Anna Bandettini, la Repubblica 7/2/2012, 7 febbraio 2012
Arriva con tempismo sulle scene un Brecht che potrebbe accendere polemiche o sollevare nostalgiche simpatie
Arriva con tempismo sulle scene un Brecht che potrebbe accendere polemiche o sollevare nostalgiche simpatie. Perché racconta di lavoro, economia, capitalismo malato e di ricchi e poveri, senza tanti complimenti, come di un bel gruppetto di egoismi assortiti, gente, come da noi ce n´è tanta, che predica bene e razzola male: un padrone, Mauler, che pensa più ai profitti che agli operai; l´eroina che vorrebbe salvare le anime, Giovanna Dark, che non è così limpida e fa fallire lo sciopero; i sindacati immersi in loschi affari... Ma non è l´unico motivo per cui Santa Giovanna dei Macelli allestito da Luca Ronconi al Piccolo Teatro Grassi dal 28 febbraio, una coproduzione Piccolo-Maly Theatre di Mosca, protagonisti Maria Paiato, Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Francesca Ciocchetti, è atteso come un evento: è il primo Brecht nella lunga storia del grande regista, 79 anni il prossimo 8 marzo, e per di più già si annuncia lontano dall´ortodossia brechtiana che, proprio al Piccolo, ha avuto da noi la sua massima espressione artistica (ma, per tanti anni, anche gelosamente l´"unica") compresa una Santa Giovanna di Giorgio Strehler del ‘71 con Glauco Mauri e Valentina Cortese. Ronconi, sarà un bel confronto? «Ci sarà chi lo farà. Quello era uno spettacolo bellissimo, ma i tempi cambiano e forse oggi lo sarebbe un po´ meno. Là, poi, c´erano decine di attori nell´idea di un grande teatro popolare che nei limiti che ci siamo dati noi, non è concepibile. Io lo faccio con 12 attori, qualche elemento visivo e poco più...». Come mai il primo Brecht solo ora? «Nel ‘75 quando con la Biennale di Venezia feci Utopia da Aristofane, avevo inizialmente pensato a tre pezzi americani di Brecht, tra cui Santa Giovanna. Ma non ebbi i diritti». In quegli anni si diceva che il Piccolo controllasse, grazie agli eredi di Brecht, i diritti della sua opera in Italia. «Non voglio saperlo. So che mi fu consigliato di non farlo. Cambiai, ma siccome non butto via nulla, ecco Santa Giovanna». E´ vero che sarà poco ortodosso? «Ho sempre pensato che c‘è il Brecht scrittore e il Brecht uomo di teatro, che ha stabilito la precettistica di come si recita, di come si sta in scena. Con questa precettistica mi sono sempre sentito estraneo, specie con l´idea che il teatro possa avere una funzione didattica. Può averla, ma dipende come. Ma mai sottoscriverei lo scopo del teatro è cambiare il mondo. E nessuna commedia lo dice più chiaramente di questa». Perché? «Perché la lotta per il cambiamento soccombe ad altri interessi. E il messaggio finale è che tutti gli uomini sono ambigui. Cinico, no?». Non ci sono l´industriale cattivo e l´eroina buona? «Ma no, sono doppi. Mauler non è totalmente cattivo, ma uno che si limita a seguire le regole di mercato; lei è una che dice: "Il sistema è organizzato come una altalena: in alto ci devono stare in pochi altrimenti finirebbero in basso..." e non mi pare così rivoluzionario. Della figura salvifica ha poco, lo dice anche il cognome Dark, che evoca sì Giovanna d´Arco, ma vuol dire anche buio. Lei e Mauler sono due figure in bilico. Ed è l´interesse della commedia». Quanto racconta di noi? «Dipende. Di come noi siamo, racconta molto; meno dell´opinione che vogliamo avere di noi. Quanta gente tra noi che parla parla e poi fa ben altro: politici, imprenditori... Ma qui anche le classi lavoratrici non sono meno ciniche. Brecht, in fondo, ci dice che la legge economica è immane, crolla ma ogni volta risale, e questo annienta la possibilità stessa della "lotta". Implicitamente lascia intendere che il sistema si può scardinare solo attraverso la violenza: un messaggio duro ma è anche il lato meno interessante della commedia che ha invece tutto un tono molto sarcastico. Verso i ricchi e verso i poveri. A tratti ricorda quasi un cartone animato».