VARIE 7/2/2012, 7 febbraio 2012
APPUNTI PER GAZZETTA LA FINANZA AL SENATO PER IL CASO LUSI LUNEDI’ 7/2/2012
AAA. REPUBBLICA.IT
ROMA - Dopo le dichiarazioni rese ieri dai revisori contabili della Margherita 1, i pm della Procura di Roma hanno delegato la Guardia di Finanza ad acquisire la documentazione contabile del partito nell’ambito dell’indagine sul senatore Luigi Lusi, ex tesoriere del partito, espulso dal Pd 2. Lusi è indagato per appropriazione indebita in relazione all’ammanco di 13 milioni di euro dai fondi del movimento.
Mentre le fiamme gialle entravano in azione, Luigi Lusi è stato ricevuto dal presidente del Senato, Renato Schifani, a cui ha rassegnato le dimissioni irrevocabili da componente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Offerta dell’ex tesoriere ai legali della Margherita: darebbe in pegno le quote della società TTT, proprietaria dell’appartamento di via Monserrato, a Roma, e la villa di Genzano.
"Ho fatto un patto con i magistrati per non dire nulla. So di uscirne a pezzi e che i tempi mediatici mi ammazzano, ma io voglio rispettare questo patto". Lo stato d’animo di Lusi è raccolto da un cronista dell’Agi. "Provo un grande fastidio - afferma l’ex tesoriere della Margherita - per il fatto che mi vengano attribuite delle frasi e delle cose che non ho mai detto o mai fatto. Io non ho ammesso
nulla, non ho detto nulla. Voglio aspettare che emerga la verità". Lusi ripete di essersi assunto le sue responsabilità, "come deve fare un tesoriere. Ora - fa intendere - tocca ad altri".
L’offerta è stata presentata dal difensore di Lusi al procuratore aggiunto Alberto Caperna che, titolare dell’inchiesta insieme al pm Stefano Pesci, ha affidato la specifica delega investigativa alle fiamme gialle del generale Virgilio Pomponi per acquisire i registri contabili della Margherita. La richiesta di ottenere "elementi di acquisizione" è stata inoltrata direttamente alla sede centrale del partito a Roma. "L’accertamento è dovuto alla ricerca di quanto movimentato da Lusi", si sottolinea dalla Procura.
La documentazione contabile che i finanzieri intendono acquisire è relativa al periodo in cui Lusi era responsabile dei conti della Margherita. A orientare il lavoro degli inquirenti, come detto, le dichiarazioni dei commercialisti Giovanni Castellani, Mauro Cicchelli e Gaetano Troina, che ai pm della Procura di Roma hanno raccontato di aver riscontrato "artifici contabili a partire dal 2007". I tre hanno spiegato ai pm che da un nuovo e più approfondito esame della movimentazione delle uscite sono apparse "spese camuffate" che dalla sola lettura dei rendiconti non era possibile accertare.
I finanzieri bloccati al Senato. Ma in queste ore fanno discutere le modalità con cui i finanzieri hanno cercato di reperire la documentazione della Margherita: presentandosi presso la sede della Bnl al Senato, dove sono state bloccati dalla vigilanza perché privi dell’autorizzazione della presidenza di Palazzo Madama per accedere agli ambienti, protetti dalle guarentigie parlamentari.
In serata, dopo alcune ore dai fatti, la Procura di Roma fa sapere di non aver mai disposto l’acquisizione dei conti presso la filiale Bnl interna al Senato e "pertanto, non ha formulato alcuna richiesta di esecuzione del provvedimento al presidente del Senato". In una nota, il procuratore Capaldo spiega che "la Procura della Repubblica ha disposto l’acquisizione di documentazione bancaria presso la Bnl relativa al conto corrente intestato a ’Democrazia è libertà’".
A questo punto, l’aggiunto fa capire come sia stata un’iniziativa della Gdf presentarsi al Senato. "La polizia giudiziaria delegata (la Gdf, appunto, ndr) prendeva contatto preliminare con il responsabile dell’ufficio questura del Senato, informandone successivamente i titolari del procedimento che, appresa la notizia, disponevano l’immediata sospensione delle attività". Capaldo conclude sottolineando come la Procura attribuisca "la massima importanza alla leale collaborazione istituzionale e ribadisce, anche in questa occasione, il consueto, doveroso rispetto per le prerogative parlamentari per tutte le procedure intese a tutelarle".
Ma intanto la vicenda era già diventata un caso. Appresa la notizia dei finanzieri in Senato, riferisce una nota di Palazzo Madama, il presidente Schifani, in base al regolamento (che dispone l’autorizzazione da parte del presidente per iniziative giudiziarie a Palazzo Madama), ha chiesto un parere alla Giunta per le immunità su una situazione senza precedenti.
