli pare il modo migliore per essere buttati fuori dal mercato. Ogni giorno Gamba vende fra i trenta e i quaranta chili di alici italiane. Altri 170 chili vengono lavorati per essere distribuiti nella ristorazione e altri negozi, marinate o salate sott’olio. «Bisogna ammetterlo: quelle italiane sono più buone delle spagnole ammette -. Hanno più gusto anche quando sono fresche. E’ una qualità superiore, noi offriamo solo le vostre ed è la ragione per cui aspettiamo. Gli altri invece no. Lo vedete che siete matti voi italiani?». Il problema è la concorrenza. «Si fanno tutti sotto per prendersi la fetta di mercato ora occupata dagli italiani, cercano di profittare del vuoto». Spingono i gli ispanici e i marocchini, due vere e proprie potenze della pesca atlantica. La piccola Italia del vecchio Mediterraneo rischia di vedersi falciare l’export. «C’è chi ne fa una questione di prezzo e di affidabilità delle consegne», è l’argomento. Come dire: comprano quello che arriva. Vagli a spiegare che oltre allo sciopero ci s’è messo il gelo. «Siete pazzi!», insiste il pescivendolo, ignaro che i blocchi paiono finiti e la normalità potrebbe essere dietro l’angolo. Lui pensa solo al banco vuoto, alle saporite acciughe sott’olio che si stanno esaurendo molto rapidamente, allo sciopero che gli sembra eterno, alle alici italiane e a quelle spagnole che, confessa accantonando ogni nazionalismo ittico, vanno bene solo per le provviste congelate. Almeno sino a che gli sarà data - o meglio ridata - la facoltà di scegliere.