Paolo Filo della Torre, la Repubblica 7/2/2012, 7 febbraio 2012
Era la fine degli anni Sessanta quando l´ambasciatore Gastone Guidotti offrì un pranzo di gala in onore della regina Elisabetta e di suo marito Filippo di Edimburgo
Era la fine degli anni Sessanta quando l´ambasciatore Gastone Guidotti offrì un pranzo di gala in onore della regina Elisabetta e di suo marito Filippo di Edimburgo. Era la conclusione della visita di Stato del presidente Saragat che era accompagnato dal suo ministro degli Esteri Pietro Nenni. Per l´occasione nella maestosa ambasciata d´Italia c´era tutta la Londra che conta: dal premier Harold Wilson ai suoi colleghi di governo, ai massimi esponenti del Partito conservatore e di quello liberale, dagli aristocratici, banchieri, diplomatici ai personaggi della migliore cultura britannica. Ma l´attrazione maggiore, almeno per il principe Filippo, erano le dame della società inglese ed italiana. Ero seduto abbastanza vicino a Pietro Nenni che, si diceva in sala, si era rifiutato di indossare il frac con le code "piegandosi" a un compromesso: mettere la cravatta bianca sotto una giacca senza code ma con i pantaloni rigati come vuole il protocollo dell´alta società. Nella serata nella quale Elisabetta e Filippo erano in grande forma e sembravano divertirsi molto, fu l´ambasciatore Guidotti a presentarmi alla sovrana all´ombra dei favolosi arazzi del Cinquecento che erano appartenuti al granduca Cosimo Primo di Toscana. La regina mi chiese di cosa mi occupassi. Le risposi che ero corrispondente del giornale ippico Il cavallo, anche se, per la verità, la maggior parte del mio tempo era dedicata al lavoro presso Il Sole 24 ore. Ma certo il cavallo mi divertiva di più e fu un´occasione per Elisabetta di intrattenersi con me qualche secondo di più che con gli altri ospiti che le venivano presentati. Parlammo di Federico Tesio, il grande allevatore di purosangue e autore del bestseller "Tocchi di penna al galoppo". Elisabetta se l´era fatto tradurre. Conosceva bene i successi della scuderia Dormello-Olgiata, particolarmente quelli di Learco, di Tenerani oltre a Ribot. Quando tornai tra gli altri ospiti tutti mi chiesero di che cosa avevamo parlato. Sospettavano che avessimo parlato di politica. Magari che il giorno dopo potessi pubblicare uno "scoop". Ma Elisabetta, proprio per tradizione, si tiene ben lontana da qualsiasi giudizio politico. Vuole essere e deve essere al di sopra delle parti. Ogni giovedì pomeriggio riceve il premier per prendere insieme una buona tazza di tè e parlare molto riservatamente di quanto succede. La regina inoltre rimane capo di Stato di una cinquantina di paesi del Commonwealth e si mantiene aggiornata di quanto avviene in grandi paesi come l´Australia, il Canada e la Nuova Zelanda ma anche delle piccole nazioni afroasiatiche che un tempo erano parte dell´Impero britannico. La regina tuttavia non può esimersi dal concedere qualche giudizio. Quando l´ambasciatore Amaduzzi la invitò ad un pranzo negli anni Novanta in occasione di quella che sarebbe poi stata la sua visita di Stato a Roma, si fece informare dalla sua dama di compagnia sulla ricetta della pasta al pesto alla genovese perché la consegnasse ai suoi cuochi. Aveva trovato soddisfazione per il suo palato.