"La Giunta - si legge nella nota -, nel riscontrare l’assenza di ogni documento utile, ha espresso l’avviso che una sua eventuale decisione dovrà basarsi sulla conoscenza diretta dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria. Il Presidente Schifani ha condiviso l’avviso della Giunta e di ciò ha informato la Procura della Repubblica di Roma, ribadendo la propria massima disponibilità a contribuire con le Autorità inquirenti ad un corretto e proficuo svolgimento delle indagini sulla vicenda".
Il presidente della Giunta, Marco Follini, confermando che a Palazzo Madama non erano pervenute richieste di autorizzazione da parte della Procura di Roma, aveva dichiarato: "Risponderò a Schifani e, se e quando ci saranno documentazioni, la Giunta si esprimerà tempestivamente" e "in maniera da garantire la massima trasparenza".
Sempre ai sensi del regolamento, la Giunta non si esprime su casi teorici, ma, come ha spiegato il dipietrista Luigi Ligotti, sui "casi specifici e a fronte di documentazione. Su cosa ci dobbiamo esprime se non abbiamo alcun documento?". Secondo il senatore del Pd Felice Casson, invece, la discussione in Giunta non sarebbe necessaria, perché non c’è stata "alcuna violazione costituzionale": la Costituzione "tutela la corrispondenza", non la documentazione bancaria". Ma anche per Casson resta il dubbio sulle modalità dell’indagine: "Potevano andare direttamente nella sede centrale della Bnl, senza fare la scena qui al Senato".
(07 febbraio 2012)
BBB. REPUBBLICA.IT DEL 6/2
ROMA - "Il senatore Lusi è stato espulso dal Pd perché incompatibile con il Pd". Il presidente della commissione di garanzia del Partito democrtaico Luigi Berlinguer chiude così, almeno dal punto di vista politico, la vicenda che vede coinvolto l’ex tesoriere della Margherita (accusato di aver sottratto 13 milioni di euro dalle casse del partito 1). Tecnicamente Lusi "è stato cancellato dagli iscritti del Pd". In pratica i garanti del partito hanno adottato la massima sanzione prevista che è la cancellazione dall’albo degli elettori e dall’anagrafe degli iscritti. "Sono emerse gravi responsabilità non contestate, ma anzi assunte da Lusi stesso, che hanno causato un grave danno al Pd e che comportano incompatibilità con la sua permanenza nel Pd" dice Berlinguer. Lusi era già stato espulso dal gruppo al Senato 2.
"L’espulsione non esiste più in quasi tutti gli statuti dei partiti. La forma di esclusione si chiama cancellazione dalle liste degli iscritti. Ma concettualmente è la stessa cosa", aggiunge Berlinguer che spiega: "Lusi non è piu" membro del Pd. La decisione è stata assunta all’unanimità. L’espulsione non è appellabile perchè non c’è un grado sopra la commissione di garanzia".
Un verdetto che non viene però accettato dal diretto interessato. E’ "volutamente infamante", lamenta l’ex tesoriere. "I processi - aggiunge - si fanno nelle aule giudiziarie, non con dichiarazioni alla stampa e riunioni clandestine. Continuo ad avere fiducia nei magistrati".
Lo statuto del Pd prevede l’espulsione dei suoi iscritti solo in caso di condanna di terzo grado, quindi in via definitiva. Ma il fatto che Lusi stia patteggiando la pena davanti ai pm che si occupano della vicenda è stato ritenuta una sorta di ammissione di colpa che ha tolto spazio alle altre ipotesi.
Lusi, però, resterà senatore. Il Pd, infatti, non può chiedergli di dimettersi "Non è una cosa giuridicamente fattibile non c’è facoltà di dire ’dimettiti’. Glielo si può chiedere politicamente ma è lui che decide", spiega Berlinguer. Che conclude: "’Queste decisioni sono sempre tristi perche’ riguardano una patologia ma noi abbiamo gli antibiotici".
Nel frattempo, con il passare del tempo, i contorni della vicenda si definiscono. "Abbiamo scoperto degli artifici contabili, dei fagioli fatti passare per patate. Per questo siamo voluti venire dai pubblici ministeri e abbiamo detto quello che siamo riusciti ad evidenziare" dice il professor Gaetano Troina, uno degli esperti, che insieme con Giovanni Castellani e Mauro Cicchelli nel giugno 2011, firmò la "Relazione del collegio dei revisori dei conti sul rendiconto chiuso al 31.12.010 Democrazia è libertà - la Margherita". Oggi tutti e tre sono stati ascoltati dagli inquirenti della procura di Roma. "Abbiamo portato dei documenti - dice Troina - ci siamo accorti che dietro a certe cifre c’era un’altra verità 3. Anzi abbiamo sottolineato che per noi le cose che non vanno sono cominciate a partire dal 2007. Siamo saltati sulla sedia, perché abbiamo capito di esser stati tratti in inganno. Anche se va tenuto presente che non abbiamo le funzioni ispettive di un collegio dei sindaci di una società. Il nostro ruolo di revisori si sostanziava nel controllo della destinazione dei contributi per i rimborsi elettorali, non potevamo vedere le spese conclusive".
