Luca Cifoni, Il Messaggero 07/02/2012, 7 febbraio 2012
MASTRAPASQUA: «DAL LAVORO NERO UN TESORO DA 40 MILIARDI»
Sei miliardi e mezzo incassati nel 2011 dalla lotta all’evasione contributiva. E molti di più che potrebbero entrare nelle casse dello Stato con una guerra totale al lavoro nero. Per la quale però, come per quella contro chi non paga le tasse, serve uno sforzo collettivo in direzione della legalità, perché la repressione da sola non è sufficiente. Antonio Mastrapasqua è soddisfatto dei risultati dell’Inps per lo scorso anno, ma anche consapevole della distanza tra le cose fatte in questo campo e quelle che si possono ancora fare.
Presidente, le azioni di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, stanno attirando l’attenzione su una serie di comportamenti scorretti, ma diffusi, relativi agli obblighi tributari. Ma oltre alle tasse in questo Paese si evadono anche i contributi sociali.
«Giustamente siamo tutti concentrati sull’evasione fiscale; noi poi abbiamo un rapporto di collaborazione strettissima con l’Agenzia delle Entrate. Ma c’è un tema che è un po’ meno all’attenzione generale, quello del lavoro sommerso. Un fenomeno che è una follia dal punto di vista sociale, perché riguarda una quantità enorme di persone che io ho definito «nuovi schiavi»; ma anche una specie di tesoro nascosto per le casse dello Stato. Un tesoro che può valere 35-40 miliardi l’anno.
Cifra ragguardevole. Ma come arriva a calcolarla?
«L’Istat stima che i lavoratori in nero siano più o meno 3,7 milioni. Ognuno di loro può generare circa 10 mila euro di contributi, che attualmente non vengono versati. Non è un numero a caso: noi su 100 mila lavoratori emersi lo scorso anno abbiamo accertato contributi per un miliardo, facendo la divisione si ottengono appunto i 10 mila euro. E ipotizzando di ricavare una somma del genere da tutti i lavoratori in nero quantificati dall’istituto di statistica arriviamo a 37 miliardi. È questo l’ordine di grandezza».
Il conto torna. Ma recuperare tutti questi soldi davvero è un’altra cosa.
«Certo. Noi facciamo la nostra parte, ma è chiaro che i 1.300 ispettori dell’Inps da soli non possono risolvere il problema. Ed anche le forze dell’ordine sono impegnate al massimo. Serve una presa di coscienza collettiva, un’opera di educazione alla legalità. Come per l’evasione fiscale. I ministri competenti, Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri in particolare per gli immigrati, sono ben consapevoli dell’importanza del tema. Teniamo presente che quei 35-40 miliardi sono solo il potenziale beneficio finanziario diretto. Poi ci sono ulteriori costi che l’Inps sostiene e sosterrà, perché un lavoratore in nero da anziano non avrà la pensione o la avrà molto bassa, quindi percepirà prestazioni sociali: altri soldi che la collettività potrebbe risparmiare se le regole fossero rispettate».
Intanto cosa è stato fatto?
«Come le dicevo nel 2011 siamo riusciti a far emergere 100 mila persone, tra lavoro nero e lavoro irregolare. Complessivamente abbiamo incassato 6,5 miliardi e mezzo dal recupero dell’evasione contributiva, con un incremento contenuto rispetto al 2010, pari all’1 per cento, ma comunque importante. Dentro questo dato ci sono poi dei risultati particolarmente brillanti, come quello del Lazio, dove il maggior recupero di evasione è pari al 21 per cento, e alla Lombardia, dove arriviamo al 10. Poi ci sono 66 mila contratti annullati nel settore dell’agricoltura, con un risparmio di circa 200 milioni per prestazioni a sostegno del reddito non dovute».
Si tratta di risultati strutturali, destinati a durare nel tempo? Non c’è il rischio che dopo un po’ magari gli stessi imprenditori ricomincino da capo?
«Le voglio dare un altro dato: la riscossione ordinaria nelle aziende nello stesso 2011 è cresciuta del 4,3 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 93,9 a 97,9 miliardi. E questo in un periodo certo non di espansione economica, anzi in un anno in cui l’economia è tornata in recessione. Vuol dire che sta aumentando la compliance, l’adesione spontanea. Che il concetto di legalità inizia ad affermarsi».
Il decreto sulla semplificazione vi consegna nuovi poteri. Come li userete?
«Avremo un ruolo centrale nel casellario dell’assistenza e nella nuova Isee. Quei dati diventeranno una dorsale informativa fondamentale, in modo che le varie amministrazioni possano fare piani per verificare che i soldi pubblici destinati a finalità sociali siano davvero spesi bene. È importante che i vari livelli di governo abbiano i mezzi per prendere le decisioni giuste».
Come procede l’integrazione di Inpdap e Enpals? Arriveranno gli attesi risultati di risparmio?
«Mi sembra che le cose procedano bene. Qualche giorno fa ho dato le prime istruzioni in merito e il clima è favorevole. Sicuramente ci saranno risultati in termini di razionalizzazione e maggiore efficienza sui vari aspetti compreso l’utilizzo delle sedi. Io però ho impostato la mia direttiva mettendo al primo posto il servizio ai cittadini, e solo al secondo i risparmi finanziari».