E perché non vi siete accorti prima di quello che non andava? "noi dovevamo seguire il corretto accreditamento dei contributi elettorali. La società Ttt (quella utilizzata da Lusi) non aveva la luce intorno. Non potevamo capire prima se ad una indicazione corrispondeva una cifra che è poi tutt’altra. Lo ripetiamo, lì sopra c’erano scritti fagioli ed invece erano patate".ì
(06 febbraio 2012)
CCC. CORRIERE.IT
MILANO - È diventato un caso al Senato la mancata acquisizione da parte della Guardia di finanza dei dati relativi ai conti della Margherita. L’operazione è legata alla vicenda Lusi e alle indagini sulla sottrazione di 13 milioni di euro da parte dell’ex tesoriere del partito che fu di Rutelli. Le Fiamme Gialle si erano recate presso la sede della Bnl a Palazzo Madama ma sarebbero state bloccate perché il Senato prevede una specifica procedura che non è stata osservata. Il mandato dei finanzieri non conteneva infatti la richiesta di accedere negli ambienti di Palazzo Madama, protetti dalle «guarentigie parlamentari». E in casi come questi la procedura prevede anche l’autorizzazione della presidenza del Senato. Dal canto suo, la procura di Roma ha spiegato di non aver disposto l’esecuzione dell’atto all’interno del Senato e che in merito all’esigenza di acquisire la documentazione bancaria presso la Bnl spa, la polizia giudiziaria, «prendeva contatto preliminare con il responsabile dell’Ufficio Questura del Senato, informandone successivamente i titolari del procedimento che, appresa la notizia, disponevano l’immediata sospensione dell’attività»
SCHIFANI E LA GIUNTA - Su invito di Renato Schifani, comunque, la Giunta per le immunità si è riunita sul caso Lusi, e al termine della riunione il presidente Marco Follini ha spiegato che «la Giunta non può pronunciarsi su un caso astratto, ma risponde sul merito della documentazione presentata». Il presidente della Giunta ha confermato di «aver ricevuto una lettera da parte del presidente del Senato» al quale risponderà chiarendo che l’organismo «si mette in moto sulla base di documenti ufficiali, atti, richieste». «Quando ci saranno, la Giunta risponderà con assoluta tempestività e all’insegna della massima trasparenza», ha aggiunto Follini. «Se Schifani - ha spiegato il capogruppo Pd in Giunta, Francesco Sanna - ci ha chiesto un parere teorico sull’eventualità che una richiesta del genere da parte della Gdf possa incidere su prerogative dei senatori tutelate dalla Costituzione, noi dovremmo rispondere che dipende dal documento concreto che ci dovrebbe essere presentato e che non abbiamo».
«PATTO CON I MAGISTRATI» - Sulla presunta sottrazione di 13 milioni di euro dalle casse della Margherita torna intanto lo stesso Lusi. «Ho fatto un patto con i magistrati per non dire nulla - ha detto -. So di uscirne a pezzi e che i tempi mediatici mi ammazzano, ma io voglio rispettare questo patto. Voglio aspettare che emerga la verità»», ha aggiunto. L’ex tesoriere della Margherita ripete di essersi assunto le sue responsabilità e che «ora tocca ad altri». Quanto alla scelta del Pd di espellerlo, Lusi ha voluto sottolineare che il partito avrebbe dovuto chiamarlo, ascoltarlo. « E invece nessuno lo ha fatto. Avrebbero fatto una figura migliore...», ha detto.
LE INDAGINI - La prossima mossa dei pm potrebbe essere ora quella di ascoltare i dirigenti dell’allora Margherita, come Arturo Parisi e Pier Luigi Castagnetti, che protestarono nell’ultima assemblea perché i conti non tornavano. La cifra sottratta dai bilanci del partito, inoltre, potrebbe essere più alta di 13 milioni.
L’ACCORDO CON LA MARGHERITA - Lunedì Lusi è stato cacciato dal Partito democratico e ha annunciato di voler far ricorso. L’ex tesoriere martedì ha anche rassegnato le sue dimissioni da componente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato. E Lusi potrebbe presto raggiungere un accordo con la Margherita. L’ex tesoriere, attraverso l’avvocato Luca Petrucci, potrebbe infatti essere disposto a mettere a disposizione quote della società TTT, proprietaria dell’appartamento romano di via Monserrato, e la villa di Genzano, dove ufficialmente risiede. L’avvocato Titta Madia, che rappresenta la Margherita, preso atto della proposta, ha chiesto tempo. «Nelle prossime ore - ha spiegato ai cronisti - saranno impegnati i nostri esperti civilisti per capire l’esatta dimensione di quanto sarebbe messo a disposizione. Vogliamo procedere con calma». Stando a un primo calcolo, il valore della casa nel centro di Roma e della villa a Genzano ammonterebbe a oltre 5 milioni di euro. In ogni caso, la procura di Roma e i legali delle due parti sono certi di chiudere la trattativa entro lunedì. «In questo modo - è stato spiegato dagli avvocati - si potrebbe attendere la conclusione dell’indagine penale, per poi rivolgersi eventualmente ad un giudice civile e chiudere in modo definitivo la questione». «Ci sono alcuni conteggi da fare», ha spiegato Petrucci.
DDD. PEZZO DELLA SARZANINI SU CDS 8/2
ROMA — Sono due i conti correnti intestati alla Margherita che la Procura di Roma vuole esaminare. Depositi aperti presso la filiale del Senato della Banca Nazionale del Lavoro e gestiti dal tesoriere Luigi Lusi, che aveva la delega a operare insieme al presidente del partito Francesco Rutelli. Era stato proprio quest’ultimo ad assicurare piena collaborazione ai magistrati per scoprire se oltre ai tredici milioni di euro prelevati tra il 2008 e il 2011, Lusi si fosse appropriato di altro denaro. Dunque i pubblici ministeri non si aspettavano tante difficoltà per riuscire ad acquisire i documenti relativi alla movimentazione relativa agli ultimi anni. Invece, di fronte al diniego della presidenza di Palazzo Madama, si è preferito soprassedere per evitare un possibile scontro istituzionale.
Il comunicato emesso in serata dal procuratore reggente Giancarlo Capaldo sembra voler accreditare l’ipotesi che sia stata la Guardia di Finanza a sbagliare. E questo rischia di aprire nuove frizioni all’interno dell’ufficio. Anche perché sia il procuratore aggiunto Alberto Caperna, sia il sostituto Stefano Pesci hanno seguito passo dopo passo le mosse degli investigatori e sono stati proprio loro a decidere di frenare. Di certo c’è che le consultazioni tra piazzale Clodio, dove hanno sede gli uffici giudiziari, e la presidenza del Senato sono andate avanti per tutto il giorno. Alla fine si è concordato di diramare una nota ufficiale per cercare di stemperare il clima precisando che non c’era alcuna volontà di violare le prerogative del Parlamento con un ingresso di forza nella sede del Senato, pur nella consapevolezza che per questo tipo di provvedimento che riguarda il partito non è necessario chiedere alla giunta l’autorizzazione a procedere.
Nei prossimi giorni gli stessi atti saranno quindi acquisiti presso la sede centrale della Bnl, a meno che non arrivi un’opposizione formale da parte dei vertici della Margherita. L’analisi degli estratti conto relativi agli ultimi quattro anni viene ritenuta fondamentale dai magistrati per ricostruire eventuali altri illeciti commessi da Lusi, soprattutto dopo aver visionato la relazione dei tre revisori che era stata depositata due giorni fa. I «controllori» si sono infatti limitati a ricostruire le «uscite» verso la «TTT» e hanno accertato che, oltre ai tredici milioni di euro già scoperti dai finanzieri, Lusi avrebbe prelevato altri 600mila euro.
È dunque necessario visionare l’intera movimentazione, in modo da scoprire se il tesoriere abbia utilizzato altre società e soprattutto se ci siano altri soldi che abbia utilizzato per scopi personali o versato ad altri politici. Anche perché i primi controlli hanno già mostrato come il tesoriere avesse creato di fatto una doppia contabilità registrando sotto voci fasulle quelle fatture di consulenza a lui intestate. E aveva riunito sotto la voce «bonifici multipli» le somme che aveva fatto confluire nelle casse delle sue società. Soltanto quando queste verifiche saranno terminate si potrà stabilire se procedere con il patteggiamento — così come era stato ipotizzato inizialmente contestando il reato di appropriazione indebita — o se invece emergeranno altre ipotesi illecite.
Ieri Lusi ha ribadito la propria volontà di restituire almeno in parte il maltolto e — dopo che gli è stata negata la possibilità di procedere con una fideiussione da 5 milioni di euro per mancanza di garanzie — ha proposto di dare in pegno le quote dell’appartamento al centro di Roma e della villa di Genzano che risultano acquistati con i rimborsi elettorali della Margherita. Nei giorni scorsi i vertici della Margherita avevano mostrato disponibilità ad accettare l’offerta nonostante il valore complessivo fosse inferiore al totale della somma contestata. Adesso dovranno comunicare ai magistrati la propria posizione ufficiale, soprattutto specificando se questo serva a chiudere definitivamente la partita, quantomeno dal punto di vista del risarcimento.
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it